Scopo: Questo elaborato vuole analizzare l’effetto delle diverse strategie di correzione con lenti a contatto sui parametri alla base della visione binoculare nei soggetti con cheratocono. Introduzione: Il cheratocono (KC) è una patologia corneale bilaterale che altera la qualità visiva monoculare. Questa progressione spesso asimmetrica tra i due occhi compromette la visione binoculare, un ambito tuttora poco approfondito dalle evidenze scientifiche. Metodo: La ricerca in letteratura è stata condotta nel mese di giugno 2026, tramite i portali Google Scholar e PubMed. Sono state selezionate 28 fonti per la stesura finale, individuate con l’utilizzo di parole chiavi, basate sull’unione del termine “keratoconus” con termini relativi alla visione binoculare (binocular vision, fusional vergence, stereopsis) e alle differenti lenti a contatto trattate (RGP, sclerali, ibride, piggyback). Risultati: Nei soggetti con cheratocono le anomalie binoculari interessano fino al 78,6% dei casi. Quando la patologia si presenta, gli occhiali non rappresentano più una correzione sufficiente; infatti, il passaggio dalle lenti oftalmiche alle lenti RGP corneali determina un incremento statisticamente significativo di stereopsi e acuità visiva, nonostante comporti una riduzione di alcuni parametri di vergenza fusionale (tutti a distanza e blur di entrambe le riserve, rottura della riserva negativa da vicino). In presenza di determinati parametri che rendono inutilizzabile l’utilizzo delle lenti RGP corneali, si opta per delle lenti sclerali, che mostrano un recupero superiore della funzione binoculare e della vergenza fusionale, anche se le corneali mantengno un vantaggio su exoforia e accomodazione. Un compito visuo-motorio ha inoltre evidenziato come, in condizioni più realistiche, esista una correlazione minima tra le misure di stereoacuità da laboratorio e i risultati binoculari nella vita quotidiana. Dal punto di vista dell’effetto delle lenti ibride e sistemi piggyback sulla visione binoculare, la letteratura presenta una carenza. Conclusione: I risultati indicano che la scelta del tipo di lente a contatto nel cheratocono non dovrebbe basarsi esclusivamente sul recupero dell’acuità visiva, ma tenere conto anche dell’impatto sulla binocularità. Le aberrazioni ottiche vengono ridotte, ma vi rimane una parte residua che intacca il ripristino totale della funzione binoculare con qualunque tipologia di lente.
Anomalie della stereopsi e della vergenza fusionale nel cheratocono: impatto clinico della correzione con lenti a contatto.
AIANI, ADELE
2025/2026
Abstract
Scopo: Questo elaborato vuole analizzare l’effetto delle diverse strategie di correzione con lenti a contatto sui parametri alla base della visione binoculare nei soggetti con cheratocono. Introduzione: Il cheratocono (KC) è una patologia corneale bilaterale che altera la qualità visiva monoculare. Questa progressione spesso asimmetrica tra i due occhi compromette la visione binoculare, un ambito tuttora poco approfondito dalle evidenze scientifiche. Metodo: La ricerca in letteratura è stata condotta nel mese di giugno 2026, tramite i portali Google Scholar e PubMed. Sono state selezionate 28 fonti per la stesura finale, individuate con l’utilizzo di parole chiavi, basate sull’unione del termine “keratoconus” con termini relativi alla visione binoculare (binocular vision, fusional vergence, stereopsis) e alle differenti lenti a contatto trattate (RGP, sclerali, ibride, piggyback). Risultati: Nei soggetti con cheratocono le anomalie binoculari interessano fino al 78,6% dei casi. Quando la patologia si presenta, gli occhiali non rappresentano più una correzione sufficiente; infatti, il passaggio dalle lenti oftalmiche alle lenti RGP corneali determina un incremento statisticamente significativo di stereopsi e acuità visiva, nonostante comporti una riduzione di alcuni parametri di vergenza fusionale (tutti a distanza e blur di entrambe le riserve, rottura della riserva negativa da vicino). In presenza di determinati parametri che rendono inutilizzabile l’utilizzo delle lenti RGP corneali, si opta per delle lenti sclerali, che mostrano un recupero superiore della funzione binoculare e della vergenza fusionale, anche se le corneali mantengno un vantaggio su exoforia e accomodazione. Un compito visuo-motorio ha inoltre evidenziato come, in condizioni più realistiche, esista una correlazione minima tra le misure di stereoacuità da laboratorio e i risultati binoculari nella vita quotidiana. Dal punto di vista dell’effetto delle lenti ibride e sistemi piggyback sulla visione binoculare, la letteratura presenta una carenza. Conclusione: I risultati indicano che la scelta del tipo di lente a contatto nel cheratocono non dovrebbe basarsi esclusivamente sul recupero dell’acuità visiva, ma tenere conto anche dell’impatto sulla binocularità. Le aberrazioni ottiche vengono ridotte, ma vi rimane una parte residua che intacca il ripristino totale della funzione binoculare con qualunque tipologia di lente.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/114509