Negli ultimi anni gli strumenti di intelligenza artificiale hanno segnato l’avvento di una nuova era in cui il confine tra realtà e finzione risulta sempre più labile, rendendo più che mai essenziale l’intervento del legislatore nel mare magnum di un’incertezza regolamentare che richiede il bilanciamento tra le libertà connesse a tale innovazione tecnologica e la tutela dei diritti del singolo. La presente trattazione si propone di ripercorrere l’evoluzione che ha interessato la lesione della reputazione, scandita dall’incalzare turbinoso degli agenti intelligenti. Il reato di diffamazione ha, di fatto, subito un’acuta metamorfosi, le cui responsabilità sono ascrivibili alla rapidità e alla pervasività della rete, le quali hanno reso manifesta l’esigenza di nuovi paradigmi interpretativi in grado di garantire una concomitanza normativa rispetto all’incessante mutamento digitale. Sotto un profilo metodologico, la presente ricerca si configura come un’analisi sistematica delle fonti normative, della produzione dottrinale e degli orientamenti giurisprudenziali più recenti, a loro volta comparati con i rispettivi apparati tradizionali, al fine di porre un focus sulla componente evolutiva che ha interessato il bene giuridico della reputazione. Mediante lo studio dei leading case di maggiore centralità rispetto al tema, adottando un approccio diacronico, l’analisi è volta a sondare la tenuta delle tradizionali categorie di imputazione della responsabilità di fronte all’indeterminatezza di tali sistemi tecnologici avanzati. L’esito di tale indagine si sostanzia nella persistenza di zone d’ombra nell’imputazione della responsabilità in capo a sistemi di intelligenza artificiale, qualora si verifichino situazioni lesive della reputazione altrui. Nonostante i tentativi armonici costituiti dall’AI Act e simili, la natura lacunosa di tale paradigma riflette specularmente la frammentarietà regolamentare attuale che si registra in relazione alle suddette tecnologie, chiamando in causa come diretta responsabile la natura dinamica e multiforme dell’AI. Lo studio si conclude prospettando l’urgente necessità di un quadro normativo armonizzato che valorizzi come punti salienti la trasparenza algoritmica e l’approccio by design, vale a dire un approccio proattivo e aprioristico di strumenti in grado di determinare la responsabilità sin dalla fase embrionale di un sistema di intelligenza artificiale. Aspettative che palesano ingenti criticità ma che, per contro, aprono la strada a nuove soluzioni normative, in grado di tradurre i timori connessi a tale sfida tecnologica in un volano per una regolamentazione dello spazio digitale che sia permanente e orientata alla tutela dei diritti della personalità.
La lesione della reputazione nel prisma dell'AI
LOPS, FIORENZA
2025/2026
Abstract
Negli ultimi anni gli strumenti di intelligenza artificiale hanno segnato l’avvento di una nuova era in cui il confine tra realtà e finzione risulta sempre più labile, rendendo più che mai essenziale l’intervento del legislatore nel mare magnum di un’incertezza regolamentare che richiede il bilanciamento tra le libertà connesse a tale innovazione tecnologica e la tutela dei diritti del singolo. La presente trattazione si propone di ripercorrere l’evoluzione che ha interessato la lesione della reputazione, scandita dall’incalzare turbinoso degli agenti intelligenti. Il reato di diffamazione ha, di fatto, subito un’acuta metamorfosi, le cui responsabilità sono ascrivibili alla rapidità e alla pervasività della rete, le quali hanno reso manifesta l’esigenza di nuovi paradigmi interpretativi in grado di garantire una concomitanza normativa rispetto all’incessante mutamento digitale. Sotto un profilo metodologico, la presente ricerca si configura come un’analisi sistematica delle fonti normative, della produzione dottrinale e degli orientamenti giurisprudenziali più recenti, a loro volta comparati con i rispettivi apparati tradizionali, al fine di porre un focus sulla componente evolutiva che ha interessato il bene giuridico della reputazione. Mediante lo studio dei leading case di maggiore centralità rispetto al tema, adottando un approccio diacronico, l’analisi è volta a sondare la tenuta delle tradizionali categorie di imputazione della responsabilità di fronte all’indeterminatezza di tali sistemi tecnologici avanzati. L’esito di tale indagine si sostanzia nella persistenza di zone d’ombra nell’imputazione della responsabilità in capo a sistemi di intelligenza artificiale, qualora si verifichino situazioni lesive della reputazione altrui. Nonostante i tentativi armonici costituiti dall’AI Act e simili, la natura lacunosa di tale paradigma riflette specularmente la frammentarietà regolamentare attuale che si registra in relazione alle suddette tecnologie, chiamando in causa come diretta responsabile la natura dinamica e multiforme dell’AI. Lo studio si conclude prospettando l’urgente necessità di un quadro normativo armonizzato che valorizzi come punti salienti la trasparenza algoritmica e l’approccio by design, vale a dire un approccio proattivo e aprioristico di strumenti in grado di determinare la responsabilità sin dalla fase embrionale di un sistema di intelligenza artificiale. Aspettative che palesano ingenti criticità ma che, per contro, aprono la strada a nuove soluzioni normative, in grado di tradurre i timori connessi a tale sfida tecnologica in un volano per una regolamentazione dello spazio digitale che sia permanente e orientata alla tutela dei diritti della personalità.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/112412