Questa tesi magistrale analizza il fenomeno dell'intraducibilità nel contesto del contatto linguistico e culturale tra wolof e francese in Senegal, già colonia francese. Cosa accade quando ciò che deve essere comunicato non trova un equivalente diretto nell'altra lingua o nell'altro sistema di valori? E cosa conservano le parole wolof che continuano a resistere alla traduzione nonostante la lunga esperienza coloniale? Ho scelto di studiare il rapporto tra wolof e francese poiché le parole non sono semplici strumenti di comunicazione, ma riflettono esperienze, valori e relazioni costruiti nel tempo. Il Senegal rappresenta un terreno significativo per questo studio; la dominazione coloniale francese ha infatti lasciato una gerarchia sociolinguistica ancora oggi evidente, in cui il francese occupa principalmente gli spazi istituzionali e ufficiali, mentre il wolof continua a strutturare la vita quotidiana, comunitaria e molte pratiche culturali e spirituali. Per tali ragioni ho scelto di affiancare alla riflessione teorica una breve intervista e un questionario rivolto a locutori wolof. Più che raccogliere dati statistici, ho cercato di dare spazio a esperienze concrete di persone che convivono ogni giorno con due lingue non coincidenti. Dalle testimonianze emerge che l'intraducibilità non riguarda solo le parole, ma anche i valori, le pratiche e i modi di vedere il mondo. Parole come yoon, teranga, ndëpp o i leebu, non sono semplicemente difficili da tradurre ma esprimono significati culturali che non trovano equivalente preciso in francese. Questo lavoro quindi rappresenta una riflessione sul rapporto tra lingua, memoria e identità, mostrando come alcune parole wolof conservino ancora oggi una visione del mondo che non può essere trasferita completamente in un'altra lingua. Ciò che resiste alla traduzione non rappresenta soltanto un limite linguistico, ma anche una traccia di una cultura, di un popolo che ha saputo restare fedele a sé stesso. Infine l'indagine ha permesso di aprire una riflessione più ampia sul rapporto tra intraducibilità culturale e le relazioni internazionali, in particolare nell'ambito diplomatico. La lingua utilizzata in questo contesto è infatti diversa da quella parlata e propria dei rapporti diplomatici. Soffre dei rapporti di potere tra la lingua del colonizzatore e quella del paese colonizzato.
Langues, mémoires et l'intraduisible dans le Sénégal postcolonial
MARCOLIN, MESKEREM
2025/2026
Abstract
Questa tesi magistrale analizza il fenomeno dell'intraducibilità nel contesto del contatto linguistico e culturale tra wolof e francese in Senegal, già colonia francese. Cosa accade quando ciò che deve essere comunicato non trova un equivalente diretto nell'altra lingua o nell'altro sistema di valori? E cosa conservano le parole wolof che continuano a resistere alla traduzione nonostante la lunga esperienza coloniale? Ho scelto di studiare il rapporto tra wolof e francese poiché le parole non sono semplici strumenti di comunicazione, ma riflettono esperienze, valori e relazioni costruiti nel tempo. Il Senegal rappresenta un terreno significativo per questo studio; la dominazione coloniale francese ha infatti lasciato una gerarchia sociolinguistica ancora oggi evidente, in cui il francese occupa principalmente gli spazi istituzionali e ufficiali, mentre il wolof continua a strutturare la vita quotidiana, comunitaria e molte pratiche culturali e spirituali. Per tali ragioni ho scelto di affiancare alla riflessione teorica una breve intervista e un questionario rivolto a locutori wolof. Più che raccogliere dati statistici, ho cercato di dare spazio a esperienze concrete di persone che convivono ogni giorno con due lingue non coincidenti. Dalle testimonianze emerge che l'intraducibilità non riguarda solo le parole, ma anche i valori, le pratiche e i modi di vedere il mondo. Parole come yoon, teranga, ndëpp o i leebu, non sono semplicemente difficili da tradurre ma esprimono significati culturali che non trovano equivalente preciso in francese. Questo lavoro quindi rappresenta una riflessione sul rapporto tra lingua, memoria e identità, mostrando come alcune parole wolof conservino ancora oggi una visione del mondo che non può essere trasferita completamente in un'altra lingua. Ciò che resiste alla traduzione non rappresenta soltanto un limite linguistico, ma anche una traccia di una cultura, di un popolo che ha saputo restare fedele a sé stesso. Infine l'indagine ha permesso di aprire una riflessione più ampia sul rapporto tra intraducibilità culturale e le relazioni internazionali, in particolare nell'ambito diplomatico. La lingua utilizzata in questo contesto è infatti diversa da quella parlata e propria dei rapporti diplomatici. Soffre dei rapporti di potere tra la lingua del colonizzatore e quella del paese colonizzato.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/111642