Questa ricerca si propone di analizzare la transizione del diritto ambientale contemporaneo dal tradizionale paradigma antropocentrico alla nuova corrente dell'ecocentrismo, indagando la possibilità di riconoscere alla natura la soggettività giuridica. Il dibattito, nato dalle riflessioni teoriche di Christopher Stone negli anni '70, ha assunto oggi un’urgente rilevanza giuridica, data l'inadeguatezza dei modelli normativi esistenti nell'affrontare la crisi ecologica globale. Il lavoro è suddiviso in tre capitoli. Il primo capitolo esamina l'approccio dell'Unione Europea: nonostante la legislazione avanzata del Green Deal e la recente Direttiva (UE) 2024/1203 sulla tutela ambientale attraverso il diritto penale, l'ordinamento giuridico europeo appare ancora ancorato a una visione strumentale della natura, tutelata principalmente come prerequisito per l'esercizio dei diritti umani fondamentali (salute e privacy). Il caso del Mar Menor in Spagna viene tuttavia evidenziato come segnale di un possibile cambiamento di prospettiva. Il secondo capitolo sposta l'indagine sulla dimensione del diritto comparato, approfondendo le esperienze del "costituzionalismo andino" in Ecuador e Bolivia, dove la Pachamama è stata formalmente elevata allo status di titolare di diritti intrinseci. L'analisi si estende ai modelli di personalità giuridica attribuiti a specifiche entità naturali, come i fiumi in Nuova Zelanda, Colombia e India, evidenziando come l'integrazione delle culture indigene stia rimodellando il diritto occidentale. Infine, il terzo capitolo si concentra sull'ordinamento giuridico italiano, analizzando l'impatto della riforma costituzionale del 2022. Attraverso un esame degli articoli 9 e 41 della Costituzione e della più recente giurisprudenza della Corte Costituzionale (con particolare riferimento alla sentenza n. 105/2024), la tesi valuta se l'introduzione dei concetti di "biodiversità", "ecosistemi" e "interesse delle generazioni future" rappresenti uno spostamento alla visione ecocentrica o una continuazione dell’antropocentrismo. In conclusione, la tesi sostiene che, sebbene l’ordinamento europeo e italiano restino ancorati a un paradigma prevalentemente antropocentrico, emergono elementi di progressiva apertura verso una concezione più integrata del rapporto tra esseri umani e ambiente. Concetti come la cittadinanza ecologica e il paradigma One Health potrebbero costituire strumenti teorici e normativi idonei a favorire una graduale transizione verso un riconoscimento della natura in un ruolo più autonomo nel sistema giuridico, anche se attualmente sia impossibile giungere ad un pieno riconoscimento della sua soggettività giuridica.
Dall'antropocentrismo all'ecocentrismo: L'evoluzione della tutela dell'ambiente nel dibattito internazionale, europeo e italiano
MONTESI, CAMILLA
2025/2026
Abstract
Questa ricerca si propone di analizzare la transizione del diritto ambientale contemporaneo dal tradizionale paradigma antropocentrico alla nuova corrente dell'ecocentrismo, indagando la possibilità di riconoscere alla natura la soggettività giuridica. Il dibattito, nato dalle riflessioni teoriche di Christopher Stone negli anni '70, ha assunto oggi un’urgente rilevanza giuridica, data l'inadeguatezza dei modelli normativi esistenti nell'affrontare la crisi ecologica globale. Il lavoro è suddiviso in tre capitoli. Il primo capitolo esamina l'approccio dell'Unione Europea: nonostante la legislazione avanzata del Green Deal e la recente Direttiva (UE) 2024/1203 sulla tutela ambientale attraverso il diritto penale, l'ordinamento giuridico europeo appare ancora ancorato a una visione strumentale della natura, tutelata principalmente come prerequisito per l'esercizio dei diritti umani fondamentali (salute e privacy). Il caso del Mar Menor in Spagna viene tuttavia evidenziato come segnale di un possibile cambiamento di prospettiva. Il secondo capitolo sposta l'indagine sulla dimensione del diritto comparato, approfondendo le esperienze del "costituzionalismo andino" in Ecuador e Bolivia, dove la Pachamama è stata formalmente elevata allo status di titolare di diritti intrinseci. L'analisi si estende ai modelli di personalità giuridica attribuiti a specifiche entità naturali, come i fiumi in Nuova Zelanda, Colombia e India, evidenziando come l'integrazione delle culture indigene stia rimodellando il diritto occidentale. Infine, il terzo capitolo si concentra sull'ordinamento giuridico italiano, analizzando l'impatto della riforma costituzionale del 2022. Attraverso un esame degli articoli 9 e 41 della Costituzione e della più recente giurisprudenza della Corte Costituzionale (con particolare riferimento alla sentenza n. 105/2024), la tesi valuta se l'introduzione dei concetti di "biodiversità", "ecosistemi" e "interesse delle generazioni future" rappresenti uno spostamento alla visione ecocentrica o una continuazione dell’antropocentrismo. In conclusione, la tesi sostiene che, sebbene l’ordinamento europeo e italiano restino ancorati a un paradigma prevalentemente antropocentrico, emergono elementi di progressiva apertura verso una concezione più integrata del rapporto tra esseri umani e ambiente. Concetti come la cittadinanza ecologica e il paradigma One Health potrebbero costituire strumenti teorici e normativi idonei a favorire una graduale transizione verso un riconoscimento della natura in un ruolo più autonomo nel sistema giuridico, anche se attualmente sia impossibile giungere ad un pieno riconoscimento della sua soggettività giuridica.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Camilla_Montesi_2071733_.pdf
Accesso riservato
Dimensione
590.64 kB
Formato
Adobe PDF
|
590.64 kB | Adobe PDF |
The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License
https://hdl.handle.net/20.500.12608/111271