L’esistenza di aree di sovrapposizione tra musica, musicoterapia e psicologia costituisce il fondamento teorico di questo lavoro, evidenziando come i principali modelli musicoterapici scientificamente riconosciuti affondino le proprie radici in approcci psicologici, psicodinamici, cognitivi e neuroscientifici che ne legittimano l’efficacia clinica (K. Bruscia & Grocke, 2002; Manarolo & Petrella, 2020; Thaut & Hoemberg, 2014). Oltre ai confini terapeutici tradizionali, la musicoterapia si estende oggi ai campi della prevenzione e della promozione del benessere, trovando una nuova e promettente applicazione nel contesto aziendale (Raglio et al., 2020). Sebbene si tratti di un ambito di ricerca recente, che necessita di validazione empirica, la letteratura scientifica supporta l’uso della musica nel mondo del lavoro attraverso specifici processi d'influenza e modelli teorici (Colin et al., 2023; Raglio et al., 2020). Tra le tecniche principali spiccano l’espressione di sé e la regolazione emotiva per il controllo dell'arousal e il miglioramento degli stati d'animo (Peters et al., 2024), il dialogo sonoro-musicale tipico dell'approccio attivo-improvvisativo, l'immaginazione guidata e il rilassamento per l'introspezione e la gestione dello stress (Manarolo & Petrella, 2020; Raglio et al., 2019), l'uso della voce come veicolo espressivo (Galvani, 2019) e l'efficacia del ritmo per ridurre gli stati emotivi negativi e allenare la leadership, la comunicazione e le dinamiche di gruppo (Faulkner, 2017). Questi strumenti si articolano principalmente in due macro-aree di intervento organizzativo: la prevenzione e la promozione del benessere. Nel campo della prevenzione, il nucleo più cospicuo di studi, focalizzato soprattutto sul settore socio-sanitario, dimostra l'efficacia della musicoterapia nella riduzione dell’ansia, del carico mentale e del burnout, configurandola come una risorsa per la medicina occupazionale (Andani et al., 2025; Beck et al., 2015; Colin et al., 2023; Raglio et al., 2020). Sul fronte delle prestazioni lavorative, si registrano miglioramenti in specifiche condizioni di ascolto, come la musica senza testo o che evoca affetti positivi (Huang & Shih, 2011; Shih et al., 2012, 2016), mentre l'applicazione del modello ritmico R2R evidenzia progressi nella gestione del cambiamento e della comunicazione (Faulkner, 2017). Nell'ambito della promozione del benessere si delineano significative potenzialità della disciplina come strumento creativo di empowerment, capace di rivitalizzare la parte desiderante e aprire nuove possibilità mentali (Bruscaglioni, 2022). In chiave formativa, la musicoterapia si configura come mediatore di embodied learning, engaged learning legato all'esperienza di flow (Baker et al., 2015; Csikszentmihalyi, 2000; Silverman & Baker, 2018), e apprendimento trasformativo basato su empatia e ascolto attivo (Mezirow et al., 2016; Wigram, 2004), mentre i progetti di community music therapy e animazione musicale si rivelano efficaci per il team building. Le applicazioni pratiche delineate evidenziano una feconda sovrapposizione di ruolo tra lo psicologo del lavoro e il musicoterapeuta, inserendo la tecnica musicoterapica in una cornice psicologico-aziendale strutturata. Per quanto riguarda la ricerca futura, si riscontra la necessità di incrementare gli studi empirici al di fuori del contesto strettamente socio-sanitario, estendendoli a settori lavorativi eterogenei. L'approfondimento scientifico di questo filone permetterà lo sviluppo di modelli teorici dedicati e di protocolli operativi chiari, definiti e replicabili. Solo in questo modo sarà possibile favorire una più ampia diffusione della musicoterapia nelle organizzazioni, emancipandola da una percezione legata al mero divertimento o al rilassamento e accreditandola come uno strumento psicologico concreto, strutturato e scientificamente fondato per il benessere individuale e collettivo in azienda.
