Il difetto interventricolare (DIV) è una cardiopatia congenita caratterizzata dalla pervietà anomala del setto che separa i due ventricoli del cuore, determinando un flusso ematico alterato e possibili complicanze emodinamiche, respiratorie e cardiovascolari. Il DIV è la seconda cardiopatia congenita più diffusa al mondo e rappresenta circa il 20% di tutte le anomalie cardiache. Questo elaborato analizza le caratteristiche tipiche della patologia nei bambini e le relative strategie di correzione, ponendo particolare attenzione ai biomateriali che costituiscono i dispositivi cardiaci impiegati nella chiusura del difetto. A tal fine, è stata condotta una ricerca bibliografica per offrire una doppia prospettiva: clinica e ingegneristica. Dopo una prima introduzione all’anatomia e alla fisiologia del sistema cardiocircolatorio, è stata analizzata la cardiopatia. Di questa si sono viste l’eziologia genetica, le diverse tipologie di difetto, la fisiopatologia associata, la sintomatologia e le principali metodiche diagnostiche utilizzate per l’identificazione del difetto. Successivamente, vengono approfondite le strategie terapeutiche disponibili, quali l’approccio chirurgico tradizionale e le procedure percutanee transcatetere. La chirurgia a cuore aperto è la tecnica storicamente più consolidata e prevede l’impiego di patch cardiaci per la correzione del foro. Tali impianti sono disponibili in diversi materiali: tra questi, è stato analizzato il Dacron. Parallelamente, l’evoluzione delle tecniche mininvasive ha favorito la diffusione di dispositivi transcatetere in Nitinol, rivoluzionando il trattamento della patologia. In entrambe le procedure sono stati analizzati la sequenza operatoria, i vantaggi e i rischi correlati. L’elaborato pone dunque attenzione alle proprietà caratteristiche dei due biomateriali, sia sotto un aspetto critico generale sia in relazione al tessuto cardiaco. A tal proposito, si sono confrontati, su basi meccaniche e biologiche, Dacron e Nitinol, al fine di ottimizzare la tecnica di riparazione. Infine, il lavoro esplora le prospettive future offerte dall’ingegneria tissutale e dallo sviluppo di biomateriali innovativi, con l’obiettivo di superare i limiti dei materiali tradizionali e migliorare l’integrazione biologica degli impianti. In tale contesto, l’ingegneria biomedica assume un ruolo centrale nello sviluppo di soluzioni sempre più efficaci, sicure e personalizzate per il trattamento delle cardiopatie congenite.
Dispositivi cardiaci per la chiusura dei difetti interventricolari: ruolo dei biomateriali nelle diverse strategie chirurgiche
PASTORELLO, SOFIA
2025/2026
Abstract
Il difetto interventricolare (DIV) è una cardiopatia congenita caratterizzata dalla pervietà anomala del setto che separa i due ventricoli del cuore, determinando un flusso ematico alterato e possibili complicanze emodinamiche, respiratorie e cardiovascolari. Il DIV è la seconda cardiopatia congenita più diffusa al mondo e rappresenta circa il 20% di tutte le anomalie cardiache. Questo elaborato analizza le caratteristiche tipiche della patologia nei bambini e le relative strategie di correzione, ponendo particolare attenzione ai biomateriali che costituiscono i dispositivi cardiaci impiegati nella chiusura del difetto. A tal fine, è stata condotta una ricerca bibliografica per offrire una doppia prospettiva: clinica e ingegneristica. Dopo una prima introduzione all’anatomia e alla fisiologia del sistema cardiocircolatorio, è stata analizzata la cardiopatia. Di questa si sono viste l’eziologia genetica, le diverse tipologie di difetto, la fisiopatologia associata, la sintomatologia e le principali metodiche diagnostiche utilizzate per l’identificazione del difetto. Successivamente, vengono approfondite le strategie terapeutiche disponibili, quali l’approccio chirurgico tradizionale e le procedure percutanee transcatetere. La chirurgia a cuore aperto è la tecnica storicamente più consolidata e prevede l’impiego di patch cardiaci per la correzione del foro. Tali impianti sono disponibili in diversi materiali: tra questi, è stato analizzato il Dacron. Parallelamente, l’evoluzione delle tecniche mininvasive ha favorito la diffusione di dispositivi transcatetere in Nitinol, rivoluzionando il trattamento della patologia. In entrambe le procedure sono stati analizzati la sequenza operatoria, i vantaggi e i rischi correlati. L’elaborato pone dunque attenzione alle proprietà caratteristiche dei due biomateriali, sia sotto un aspetto critico generale sia in relazione al tessuto cardiaco. A tal proposito, si sono confrontati, su basi meccaniche e biologiche, Dacron e Nitinol, al fine di ottimizzare la tecnica di riparazione. Infine, il lavoro esplora le prospettive future offerte dall’ingegneria tissutale e dallo sviluppo di biomateriali innovativi, con l’obiettivo di superare i limiti dei materiali tradizionali e migliorare l’integrazione biologica degli impianti. In tale contesto, l’ingegneria biomedica assume un ruolo centrale nello sviluppo di soluzioni sempre più efficaci, sicure e personalizzate per il trattamento delle cardiopatie congenite.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/110898