Il presente elaborato analizza il concetto di Relatività linguistica, secondo cui la lingua non costituisce un semplice mezzo neutro di comunicazione, ma contribuisce a influenzare il modo in cui gli individui percepiscono, organizzano e interpretano l’esperienza. La ricerca si concentra quindi sul rapporto tra lingua e pensiero, interrogandosi se la lingua determini il pensiero oppure ne orienti soltanto alcune modalità espressive e cognitive. L’indagine si sviluppa lungo un percorso storico e teorico che prende avvio dal Romanticismo tedesco, con autori come Wilhelm von Humboldt, dal quale emerge l’idea che ogni lingua esprima una specifica Weltansicht, ossia una particolare visione del mondo. Tale prospettiva viene successivamente ripresa nell’ambito dell’antropologia linguistica di Franz Boas e rielaborata da Edward Sapir e Benjamin Lee Whorf, fino alla formulazione della cosiddetta Ipotesi Sapir-Whorf. Particolare attenzione sarà dedicata alla distinzione tra la versione “forte” dell’ipotesi, identificata con il determinismo linguistico, e la versione “debole”, riconducibile alla relatività linguistica, nonché alle principali critiche e revisioni sviluppatesi nel dibattito contemporaneo. Successivamente, l’elaborato esaminerà l’influenza di tali teorie nel panorama cinematografico, con particolare riferimento alle lingue artificiali costruite per opere di fantasia. Verranno analizzati casi come il Sindarin, il Dothraki e l’Alto Valyriano, il Klingon e la lingua di Yoda, per poi soffermarsi in modo più approfondito sulla lingua degli Eptapodi nel film "Arrival" e sul Na’vi di "Avatar", al fine di mostrare come le lingue inventate possano riflettere differenti concezioni della realtà, del tempo e dell’esperienza umana.
L’ipotesi di Sapir-Whorf: una riflessione sulle conlang e la relatività linguistica nel cinema
ZOROASTER, CHIARA
2025/2026
Abstract
Il presente elaborato analizza il concetto di Relatività linguistica, secondo cui la lingua non costituisce un semplice mezzo neutro di comunicazione, ma contribuisce a influenzare il modo in cui gli individui percepiscono, organizzano e interpretano l’esperienza. La ricerca si concentra quindi sul rapporto tra lingua e pensiero, interrogandosi se la lingua determini il pensiero oppure ne orienti soltanto alcune modalità espressive e cognitive. L’indagine si sviluppa lungo un percorso storico e teorico che prende avvio dal Romanticismo tedesco, con autori come Wilhelm von Humboldt, dal quale emerge l’idea che ogni lingua esprima una specifica Weltansicht, ossia una particolare visione del mondo. Tale prospettiva viene successivamente ripresa nell’ambito dell’antropologia linguistica di Franz Boas e rielaborata da Edward Sapir e Benjamin Lee Whorf, fino alla formulazione della cosiddetta Ipotesi Sapir-Whorf. Particolare attenzione sarà dedicata alla distinzione tra la versione “forte” dell’ipotesi, identificata con il determinismo linguistico, e la versione “debole”, riconducibile alla relatività linguistica, nonché alle principali critiche e revisioni sviluppatesi nel dibattito contemporaneo. Successivamente, l’elaborato esaminerà l’influenza di tali teorie nel panorama cinematografico, con particolare riferimento alle lingue artificiali costruite per opere di fantasia. Verranno analizzati casi come il Sindarin, il Dothraki e l’Alto Valyriano, il Klingon e la lingua di Yoda, per poi soffermarsi in modo più approfondito sulla lingua degli Eptapodi nel film "Arrival" e sul Na’vi di "Avatar", al fine di mostrare come le lingue inventate possano riflettere differenti concezioni della realtà, del tempo e dell’esperienza umana.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/112615