Il 4 ottobre 1957, dal cosmodromo sovietico di Baikonur, in Kazakistan, venne lanciato il primo satellite artificiale in orbita: lo Sputnik 1. Questo avvenimento sancì l’inizio dell’era spaziale, inaugurando un’epoca di collaborazione scientifica internazionale, portando l’uomo ad avere contezza dello spazio per come lo conosciamo oggi. Da quel momento, l’umanità mantenne un contatto stabile con lo spazio, arrivando ad avere in orbita terrestre una vera e propria popolazione di satelliti. Tuttavia, il continuo susseguirsi di lanci diretti verso lo spazio ha portato l’orbita terrestre ad essere il luogo di residenza di migliaia di satelliti, facendo scaturire la nascita di un tema quanto mai attuale oggi: l’inquinamento causato dagli space debris (detriti spaziali). Questa tematica rappresenta una problematica di massima importanza poiché, oltre a deteriorare le orbite stesse, potrebbe pregiudicare la quotidianità di ciascuno di noi, ne è un esempio la mancata disponibilità di servizi di telecomunicazione e navigazione. Secondo le stime di alcune delle principali agenzie spaziali, tra cui ESA e NASA, milioni di detriti spaziali di molteplici dimensioni orbitano intorno alla Terra, ma solo una piccola percentuale di essi può essere rilevata dai sistemi ottici e radar. Ne consegue, quindi, l’esigenza di mobilitarsi al fine di fronteggiare le criticità che ci si pongono davanti, cercando di creare soluzioni che contribuiscano alla sostenibilità dell’ambiente spaziale. L’elaborato si propone di analizzare la problematica legata ai detriti spaziali, sia da un punto di vista tecnico che normativo, al fine di capire la loro evoluzione, nonché i rischi associati. La trattazione si concentrerà in particolare sulle possibili tecniche di mitigazione da adottare, declinandole secondo una prospettiva economica. Infine, si approfondiranno i limiti che al giorno d’oggi caratterizzano le normative che regolamentano tali interventi preventivi.
Dalla corsa allo spazio alla sostenibilità orbitale: detriti spaziali e sfide economico-giuridiche
BERTO, DAVIDE
2025/2026
Abstract
Il 4 ottobre 1957, dal cosmodromo sovietico di Baikonur, in Kazakistan, venne lanciato il primo satellite artificiale in orbita: lo Sputnik 1. Questo avvenimento sancì l’inizio dell’era spaziale, inaugurando un’epoca di collaborazione scientifica internazionale, portando l’uomo ad avere contezza dello spazio per come lo conosciamo oggi. Da quel momento, l’umanità mantenne un contatto stabile con lo spazio, arrivando ad avere in orbita terrestre una vera e propria popolazione di satelliti. Tuttavia, il continuo susseguirsi di lanci diretti verso lo spazio ha portato l’orbita terrestre ad essere il luogo di residenza di migliaia di satelliti, facendo scaturire la nascita di un tema quanto mai attuale oggi: l’inquinamento causato dagli space debris (detriti spaziali). Questa tematica rappresenta una problematica di massima importanza poiché, oltre a deteriorare le orbite stesse, potrebbe pregiudicare la quotidianità di ciascuno di noi, ne è un esempio la mancata disponibilità di servizi di telecomunicazione e navigazione. Secondo le stime di alcune delle principali agenzie spaziali, tra cui ESA e NASA, milioni di detriti spaziali di molteplici dimensioni orbitano intorno alla Terra, ma solo una piccola percentuale di essi può essere rilevata dai sistemi ottici e radar. Ne consegue, quindi, l’esigenza di mobilitarsi al fine di fronteggiare le criticità che ci si pongono davanti, cercando di creare soluzioni che contribuiscano alla sostenibilità dell’ambiente spaziale. L’elaborato si propone di analizzare la problematica legata ai detriti spaziali, sia da un punto di vista tecnico che normativo, al fine di capire la loro evoluzione, nonché i rischi associati. La trattazione si concentrerà in particolare sulle possibili tecniche di mitigazione da adottare, declinandole secondo una prospettiva economica. Infine, si approfondiranno i limiti che al giorno d’oggi caratterizzano le normative che regolamentano tali interventi preventivi.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/112337