L'ascesa dello Stato Islamico (ISIS) in Iraq nel periodo successivo al 2011 viene analizzata non solo come fenomeno terroristico, ma come fornitore di governance capace di colmare il vuoto di potere istituzionale dello Stato centrale. L’indagine si sviluppa a partire da una revisione del concetto di statualità weberiana e della teoria dello “Stato fallito”, integrando i contributi della scuola critica e la teoria del mélange sociale di Joel Migdal. L’ipotesi centrale è che il successo dell'ISIS nel controllo territoriale non sia dipeso esclusivamente dall'uso sistematico della violenza, ma dalla sua capacità di proporsi come un fornitore alternativo di sicurezza e servizi in un contesto di profonda marginalizzazione della comunità sunnita irachena sotto il governo di Nouri al-Maliki. Attraverso il paradigma della Human Security, viene analizzato come l’ISIS abbia fornito risposte alle istanze di “libertà dal bisogno” e “libertà dalla paura”. Tale ordine, seppur basato su logiche strettamente coercitive e autoritarie, ha trasformato la sottomissione dei civili in una scelta di sopravvivenza razionale. Il caso studio esamina l’infrastruttura burocratica e giudiziaria creata dall'organizzazione nei territori occupati, evidenziando come l'erogazione di beni pubblici e la gestione della giustizia locale abbiano permesso al gruppo di trasformare il controllo militare in un ordinamento politico strutturato.
La crisi della statualità in Iraq dopo il ritiro USA del 2011 e la strategia dell’ISIS: il caso di Mosul
CRESPI, SARA
2025/2026
Abstract
L'ascesa dello Stato Islamico (ISIS) in Iraq nel periodo successivo al 2011 viene analizzata non solo come fenomeno terroristico, ma come fornitore di governance capace di colmare il vuoto di potere istituzionale dello Stato centrale. L’indagine si sviluppa a partire da una revisione del concetto di statualità weberiana e della teoria dello “Stato fallito”, integrando i contributi della scuola critica e la teoria del mélange sociale di Joel Migdal. L’ipotesi centrale è che il successo dell'ISIS nel controllo territoriale non sia dipeso esclusivamente dall'uso sistematico della violenza, ma dalla sua capacità di proporsi come un fornitore alternativo di sicurezza e servizi in un contesto di profonda marginalizzazione della comunità sunnita irachena sotto il governo di Nouri al-Maliki. Attraverso il paradigma della Human Security, viene analizzato come l’ISIS abbia fornito risposte alle istanze di “libertà dal bisogno” e “libertà dalla paura”. Tale ordine, seppur basato su logiche strettamente coercitive e autoritarie, ha trasformato la sottomissione dei civili in una scelta di sopravvivenza razionale. Il caso studio esamina l’infrastruttura burocratica e giudiziaria creata dall'organizzazione nei territori occupati, evidenziando come l'erogazione di beni pubblici e la gestione della giustizia locale abbiano permesso al gruppo di trasformare il controllo militare in un ordinamento politico strutturato.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Crespi_Sara.pdf
Accesso riservato
Dimensione
1.32 MB
Formato
Adobe PDF
|
1.32 MB | Adobe PDF |
The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License
https://hdl.handle.net/20.500.12608/111526