La celluloide è stata la prima plastica semisintetica a essere prodotta ed usata su larga scala. Inventata nel 1869-1870 da J. W. Hyatt, è costituita da nitrocellulosa e canfora. Venne inizialmente usata come sostituto all’avorio per la produzione di palle da biliardo e successivamente applicata ad oggetti vari, tra cui montature di occhiali, protesi dentali, pettini, pellicole cinematografiche e altri oggetti di uso comune; alcuni di questi oggi sono di rilevanza storica e perciò conservati in musei e archivi. La celluloide è però soggetta a deterioramento: i processi di denitrazione della nitrocellulosa e la perdita del plastificante canfora portano progressivamente a ingiallimento, deformazione e rottura del materiale. Inoltre, durante questi processi vengono emessi ossidi di azoto e specie acide che accelerano la degradazione dell’oggetto stesso, recano danni ai beni culturali nelle vicinanze e rappresentano un rischio per la sicurezza delle persone e dell’ambiente. Le strategie attualmente adottate per la conservazione della celluloide si basano prevalentemente sulla conservazione preventiva e sul monitoraggio precoce del degrado. L’impiego di nuove tecnologie, tra cui sensori per VOC (composti organici volatili) e nanomateriali funzionali per la gestione del microambiente conservativo, ha consentito un miglioramento del controllo dei principali parametri ambientali responsabili dei processi degradativi, quali temperatura, umidità relativa e illuminazione.
Degradazione della Celluloide nei Beni Culturali e Strategie di Conservazione
LORO, ANNA
2025/2026
Abstract
La celluloide è stata la prima plastica semisintetica a essere prodotta ed usata su larga scala. Inventata nel 1869-1870 da J. W. Hyatt, è costituita da nitrocellulosa e canfora. Venne inizialmente usata come sostituto all’avorio per la produzione di palle da biliardo e successivamente applicata ad oggetti vari, tra cui montature di occhiali, protesi dentali, pettini, pellicole cinematografiche e altri oggetti di uso comune; alcuni di questi oggi sono di rilevanza storica e perciò conservati in musei e archivi. La celluloide è però soggetta a deterioramento: i processi di denitrazione della nitrocellulosa e la perdita del plastificante canfora portano progressivamente a ingiallimento, deformazione e rottura del materiale. Inoltre, durante questi processi vengono emessi ossidi di azoto e specie acide che accelerano la degradazione dell’oggetto stesso, recano danni ai beni culturali nelle vicinanze e rappresentano un rischio per la sicurezza delle persone e dell’ambiente. Le strategie attualmente adottate per la conservazione della celluloide si basano prevalentemente sulla conservazione preventiva e sul monitoraggio precoce del degrado. L’impiego di nuove tecnologie, tra cui sensori per VOC (composti organici volatili) e nanomateriali funzionali per la gestione del microambiente conservativo, ha consentito un miglioramento del controllo dei principali parametri ambientali responsabili dei processi degradativi, quali temperatura, umidità relativa e illuminazione.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/115015