La presente tesi si propone di analizzare la figura di Muhammad Ali non come semplice atleta, ma come soggetto politico a tutti gli effetti, la cui vicenda biografica e pubblica si intreccia con alcuni dei nodi più profondi e irrisolti della storia americana del Novecento. Il lavoro si sviluppa analizzando il contesto storico degli Stati Uniti degli anni Sessanta: il sistema di segregazione razziale, le fratture interne al movimento per i diritti civili tra la strategia integrazionista di Martin Luther King e il separatismo radicale della Nation of Islam, e la Guerra Fredda come cornice geopolitica che trasformava ogni azione pubblica di un atleta afroamericano in un atto dal significato che andava ben oltre lo sport. È in questo quadro che si comprende come la boxe, disciplina storicamente centrale per la comunità afroamericana, fosse già prima di Ali uno spazio carico di tensioni politiche e simboliche. Il secondo capitolo ricostruisce il percorso biografico e ideologico che portò Cassius Clay a diventare Muhammad Ali: l'incontro con la Nation of Islam e con Malcolm X, il cambio di nome come rifiuto esplicito dell'eredità schiavista, e la costruzione di un'identità pubblica che sfidava apertamente le aspettative che la società bianca americana proiettava sugli atleti neri. Ali non volle essere il campione d'America sul modello di Joe Louis: volle essere il campione dei neri, degli oppressi, del Terzo Mondo. Il terzo capitolo affronta il nucleo politico più denso della vicenda: il rifiuto alla leva militare durante la guerra del Vietnam, con la celebre dichiarazione «no Viet Cong ever called me nigger», la condanna, la privazione del titolo e il lungo esilio sportivo. Si analizza inoltre la dimensione geopolitica dei grandi match del ritorno: il «Rumble in the Jungle» del 1974 nello Zaire di Mobutu Sese Seko e il «Thrilla in Manila» del 1975 nelle Filippine di Ferdinand Marcos, due eventi in cui il nome di Ali venne strumentalizzato da regimi dittatoriali in cerca di legittimità simbolica internazionale. Le conclusioni tracciano il lascito politico di Ali, sostenendo che egli abbia inaugurato una tradizione di atleta-militante che ha ridefinito per sempre i confini tra sport e politica, anticipando le moderne campagne di resistenza civile nel mondo dello sport

Muhammad Ali e la politicizzazione dello sport.

LAGO, ALESSANDRO
2025/2026

Abstract

La presente tesi si propone di analizzare la figura di Muhammad Ali non come semplice atleta, ma come soggetto politico a tutti gli effetti, la cui vicenda biografica e pubblica si intreccia con alcuni dei nodi più profondi e irrisolti della storia americana del Novecento. Il lavoro si sviluppa analizzando il contesto storico degli Stati Uniti degli anni Sessanta: il sistema di segregazione razziale, le fratture interne al movimento per i diritti civili tra la strategia integrazionista di Martin Luther King e il separatismo radicale della Nation of Islam, e la Guerra Fredda come cornice geopolitica che trasformava ogni azione pubblica di un atleta afroamericano in un atto dal significato che andava ben oltre lo sport. È in questo quadro che si comprende come la boxe, disciplina storicamente centrale per la comunità afroamericana, fosse già prima di Ali uno spazio carico di tensioni politiche e simboliche. Il secondo capitolo ricostruisce il percorso biografico e ideologico che portò Cassius Clay a diventare Muhammad Ali: l'incontro con la Nation of Islam e con Malcolm X, il cambio di nome come rifiuto esplicito dell'eredità schiavista, e la costruzione di un'identità pubblica che sfidava apertamente le aspettative che la società bianca americana proiettava sugli atleti neri. Ali non volle essere il campione d'America sul modello di Joe Louis: volle essere il campione dei neri, degli oppressi, del Terzo Mondo. Il terzo capitolo affronta il nucleo politico più denso della vicenda: il rifiuto alla leva militare durante la guerra del Vietnam, con la celebre dichiarazione «no Viet Cong ever called me nigger», la condanna, la privazione del titolo e il lungo esilio sportivo. Si analizza inoltre la dimensione geopolitica dei grandi match del ritorno: il «Rumble in the Jungle» del 1974 nello Zaire di Mobutu Sese Seko e il «Thrilla in Manila» del 1975 nelle Filippine di Ferdinand Marcos, due eventi in cui il nome di Ali venne strumentalizzato da regimi dittatoriali in cerca di legittimità simbolica internazionale. Le conclusioni tracciano il lascito politico di Ali, sostenendo che egli abbia inaugurato una tradizione di atleta-militante che ha ridefinito per sempre i confini tra sport e politica, anticipando le moderne campagne di resistenza civile nel mondo dello sport
2025
Muhammad Ali and the politicization of sport.
Muhammad Ali
Guerra Fredda
Ventesimo secolo
Sport e Politica
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Lago_Alessandro.pdf

Accesso riservato

Dimensione 1.26 MB
Formato Adobe PDF
1.26 MB Adobe PDF

The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/111535