L’invecchiamento demografico rappresenta una delle trasformazioni più profonde dell'epoca contemporanea. Tuttavia, nel discorso pubblico e istituzionale prevale un approccio quantitativo e assistenziale che riduce la persona anziana a un peso per il sistema di welfare, concentrandosi prevalentemente su fragilità, dipendenza e declino. Questa visione parziale, fortemente radicata nel fenomeno dell’ageismo, trascura la dimensione esistenziale dell’invecchiamento, marginalizzando in particolar modo la sfera affettiva, emotiva e sessuale, intrisa di stereotipi che dipingono l'anziano come un essere asessuato e privo di desideri. Il presente lavoro di tesi intende indagare il modo in cui l’affettività e la sessualità concorrono alla qualità della vita nella terza e quarta età. L'obiettivo è decostruire i pregiudizi legati all'invecchiamento, analizzando gli ostacoli culturali, relazionali e istituzionali che limitano l'espressione di tali dimensioni, per riaffermarle come diritti fondamentali per il benessere psico-fisico e sociale. Attraverso un'analisi della letteratura, l'elaborato esplora le trasformazioni delle relazioni intime, evidenziando come la capacità di amare non scompaia, ma si evolva in un "secondo linguaggio della sessualità" basato su vicinanza emotiva e complicità. Un focus specifico è dedicato al contesto delle strutture residenziali, dove il diritto all’intimità è fortemente compromesso da pratiche di sorveglianza, assenza di privacy, tabù familiari e mancanza di linee guida per il personale, portando a una desessualizzazione dei residenti. In questa mancanza si inserisce il ruolo cruciale del servizio sociale: attraverso la relazione d’aiuto, la valutazione multidimensionale e il lavoro di rete, l’assistente sociale apporta uno sguardo globale che supera la concezione dell'anziano come mero "corpo da assistere". L'elaborato conclude sottolineando la necessità di un profondo cambiamento culturale istituzionale, essenziale per garantire un’assistenza globale che rispetti l'autonomia della persona e la sua libertà di emozionarsi e desiderare fino all'ultimo traguardo della vita.
La persona anziana oltre il pregiudizio: affettività, desiderio, e qualità della vita nella terza e quarta età.
RAMPAZZO, RACHELE
2025/2026
Abstract
L’invecchiamento demografico rappresenta una delle trasformazioni più profonde dell'epoca contemporanea. Tuttavia, nel discorso pubblico e istituzionale prevale un approccio quantitativo e assistenziale che riduce la persona anziana a un peso per il sistema di welfare, concentrandosi prevalentemente su fragilità, dipendenza e declino. Questa visione parziale, fortemente radicata nel fenomeno dell’ageismo, trascura la dimensione esistenziale dell’invecchiamento, marginalizzando in particolar modo la sfera affettiva, emotiva e sessuale, intrisa di stereotipi che dipingono l'anziano come un essere asessuato e privo di desideri. Il presente lavoro di tesi intende indagare il modo in cui l’affettività e la sessualità concorrono alla qualità della vita nella terza e quarta età. L'obiettivo è decostruire i pregiudizi legati all'invecchiamento, analizzando gli ostacoli culturali, relazionali e istituzionali che limitano l'espressione di tali dimensioni, per riaffermarle come diritti fondamentali per il benessere psico-fisico e sociale. Attraverso un'analisi della letteratura, l'elaborato esplora le trasformazioni delle relazioni intime, evidenziando come la capacità di amare non scompaia, ma si evolva in un "secondo linguaggio della sessualità" basato su vicinanza emotiva e complicità. Un focus specifico è dedicato al contesto delle strutture residenziali, dove il diritto all’intimità è fortemente compromesso da pratiche di sorveglianza, assenza di privacy, tabù familiari e mancanza di linee guida per il personale, portando a una desessualizzazione dei residenti. In questa mancanza si inserisce il ruolo cruciale del servizio sociale: attraverso la relazione d’aiuto, la valutazione multidimensionale e il lavoro di rete, l’assistente sociale apporta uno sguardo globale che supera la concezione dell'anziano come mero "corpo da assistere". L'elaborato conclude sottolineando la necessità di un profondo cambiamento culturale istituzionale, essenziale per garantire un’assistenza globale che rispetti l'autonomia della persona e la sua libertà di emozionarsi e desiderare fino all'ultimo traguardo della vita.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/111308