L’avvento delle tecnologie genetiche ha profondamente ridefinito i confini dell’indagine penale, trasformando il DNA da semplice strumento probatorio a chiave di accesso all’identità individuale e familiare, con implicazioni che travalicano la dimensione strettamente processuale. In tale contesto, la presente tesi esamina il ruolo della genetica forense nel diritto penale contemporaneo, alla luce delle più recenti innovazioni tecnologiche e delle questioni etico-giuridiche che ne derivano, con particolare riferimento al caso del “Golden State Killer”, paradigmatico dell’impiego della genealogia genetica nelle indagini criminali. Il primo capitolo ricostruisce l’evoluzione della prova genetica nel processo penale, analizzando strumenti, metodologie e limiti della genetica forense. In tale ambito, vengono approfonditi il funzionamento e l’utilizzo dei database genetici, le tecniche di ricerca familiare, nonché le più recenti applicazioni quali l’identikit genetico e la profilazione fenotipica, evidenziandone le potenzialità investigative e le criticità in termini di attendibilità e garanzie processuali. Il secondo capitolo è dedicato al caso del “Golden State Killer”, che rappresenta un punto di svolta nell’impiego del DNA genealogico. Dopo aver ripercorso la vicenda giudiziaria ed il profilo criminologico dell’autore, l’analisi si concentra sul fallimento delle indagini tradizionali e sulla successiva svolta investigativa resa possibile attraverso l’utilizzo della ricerca familiare in database genealogici. Vengono inoltre esaminate le principali criticità giuridiche ed etiche connesse all’Investigative Genetic Genealogy, nonché i profili comparatistici tra l’ordinamento statunitense e quello italiano. Il terzo capitolo affronta, in chiave critica, le implicazioni etiche dell’uso dei dati genetici a fini investigativi, con particolare attenzione ai temi del consenso informato, della tutela della privacy e dei rischi connessi a forme di sorveglianza genetica diffusa. L’analisi si estende alle possibili prospettive di regolamentazione futura, alla luce dell’esigenza di bilanciare l’efficacia degli strumenti investigativi con la protezione dei diritti fondamentali della persona. L’elaborato, fondato su fonti normative, dottrinali e scientifiche, si propone di evidenziare come l’innovazione tecnologica nel campo della genetica forense rappresenti al contempo una risorsa investigativa di straordinaria efficacia ed una sfida per il diritto penale, chiamato a ridefinire i propri strumenti di tutela di fronte a scenari inediti.
Genetica forense e diritto penale: il caso "Golden State Killer" tra innovazione investigativa e questioni etiche
MILANI, ANGELICA
2025/2026
Abstract
L’avvento delle tecnologie genetiche ha profondamente ridefinito i confini dell’indagine penale, trasformando il DNA da semplice strumento probatorio a chiave di accesso all’identità individuale e familiare, con implicazioni che travalicano la dimensione strettamente processuale. In tale contesto, la presente tesi esamina il ruolo della genetica forense nel diritto penale contemporaneo, alla luce delle più recenti innovazioni tecnologiche e delle questioni etico-giuridiche che ne derivano, con particolare riferimento al caso del “Golden State Killer”, paradigmatico dell’impiego della genealogia genetica nelle indagini criminali. Il primo capitolo ricostruisce l’evoluzione della prova genetica nel processo penale, analizzando strumenti, metodologie e limiti della genetica forense. In tale ambito, vengono approfonditi il funzionamento e l’utilizzo dei database genetici, le tecniche di ricerca familiare, nonché le più recenti applicazioni quali l’identikit genetico e la profilazione fenotipica, evidenziandone le potenzialità investigative e le criticità in termini di attendibilità e garanzie processuali. Il secondo capitolo è dedicato al caso del “Golden State Killer”, che rappresenta un punto di svolta nell’impiego del DNA genealogico. Dopo aver ripercorso la vicenda giudiziaria ed il profilo criminologico dell’autore, l’analisi si concentra sul fallimento delle indagini tradizionali e sulla successiva svolta investigativa resa possibile attraverso l’utilizzo della ricerca familiare in database genealogici. Vengono inoltre esaminate le principali criticità giuridiche ed etiche connesse all’Investigative Genetic Genealogy, nonché i profili comparatistici tra l’ordinamento statunitense e quello italiano. Il terzo capitolo affronta, in chiave critica, le implicazioni etiche dell’uso dei dati genetici a fini investigativi, con particolare attenzione ai temi del consenso informato, della tutela della privacy e dei rischi connessi a forme di sorveglianza genetica diffusa. L’analisi si estende alle possibili prospettive di regolamentazione futura, alla luce dell’esigenza di bilanciare l’efficacia degli strumenti investigativi con la protezione dei diritti fondamentali della persona. L’elaborato, fondato su fonti normative, dottrinali e scientifiche, si propone di evidenziare come l’innovazione tecnologica nel campo della genetica forense rappresenti al contempo una risorsa investigativa di straordinaria efficacia ed una sfida per il diritto penale, chiamato a ridefinire i propri strumenti di tutela di fronte a scenari inediti.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/112718