Questa tesi si propone di analizzare il rapporto tra riflessione teorica e sperimentazione narrativa nell’opera di Nathalie Sarraute, attraverso uno studio di Portrait d’un inconnu (1948) alla luce delle formulazioni critiche contenute in L’Ère du soupçon (1956). L’indagine prende avvio dalla crisi del romanzo tradizionale che attraversa il panorama letterario francese del secondo dopoguerra, soffermandosi sul progressivo venir meno delle categorie narrative ottocentesche: intreccio lineare, personaggio stabile, psicologia coerente e linguaggio trasparente, ormai percepite come insufficienti a rappresentare la complessità della coscienza moderna. All’interno di questo contesto, L’Ère du soupçon viene considerato non soltanto come un manifesto teorico, ma come il luogo in cui Sarraute elabora una vera e propria poetica del sospetto, fondata sulla necessità di interrogare criticamente le convenzioni narrative ereditate dal romanzo realistico. La nozione di “sospetto” investe infatti l’intero dispositivo romanzesco: il personaggio perde stabilità, il linguaggio cessa di essere trasparente e il dialogo si frammenta in movimenti sotterranei e pre-verbali, i "tropismes". L’analisi mostra come tali principi teorici trovino piena realizzazione narrativa in Portrait d’un inconnu, attraverso una scrittura discontinua, una retorica del non-detto e una costante destabilizzazione delle convenzioni romanzesche. Particolare attenzione viene dedicata al ruolo attivo del lettore, alla sous-conversation e alla prefazione di Jean-Paul Sartre, che offre una significativa interpretazione esistenzialista dell’opera. Attraverso il confronto tra testo teorico e pratica narrativa, questa ricerca intende quindi evidenziare come l’opera di Sarraute rappresenti uno dei momenti più significativi del rinnovamento romanzesco novecentesco, mostrando come la crisi del genere non conduca alla fine del romanzo, ma alla ricerca di nuove forme capaci di restituire la complessità, la frammentarietà e l’opacità dell’esperienza contemporanea.
Scrivere il sospetto. L’Ère du Soupçon e Portrait d’un Inconnu di Nathalie Sarraute
FIORASO, ANNA
2025/2026
Abstract
Questa tesi si propone di analizzare il rapporto tra riflessione teorica e sperimentazione narrativa nell’opera di Nathalie Sarraute, attraverso uno studio di Portrait d’un inconnu (1948) alla luce delle formulazioni critiche contenute in L’Ère du soupçon (1956). L’indagine prende avvio dalla crisi del romanzo tradizionale che attraversa il panorama letterario francese del secondo dopoguerra, soffermandosi sul progressivo venir meno delle categorie narrative ottocentesche: intreccio lineare, personaggio stabile, psicologia coerente e linguaggio trasparente, ormai percepite come insufficienti a rappresentare la complessità della coscienza moderna. All’interno di questo contesto, L’Ère du soupçon viene considerato non soltanto come un manifesto teorico, ma come il luogo in cui Sarraute elabora una vera e propria poetica del sospetto, fondata sulla necessità di interrogare criticamente le convenzioni narrative ereditate dal romanzo realistico. La nozione di “sospetto” investe infatti l’intero dispositivo romanzesco: il personaggio perde stabilità, il linguaggio cessa di essere trasparente e il dialogo si frammenta in movimenti sotterranei e pre-verbali, i "tropismes". L’analisi mostra come tali principi teorici trovino piena realizzazione narrativa in Portrait d’un inconnu, attraverso una scrittura discontinua, una retorica del non-detto e una costante destabilizzazione delle convenzioni romanzesche. Particolare attenzione viene dedicata al ruolo attivo del lettore, alla sous-conversation e alla prefazione di Jean-Paul Sartre, che offre una significativa interpretazione esistenzialista dell’opera. Attraverso il confronto tra testo teorico e pratica narrativa, questa ricerca intende quindi evidenziare come l’opera di Sarraute rappresenti uno dei momenti più significativi del rinnovamento romanzesco novecentesco, mostrando come la crisi del genere non conduca alla fine del romanzo, ma alla ricerca di nuove forme capaci di restituire la complessità, la frammentarietà e l’opacità dell’esperienza contemporanea.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/112575