L'elaborato si propone di analizzare il legame funzionale tra l'attività di documentazione delle ONG e i processi di accertamento della verità giudiziaria presso la Corte Penale Internazionale. Si prendono come casi di studio i report pubblicati dall'ECCHR nel 2022 relativi alle torture sistematiche subite dai migranti nel territorio libico. L'obiettivo della ricerca è dimostrare come tali dossier non rappresentino semplici denunce morali, ma agiscano come veri e propri strumenti tecnici di bridge-building, capaci di superare l'impossibilità operativa della Procura della CPI di accedere fisicamente al territorio libico dovuta all'instabilità politica. La tesi approfondisce la qualificazione dei crimini documentati come "attacco esteso e sistematico" ai sensi dell'art.7 dello Statuto di Roma, evidenziando il ruolo delle ONG quali partner strategici per la procura. La struttura del lavoro si articola in una prima fase di inquadramento normativo relativo alla giurisdizione sulla Libia derivante dalla Risoluzione 1970 del Consiglio di Sicurezza, seguita da un esame approfondito dei criteri di ammissibilità delle informazioni fornite da terzi. Infine, il lavoro analizza l'integrazione tra le testimonianze dirette e le nuove metodologie di raccolta di prove digitali. Esaminando la conformità di tali pratiche agli standard internazionali, quali il Protocollo di Berkeley, la ricerca illustra come queste sinergie permettano di superare i limiti geografici e politici della Libia. In conclusione, il lavoro analizza l'efficacia di questo nuovo paradigma investigativo nell'attribuzione della responsabilità penale individuale, delineando i vantaggi e le persistenti criticità nel processo di formazione della prova internazionale.
Le ONG come attori para-investigativi nella crisi libica: il bridge-building investigativo e tecnologico tra Libia e Corte penale internazionale
CAPITANI, MARGHERITA
2025/2026
Abstract
L'elaborato si propone di analizzare il legame funzionale tra l'attività di documentazione delle ONG e i processi di accertamento della verità giudiziaria presso la Corte Penale Internazionale. Si prendono come casi di studio i report pubblicati dall'ECCHR nel 2022 relativi alle torture sistematiche subite dai migranti nel territorio libico. L'obiettivo della ricerca è dimostrare come tali dossier non rappresentino semplici denunce morali, ma agiscano come veri e propri strumenti tecnici di bridge-building, capaci di superare l'impossibilità operativa della Procura della CPI di accedere fisicamente al territorio libico dovuta all'instabilità politica. La tesi approfondisce la qualificazione dei crimini documentati come "attacco esteso e sistematico" ai sensi dell'art.7 dello Statuto di Roma, evidenziando il ruolo delle ONG quali partner strategici per la procura. La struttura del lavoro si articola in una prima fase di inquadramento normativo relativo alla giurisdizione sulla Libia derivante dalla Risoluzione 1970 del Consiglio di Sicurezza, seguita da un esame approfondito dei criteri di ammissibilità delle informazioni fornite da terzi. Infine, il lavoro analizza l'integrazione tra le testimonianze dirette e le nuove metodologie di raccolta di prove digitali. Esaminando la conformità di tali pratiche agli standard internazionali, quali il Protocollo di Berkeley, la ricerca illustra come queste sinergie permettano di superare i limiti geografici e politici della Libia. In conclusione, il lavoro analizza l'efficacia di questo nuovo paradigma investigativo nell'attribuzione della responsabilità penale individuale, delineando i vantaggi e le persistenti criticità nel processo di formazione della prova internazionale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/111203