La notte del 24 marzo 1976 segnò l’inizio di un periodo di terrore senza precedenti nella storia dell’Argentina. Il colpo di stato portò al potere Jorge Rafael Videla, che da subito mise in atto una vera e propria epurazione ideologica caratterizzata da nuovi metodi di terrore e tortura, quali le sparizioni forzate, i voli della morte e la detenzione in centri clandestini. Ma lo sterminio sistematico di migliaia di persone non fu opera di un singolo soggetto, bensì il risultato della collaborazione di diversi attori: Forze Armate, intellettuali, professionisti e tecnici. Accanto a questi agirono anche altri soggetti in modo più silenzioso, tra cui la Chiesa cattolica che, pur difendendo valori quali la carità e la giustizia, talvolta scelse di tacere dinanzi alla violenza. Nei sette anni di dittatura, il popolo argentino visse nel terrore costante che i propri familiari potessero sparire da un giorno all’altro, mentre l’intera società si imbatteva in profondi dilemmi morali: chi sceglieva di agire, chi di tacere e chi di continuare a vivere la propria vita ignorando la violenza attorno a sé. In questo scenario, passato alla storia come “Processo di Riorganizzazione Nazionale”, la Chiesa cattolica si dimostrò spesso, più che un’istituzione solida e compatta, un’entità frammentata e fragile. Analizzando il contesto storico argentino della seconda metà del XX secolo, questo elaborato si propone di dimostrare come il ruolo della Chiesa cattolica si sia spesso rivelato controverso e come l’episcopato argentino sia stato attraversato da profonde fratture.

Il ruolo della Chiesa cattolica nella dittatura argentina: Tra complicità e resistenza (1976-1983)

FASOLIN, LARA
2025/2026

Abstract

La notte del 24 marzo 1976 segnò l’inizio di un periodo di terrore senza precedenti nella storia dell’Argentina. Il colpo di stato portò al potere Jorge Rafael Videla, che da subito mise in atto una vera e propria epurazione ideologica caratterizzata da nuovi metodi di terrore e tortura, quali le sparizioni forzate, i voli della morte e la detenzione in centri clandestini. Ma lo sterminio sistematico di migliaia di persone non fu opera di un singolo soggetto, bensì il risultato della collaborazione di diversi attori: Forze Armate, intellettuali, professionisti e tecnici. Accanto a questi agirono anche altri soggetti in modo più silenzioso, tra cui la Chiesa cattolica che, pur difendendo valori quali la carità e la giustizia, talvolta scelse di tacere dinanzi alla violenza. Nei sette anni di dittatura, il popolo argentino visse nel terrore costante che i propri familiari potessero sparire da un giorno all’altro, mentre l’intera società si imbatteva in profondi dilemmi morali: chi sceglieva di agire, chi di tacere e chi di continuare a vivere la propria vita ignorando la violenza attorno a sé. In questo scenario, passato alla storia come “Processo di Riorganizzazione Nazionale”, la Chiesa cattolica si dimostrò spesso, più che un’istituzione solida e compatta, un’entità frammentata e fragile. Analizzando il contesto storico argentino della seconda metà del XX secolo, questo elaborato si propone di dimostrare come il ruolo della Chiesa cattolica si sia spesso rivelato controverso e come l’episcopato argentino sia stato attraversato da profonde fratture.
2025
The Role of the Catholic Church in the Argentine Dictatorship: Between Complicity and Resistance (1976-1983)
Chiesa cattolica
Dittatura argentina
Bergoglio
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
IL RUOLO DELLA CHIESA CATTOLICA NELLA DITTATURA ARGENTINA TRA COMPLICITÀ E RESISTENZA (1976-1983).pdf

accesso aperto

Dimensione 614.83 kB
Formato Adobe PDF
614.83 kB Adobe PDF Visualizza/Apri

The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/111222