MUSICOTERAPIA IN AMBITO AZIENDALE
TREGAMBE, CARLO
2025/2026
Abstract
L’esistenza di aree di sovrapposizione tra musica, musicoterapia e psicologia costituisce il fondamento teorico di questo lavoro, evidenziando come i principali modelli musicoterapici scientificamente riconosciuti affondino le proprie radici in approcci psicologici, psicodinamici, cognitivi e neuroscientifici che ne legittimano l’efficacia clinica (K. Bruscia & Grocke, 2002; Manarolo & Petrella, 2020; Thaut & Hoemberg, 2014). Oltre ai confini terapeutici tradizionali, la musicoterapia si estende oggi ai campi della prevenzione e della promozione del benessere, trovando una nuova e promettente applicazione nel contesto aziendale (Raglio et al., 2020). Sebbene si tratti di un ambito di ricerca recente, che necessita di validazione empirica, la letteratura scientifica supporta l’uso della musica nel mondo del lavoro attraverso specifici processi d'influenza e modelli teorici (Colin et al., 2023; Raglio et al., 2020). Tra le tecniche principali spiccano l’espressione di sé e la regolazione emotiva per il controllo dell'arousal e il miglioramento degli stati d'animo (Peters et al., 2024), il dialogo sonoro-musicale tipico dell'approccio attivo-improvvisativo, l'immaginazione guidata e il rilassamento per l'introspezione e la gestione dello stress (Manarolo & Petrella, 2020; Raglio et al., 2019), l'uso della voce come veicolo espressivo (Galvani, 2019) e l'efficacia del ritmo per ridurre gli stati emotivi negativi e allenare la leadership, la comunicazione e le dinamiche di gruppo (Faulkner, 2017). Questi strumenti si articolano principalmente in due macro-aree di intervento organizzativo: la prevenzione e la promozione del benessere. Nel campo della prevenzione, il nucleo più cospicuo di studi, focalizzato soprattutto sul settore socio-sanitario, dimostra l'efficacia della musicoterapia nella riduzione dell’ansia, del carico mentale e del burnout, configurandola come una risorsa per la medicina occupazionale (Andani et al., 2025; Beck et al., 2015; Colin et al., 2023; Raglio et al., 2020). Sul fronte delle prestazioni lavorative, si registrano miglioramenti in specifiche condizioni di ascolto, come la musica senza testo o che evoca affetti positivi (Huang & Shih, 2011; Shih et al., 2012, 2016), mentre l'applicazione del modello ritmico R2R evidenzia progressi nella gestione del cambiamento e della comunicazione (Faulkner, 2017). Nell'ambito della promozione del benessere si delineano significative potenzialità della disciplina come strumento creativo di empowerment, capace di rivitalizzare la parte desiderante e aprire nuove possibilità mentali (Bruscaglioni, 2022). In chiave formativa, la musicoterapia si configura come mediatore di embodied learning, engaged learning legato all'esperienza di flow (Baker et al., 2015; Csikszentmihalyi, 2000; Silverman & Baker, 2018), e apprendimento trasformativo basato su empatia e ascolto attivo (Mezirow et al., 2016; Wigram, 2004), mentre i progetti di community music therapy e animazione musicale si rivelano efficaci per il team building. Le applicazioni pratiche delineate evidenziano una feconda sovrapposizione di ruolo tra lo psicologo del lavoro e il musicoterapeuta, inserendo la tecnica musicoterapica in una cornice psicologico-aziendale strutturata. Per quanto riguarda la ricerca futura, si riscontra la necessità di incrementare gli studi empirici al di fuori del contesto strettamente socio-sanitario, estendendoli a settori lavorativi eterogenei. L'approfondimento scientifico di questo filone permetterà lo sviluppo di modelli teorici dedicati e di protocolli operativi chiari, definiti e replicabili. Solo in questo modo sarà possibile favorire una più ampia diffusione della musicoterapia nelle organizzazioni, emancipandola da una percezione legata al mero divertimento o al rilassamento e accreditandola come uno strumento psicologico concreto, strutturato e scientificamente fondato per il benessere individuale e collettivo in azienda.| File | Dimensione | Formato | |
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