La presente tesi propone un’analisi della migrazione come esperienza incarnata, assumendo il corpo non soltanto come dimensione biologica, ma come luogo sociale e politico in cui si inscrivono le contraddizioni della cittadinanza, della salute e dell’appartenenza. Il corpo diventa un archivio vivente della migrazione, capace di conservare le tracce della sofferenza sociale, della violenza strutturale e delle disuguaglianze prodotte dai regimi coloniali, migratori e sanitari. Il quadro teorico si fonda principalmente sul concetto di “sofferenza sociale” elaborato da Abdelmalek Sayad, che interpreta la condizione migrante come una forma di “doppia assenza”: presenza fisica nello spazio sociale e, allo stesso tempo, esclusione politica e simbolica. Particolare attenzione è rivolta alle seconde generazioni, analizzate come spazio di tensione tra continuità e trasformazione dell’esperienza migratoria e identitaria. Attraverso il corpo e la salute, le seconde generazioni negoziano forme di appartenenza e di agency. La tesi affronta inoltre il tema del pluralismo terapeutico, interrogando le relazioni tra biomedicina e saperi tradizionali come luoghi di conflitto, traduzione e negoziazione culturale. I contesti di cura vengono così interpretati come spazi profondamente politici, nei quali si definiscono inclusione, riconoscimento e accesso alla salute. Dal punto di vista metodologico, la ricerca utilizza un approccio qualitativo basato su interviste semi-strutturate rivolte a professionisti della salute. L’analisi delle rappresentazioni mediche del corpo migrante consente di esplorare come categorie quali cultura, pelle, salute, diritto e accesso alla cura vengano costruite e mobilitate nella pratica clinica quotidiana.
Lo sguardo che cura, oltre la pelle. Pluralismo culturale e medicina.
OBENG, ANGELA DAMOAH
2025/2026
Abstract
La presente tesi propone un’analisi della migrazione come esperienza incarnata, assumendo il corpo non soltanto come dimensione biologica, ma come luogo sociale e politico in cui si inscrivono le contraddizioni della cittadinanza, della salute e dell’appartenenza. Il corpo diventa un archivio vivente della migrazione, capace di conservare le tracce della sofferenza sociale, della violenza strutturale e delle disuguaglianze prodotte dai regimi coloniali, migratori e sanitari. Il quadro teorico si fonda principalmente sul concetto di “sofferenza sociale” elaborato da Abdelmalek Sayad, che interpreta la condizione migrante come una forma di “doppia assenza”: presenza fisica nello spazio sociale e, allo stesso tempo, esclusione politica e simbolica. Particolare attenzione è rivolta alle seconde generazioni, analizzate come spazio di tensione tra continuità e trasformazione dell’esperienza migratoria e identitaria. Attraverso il corpo e la salute, le seconde generazioni negoziano forme di appartenenza e di agency. La tesi affronta inoltre il tema del pluralismo terapeutico, interrogando le relazioni tra biomedicina e saperi tradizionali come luoghi di conflitto, traduzione e negoziazione culturale. I contesti di cura vengono così interpretati come spazi profondamente politici, nei quali si definiscono inclusione, riconoscimento e accesso alla salute. Dal punto di vista metodologico, la ricerca utilizza un approccio qualitativo basato su interviste semi-strutturate rivolte a professionisti della salute. L’analisi delle rappresentazioni mediche del corpo migrante consente di esplorare come categorie quali cultura, pelle, salute, diritto e accesso alla cura vengano costruite e mobilitate nella pratica clinica quotidiana.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/112327