«Una bugia detta abbastanza spesso diventa verità». Questa affermazione, associata in passato alla propaganda politica novecentesca, trova oggi una conferma preoccupante nei meccanismi cognitivi come la mera esposizione o l’illusione di verità che regolano la nostra percezione della realtà. In un contesto caratterizzato dalla pervasività dei social media e dalla rapida diffusione di fake news e immagini iperrealistiche generate dall'intelligenza artificiale, la capacità dell'individuo di distinguere tra realtà e finzione è costantemente messa alla prova. Spesso, il sistema cognitivo tende a utilizzare la familiarità derivante dalla ripetizione come un'euristica di veridicità, scambiando ciò che è familiare per ciò che è vero. Questi fenomeni influenzano profondamente sia l’analisi della realtà, sia ciò che consideriamo etico o morale, condizionando le nostre opinioni. In modo simile, incontrare spesso la descrizione di un comportamento sbagliato può portarci a considerarlo meno grave, quasi come se la familiarità rendesse "normale" l'immoralità. Diviene, quindi, cruciale per la letteratura psicologica esaminare queste distorsioni, in quanto possiedono la capacità di modellare la realtà soggettiva in ambiti complessi e innovativi. Attraverso un’analisi attenta di articoli scientifici recenti, il presente lavoro mira a delineare le basi teoriche di questi fenomeni, analizzandone l’estensione degli effetti al dominio visivo e subliminale e approfondendone il legame col giudizio morale.
EFFETTI DELL’ILLUSIONE DELLA VERITÀ E DELLA MERA ESPOSIZIONE NELL’ANALISI DELLA REALTÀ E NEL GIUDIZIO MORALE.
LAGO, MARTINA
2025/2026
Abstract
«Una bugia detta abbastanza spesso diventa verità». Questa affermazione, associata in passato alla propaganda politica novecentesca, trova oggi una conferma preoccupante nei meccanismi cognitivi come la mera esposizione o l’illusione di verità che regolano la nostra percezione della realtà. In un contesto caratterizzato dalla pervasività dei social media e dalla rapida diffusione di fake news e immagini iperrealistiche generate dall'intelligenza artificiale, la capacità dell'individuo di distinguere tra realtà e finzione è costantemente messa alla prova. Spesso, il sistema cognitivo tende a utilizzare la familiarità derivante dalla ripetizione come un'euristica di veridicità, scambiando ciò che è familiare per ciò che è vero. Questi fenomeni influenzano profondamente sia l’analisi della realtà, sia ciò che consideriamo etico o morale, condizionando le nostre opinioni. In modo simile, incontrare spesso la descrizione di un comportamento sbagliato può portarci a considerarlo meno grave, quasi come se la familiarità rendesse "normale" l'immoralità. Diviene, quindi, cruciale per la letteratura psicologica esaminare queste distorsioni, in quanto possiedono la capacità di modellare la realtà soggettiva in ambiti complessi e innovativi. Attraverso un’analisi attenta di articoli scientifici recenti, il presente lavoro mira a delineare le basi teoriche di questi fenomeni, analizzandone l’estensione degli effetti al dominio visivo e subliminale e approfondendone il legame col giudizio morale.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Lago_Martina.pdf
Accesso riservato
Dimensione
435.91 kB
Formato
Adobe PDF
|
435.91 kB | Adobe PDF |
The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License
https://hdl.handle.net/20.500.12608/113905