Il volto del processo penale contemporaneo, storicamente costruito sul binomio dialettico tra autorità inquirente e imputato, appare oggi profondamente ridefinito dalla progressiva emersione della vittima quale soggetto titolare di interessi autonomi, meritevoli di tutela nel procedimento. Per lungo tempo, la vittima ha sofferto una condizione di marcata marginalizzazione, confinata al solo ruolo di testimone. Questa impostazione storica è stata tuttavia progressivamente scardinata da una più vasta trasformazione nella considerazione del reato, non più inteso esclusivamente quale torto alla società e violazione dell’ordine pubblico, bensì come una lesione multidimensionale dei diritti fondamentali dell’individuo. Il presente lavoro di tesi si propone di analizzare l’articolata evoluzione della posizione della vittima nel processo penale, attraverso un approfondimento critico volto a comprendere le sinergie, le divergenze e i nodi irrisolti che caratterizzano il diritto dell’Unione europea e il sistema della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Attraverso un approccio metodologico multilivello, l’elaborato ripercorre le tappe salienti di questo complesso percorso: da una tutela embrionale e frammentata, sino alla codificazione di veri e propri meccanismi di garanzia processuale. La trattazione si articola lungo tre direttrici fondamentali. Il primo capitolo, muovendo dal già richiamato cambio di prospettiva nei confronti della persona offesa, delinea i profili generali di questa evoluzione. In particolare, viene posto a confronto l’approccio legislativo del diritto dell’Unione europea, culminato nella Direttiva 2012/29/UE, con la peculiare tutela pretoria che caratterizza il sistema convenzionale. Il secondo capitolo si concentra sull’analisi di una specifica prerogativa, considerata un “super-diritto” e conditio sine qua non per l’esercizio di qualsiasi altra facoltà processuale: il diritto all’assistenza linguistica, alla comprensione e alla traduzione. In un contesto fortemente globalizzato e interdipendente, consentire alla vittima di comprendere e di essere compresa costituisce il presupposto indispensabile per garantire l’equità del processo penale. Infine, il terzo capitolo affronta la delicata e complessa questione della vittima vulnerabile, con un riguardo particolare al fenomeno della vittimizzazione secondaria e all’estensione degli obblighi positivi di protezione ancorati al diritto alla vita. Al fine di verificare l’effettivo impatto di tali tutele, la disamina condotta nel secondo e nel terzo capitolo abbraccia alcune note sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. La finalità è quella di comprendere in che modo le prerogative contenute nel sistema convenzionale vengono applicate in concreto e come il soggetto vittima possa figurare in un testo inizialmente pensato per il solo imputato o accusato. In definitiva, l’elaborato si propone di offrire una lettura approfondita e critica dell’evoluzione dei due modelli, mettendo in luce le prospettive di una possibile armonizzazione, nell’intento di porre al centro la dignità e i bisogni concreti della vittima.
La tutela della vittima nel processo penale tra diritto dell'Unione europea e CEDU
CIATTAGLIA, ILARIA
2025/2026
Abstract
Il volto del processo penale contemporaneo, storicamente costruito sul binomio dialettico tra autorità inquirente e imputato, appare oggi profondamente ridefinito dalla progressiva emersione della vittima quale soggetto titolare di interessi autonomi, meritevoli di tutela nel procedimento. Per lungo tempo, la vittima ha sofferto una condizione di marcata marginalizzazione, confinata al solo ruolo di testimone. Questa impostazione storica è stata tuttavia progressivamente scardinata da una più vasta trasformazione nella considerazione del reato, non più inteso esclusivamente quale torto alla società e violazione dell’ordine pubblico, bensì come una lesione multidimensionale dei diritti fondamentali dell’individuo. Il presente lavoro di tesi si propone di analizzare l’articolata evoluzione della posizione della vittima nel processo penale, attraverso un approfondimento critico volto a comprendere le sinergie, le divergenze e i nodi irrisolti che caratterizzano il diritto dell’Unione europea e il sistema della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Attraverso un approccio metodologico multilivello, l’elaborato ripercorre le tappe salienti di questo complesso percorso: da una tutela embrionale e frammentata, sino alla codificazione di veri e propri meccanismi di garanzia processuale. La trattazione si articola lungo tre direttrici fondamentali. Il primo capitolo, muovendo dal già richiamato cambio di prospettiva nei confronti della persona offesa, delinea i profili generali di questa evoluzione. In particolare, viene posto a confronto l’approccio legislativo del diritto dell’Unione europea, culminato nella Direttiva 2012/29/UE, con la peculiare tutela pretoria che caratterizza il sistema convenzionale. Il secondo capitolo si concentra sull’analisi di una specifica prerogativa, considerata un “super-diritto” e conditio sine qua non per l’esercizio di qualsiasi altra facoltà processuale: il diritto all’assistenza linguistica, alla comprensione e alla traduzione. In un contesto fortemente globalizzato e interdipendente, consentire alla vittima di comprendere e di essere compresa costituisce il presupposto indispensabile per garantire l’equità del processo penale. Infine, il terzo capitolo affronta la delicata e complessa questione della vittima vulnerabile, con un riguardo particolare al fenomeno della vittimizzazione secondaria e all’estensione degli obblighi positivi di protezione ancorati al diritto alla vita. Al fine di verificare l’effettivo impatto di tali tutele, la disamina condotta nel secondo e nel terzo capitolo abbraccia alcune note sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. La finalità è quella di comprendere in che modo le prerogative contenute nel sistema convenzionale vengono applicate in concreto e come il soggetto vittima possa figurare in un testo inizialmente pensato per il solo imputato o accusato. In definitiva, l’elaborato si propone di offrire una lettura approfondita e critica dell’evoluzione dei due modelli, mettendo in luce le prospettive di una possibile armonizzazione, nell’intento di porre al centro la dignità e i bisogni concreti della vittima.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/111211