This thesis aims to analyze the relationship between responsibility, judgment, and education within Hannah Arendt's thought, focusing on the political dimension of individual responsibility in the extreme political contexts of the twentieth century. Through the author's works, the work highlights how responsibility cannot be reduced to a collective dimension, but must be associated with the individual's ability to think and judge their own actions for themselves. The first chapter explores in greater depth the theme of moral guilt and its distinction from personal responsibility in relation to the totalitarian regimes considered by Arendt. A comparison with Karl Jaspers's reflections on guilt is useful, as it highlights Arendt's critique of the concept of collective responsibility and highlights the centrality of the individual as a subject capable of morally responding to their actions even within extreme historical conditions. The second chapter addresses the problem of the absence of judgment, which the philosopher identifies as one of the causes of the banality of evil. This concept will be explored starting from Arendt's relationship with Immanuel Kant and his work Critique of Judgment, where she analyzes the concept of reflective judgment and the relationship between thinking, knowing, and acting. The crisis of judgment stems from the inability to exercise autonomous critical thinking, which is the faculty that allows the subject to avoid abandoning themselves to blind obedience. The final chapter addresses the educational dimension of responsibility. Through Arendt's concept of natality, understood as the possibility of a new beginning, the crucial role of education in the formation of subjects capable of judging their own actions is demonstrated. School is interpreted as an intermediate space between the public and the personal, and as a place for the formation of judgment.

La presente tesi ha l’obiettivo di analizzare il rapporto tra responsabilità, giudizio e educazione, all’interno del pensiero di Hannah Arendt, con maggiore attenzione alla dimensione politica della responsabilità individuale nei contesti politici estremi del Novecento. Attraverso l’analisi delle opere dell’autrice, il lavoro mette in evidenza come la responsabilità non possa essere ricondotta ad una dimensione collettiva, ma debba essere associata alla capacità del singolo di pensare e giudicare da sé le proprie azioni. Nel primo capitolo viene approfondito maggiormente il tema della colpa morale e della sua differenza con la responsabilità personale, in relazioni ai regimi totalitari, presi in considerazione dalla Arendt. Risulta particolarmente rilevante il confronto con la riflessione di Karl Jaspers sulla colpa, in quanto consente di evidenziare la critica arendtiana al concetto di responsabilità collettiva e di porre attenzione alla centralità dell’individuo come soggetto capace di rispondere moralmente alle proprie azioni anche all’interno di condizioni storiche estreme. Il secondo capitolo affronta il problema dell’assenza di giudizio, che viene individuata, dalla filosofa, come una delle cause della banalità del male. Verrà interrogato tale concetto a partire dal rapporto tra Arendt e Immanuel Kant, in particolare con la sua opera Critica del giudizio, dove analizza il concetto di giudizio riflettente e il rapporto tra pensare, conoscere e agire. La crisi del giudizio deriva dall’incapacità di esercitare un pensiero critico autonomo, che è la facoltà che consente al soggetto di non abbandonarsi all’obbedienza cieca. L’ultimo capitolo tratta della dimensione educativa della responsabilità. Attraverso il concetto arendtiano di natalità, inteso come possibilità di un nuovo inizio, viene mostrato il ruolo cruciale dell’educazione nella formazione di soggetto capaci di giudicare le proprie azioni. La scuola viene interpretata come uno spazio intermedio tra il pubblico e il provato, e come un luogo per la formazione del giudizio.

Responsabilità e assenza di giudizio: una prospettiva pedagogica a partire da Hannah Arendt

GERUZZI, FRANCESCA
2025/2026

Abstract

This thesis aims to analyze the relationship between responsibility, judgment, and education within Hannah Arendt's thought, focusing on the political dimension of individual responsibility in the extreme political contexts of the twentieth century. Through the author's works, the work highlights how responsibility cannot be reduced to a collective dimension, but must be associated with the individual's ability to think and judge their own actions for themselves. The first chapter explores in greater depth the theme of moral guilt and its distinction from personal responsibility in relation to the totalitarian regimes considered by Arendt. A comparison with Karl Jaspers's reflections on guilt is useful, as it highlights Arendt's critique of the concept of collective responsibility and highlights the centrality of the individual as a subject capable of morally responding to their actions even within extreme historical conditions. The second chapter addresses the problem of the absence of judgment, which the philosopher identifies as one of the causes of the banality of evil. This concept will be explored starting from Arendt's relationship with Immanuel Kant and his work Critique of Judgment, where she analyzes the concept of reflective judgment and the relationship between thinking, knowing, and acting. The crisis of judgment stems from the inability to exercise autonomous critical thinking, which is the faculty that allows the subject to avoid abandoning themselves to blind obedience. The final chapter addresses the educational dimension of responsibility. Through Arendt's concept of natality, understood as the possibility of a new beginning, the crucial role of education in the formation of subjects capable of judging their own actions is demonstrated. School is interpreted as an intermediate space between the public and the personal, and as a place for the formation of judgment.
2025
Responsability and Non-Judgment: A Pedagogical Perspective from Hannah Arendt
La presente tesi ha l’obiettivo di analizzare il rapporto tra responsabilità, giudizio e educazione, all’interno del pensiero di Hannah Arendt, con maggiore attenzione alla dimensione politica della responsabilità individuale nei contesti politici estremi del Novecento. Attraverso l’analisi delle opere dell’autrice, il lavoro mette in evidenza come la responsabilità non possa essere ricondotta ad una dimensione collettiva, ma debba essere associata alla capacità del singolo di pensare e giudicare da sé le proprie azioni. Nel primo capitolo viene approfondito maggiormente il tema della colpa morale e della sua differenza con la responsabilità personale, in relazioni ai regimi totalitari, presi in considerazione dalla Arendt. Risulta particolarmente rilevante il confronto con la riflessione di Karl Jaspers sulla colpa, in quanto consente di evidenziare la critica arendtiana al concetto di responsabilità collettiva e di porre attenzione alla centralità dell’individuo come soggetto capace di rispondere moralmente alle proprie azioni anche all’interno di condizioni storiche estreme. Il secondo capitolo affronta il problema dell’assenza di giudizio, che viene individuata, dalla filosofa, come una delle cause della banalità del male. Verrà interrogato tale concetto a partire dal rapporto tra Arendt e Immanuel Kant, in particolare con la sua opera Critica del giudizio, dove analizza il concetto di giudizio riflettente e il rapporto tra pensare, conoscere e agire. La crisi del giudizio deriva dall’incapacità di esercitare un pensiero critico autonomo, che è la facoltà che consente al soggetto di non abbandonarsi all’obbedienza cieca. L’ultimo capitolo tratta della dimensione educativa della responsabilità. Attraverso il concetto arendtiano di natalità, inteso come possibilità di un nuovo inizio, viene mostrato il ruolo cruciale dell’educazione nella formazione di soggetto capaci di giudicare le proprie azioni. La scuola viene interpretata come uno spazio intermedio tra il pubblico e il provato, e come un luogo per la formazione del giudizio.
Responsabilità
Giudizio
Hannah Arendt
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/111859