This thesis analyzes Coralie Fargeat’s work as a critical model of contemporary society. Through a polished and high-impact "body horror" aesthetic, the study investigates the paradox of the female body, perpetually suspended between the demand for visibility and the inevitable decay imposed by rigid, dehumanizing aesthetic standards.The analysis of the film focuses on the dialectic between Elisabeth Sparkle and her alter ego, Sue, interpreting the feature film not merely as a genre product, but as a sociological reflection on the body as a battlefield for identity.From a methodological standpoint, the research examines how Fargeat’s direction employs perfect symmetries and hypnotic colors to denounce self-hatred and the physical disintegration induced by the media system. Finally, the study explores the boundary between the visible and the invisible, highlighting how the pursuit of eternal perfection inevitably leads to the destruction of the Ego, transforming visibility into a form of tyranny that consumes the subject until their total erasure.

La presente tesi, intitolata "La tirannia della visibilità: estetica del corpo e regimi dello sguardo in The Substance", analizza l’opera di Coralie Fargeat come modello critico della contemporaneità. Attraverso un’estetica "body horror" patinata e d'impatto, il lavoro indaga il paradosso del corpo femminile, perennemente sospeso tra l'esigenza di visibilità e l'inevitabile decadimento imposto da canoni estetici rigidi e deumanizzanti. L’analisi del film si focalizza sulla dialettica tra Elisabeth Sparkle e il suo alter ego Sue, interpretando il lungometraggio non solo come prodotto di genere, ma come una riflessione sociologica sul corpo inteso come campo di battaglia identitario. Dal punto di vista metodologico l’analisi si focalizza su come la regia utilizzi simmetrie perfette e colori ipnotici per denunciare l’odio verso se stesse e il disfacimento fisico indotto dal sistema mediatico. Lo studio esplora infine il confine tra visibile e invisibile, evidenziando come la ricerca della perfezione eterna conduca inevitabilmente alla distruzione dell’Io, trasformando la visibilità in una forma di tirannia che consuma il soggetto fino alla sua totale cancellazione.

La tirannia della visibilità: estetica del corpo e regimi dello sguardo in The Substance

D'UVA, NICOLE
2025/2026

Abstract

This thesis analyzes Coralie Fargeat’s work as a critical model of contemporary society. Through a polished and high-impact "body horror" aesthetic, the study investigates the paradox of the female body, perpetually suspended between the demand for visibility and the inevitable decay imposed by rigid, dehumanizing aesthetic standards.The analysis of the film focuses on the dialectic between Elisabeth Sparkle and her alter ego, Sue, interpreting the feature film not merely as a genre product, but as a sociological reflection on the body as a battlefield for identity.From a methodological standpoint, the research examines how Fargeat’s direction employs perfect symmetries and hypnotic colors to denounce self-hatred and the physical disintegration induced by the media system. Finally, the study explores the boundary between the visible and the invisible, highlighting how the pursuit of eternal perfection inevitably leads to the destruction of the Ego, transforming visibility into a form of tyranny that consumes the subject until their total erasure.
2025
The Tyranny of Visibility: Body Aesthetics and Regimes of the Gaze in The Substance
La presente tesi, intitolata "La tirannia della visibilità: estetica del corpo e regimi dello sguardo in The Substance", analizza l’opera di Coralie Fargeat come modello critico della contemporaneità. Attraverso un’estetica "body horror" patinata e d'impatto, il lavoro indaga il paradosso del corpo femminile, perennemente sospeso tra l'esigenza di visibilità e l'inevitabile decadimento imposto da canoni estetici rigidi e deumanizzanti. L’analisi del film si focalizza sulla dialettica tra Elisabeth Sparkle e il suo alter ego Sue, interpretando il lungometraggio non solo come prodotto di genere, ma come una riflessione sociologica sul corpo inteso come campo di battaglia identitario. Dal punto di vista metodologico l’analisi si focalizza su come la regia utilizzi simmetrie perfette e colori ipnotici per denunciare l’odio verso se stesse e il disfacimento fisico indotto dal sistema mediatico. Lo studio esplora infine il confine tra visibile e invisibile, evidenziando come la ricerca della perfezione eterna conduca inevitabilmente alla distruzione dell’Io, trasformando la visibilità in una forma di tirannia che consuma il soggetto fino alla sua totale cancellazione.
The Substance
Body Horror
Estetica del corpo
Regimi dello sguardo
Stanley Kubrick
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/112010