L’artroplastica totale di anca e di ginocchio rappresentano due delle procedure ortopediche più eseguite a livello mondiale, con la longevità dell’impianto che costituisce la principale sfida clinica. La causa primaria di fallimento a lungo termine è la degradazione tribologica del polietilene ad altissimo peso molecolare (UHMWPE), il materiale polimerico di riferimento per le superfici di accoppiamento protesico. Durante il carico in vivo, quattro meccanismi di usura, adesivo, abrasivo, da terzo corpo e da fatica, generano particelle la cui dimensione, morfologia e concentrazione determinano l’entità della risposta biologica conseguente. La frazione maggiormente in grado di innescare una reazione infiammatoria è quella compresa tra 0,05 e 10 μm, che può essere riconosciuta e internalizzata dai macrofagi periprotesici. Una volta rilasciate nello spazio periprotesico, le particelle di UHMWPE agiscono come stimoli immunologici persistenti. Il riconoscimento macrofagico avviene principalmente attraverso i recettori TLR2 e TLR4, con conseguente attivazione del fattore trascrizionale NF-κB e promozione della secrezione cronica di citochine pro-infiammatorie, tra cui TNF-α, IL-1β, IL-6 e IL-8. Quando le dimensioni delle particelle superano la capacità fagocitica del macrofago, la fagocitosi frustrata converte una risposta immunitaria autolimitante in un processo cronico progressivo. La predominanza del fenotipo macrofagico pro-infiammatorio M1 rispetto al fenotipo rigenerativo M2 altera l’asse RANK-RANKL-OPG, determinando iperattivazione degli osteoclasti e progressiva perdita ossea periprotesica. Meccanismi patogenetici aggiuntivi comprendono il trafficking sistemico dei macrofagi guidato dall’asse chemochinico CCR2-CCL2 e la ferroptosi degli osteociti innescata dal contatto diretto con le particelle di usura, entrambi in grado di amplificare il processo osteolitico. Le strategie ingegneristiche sviluppate per contrastare questi fenomeni includono l’ottimizzazione dei metodi di sterilizzazione — dall’irradiazione gamma in aria verso processi in atmosfera inerte con confezionamento in alluminio impermeabile ai gas — e l’introduzione del polietilene altamente reticolato (HXLPE), che riduce significativamente il volume di usura. Le formulazioni di seconda generazione stabilizzate con α-tocoferolo (vitamina E) combinano una protezione antiossidante attiva e continuativa con proprietà tribologiche comparabili o superiori agli HXLPE non additivati, riducendo al contempo il potenziale infiammatorio delle particelle prodotte. La reticolazione chimica con perossido di dicumile rappresenta un ulteriore avanzamento, offrendo un’alternativa alle sorgenti di radiazioni ionizzanti la cui disponibilità industriale è in progressivo calo. Sul piano farmacologico, il targeting dell’asse RANKL/OPG, il blocco dell’asse CCR2-CCL2 e gli inibitori della ferroptosi rappresentano direzioni precliniche promettenti, in attesa di validazione clinica. I materiali nanocompositi e i componenti in polietilene a rilascio di farmaco delineano le prospettive future di un approccio integrato alla longevità dell’impianto. Nel complesso, la durabilità dell’artroprotesi dipende da un equilibrio complesso tra fattori tribologici, immunologici e ingegneristici. La ricerca attuale si orienta verso soluzioni integrate capaci di ridurre simultaneamente la generazione di detriti e di modulare la risposta biologica dell’ospite, con l’obiettivo di sviluppare impianti ortopedici immunocompatibili adeguati ad una popolazione di pazienti sempre più giovane e attiva.

Effetti biologici dei detriti da usura rilasciati da componenti protesici in UHMWPE

SCIURBA, SILVIA
2025/2026

Abstract

L’artroplastica totale di anca e di ginocchio rappresentano due delle procedure ortopediche più eseguite a livello mondiale, con la longevità dell’impianto che costituisce la principale sfida clinica. La causa primaria di fallimento a lungo termine è la degradazione tribologica del polietilene ad altissimo peso molecolare (UHMWPE), il materiale polimerico di riferimento per le superfici di accoppiamento protesico. Durante il carico in vivo, quattro meccanismi di usura, adesivo, abrasivo, da terzo corpo e da fatica, generano particelle la cui dimensione, morfologia e concentrazione determinano l’entità della risposta biologica conseguente. La frazione maggiormente in grado di innescare una reazione infiammatoria è quella compresa tra 0,05 e 10 μm, che può essere riconosciuta e internalizzata dai macrofagi periprotesici. Una volta rilasciate nello spazio periprotesico, le particelle di UHMWPE agiscono come stimoli immunologici persistenti. Il riconoscimento macrofagico avviene principalmente attraverso i recettori TLR2 e TLR4, con conseguente attivazione del fattore trascrizionale NF-κB e promozione della secrezione cronica di citochine pro-infiammatorie, tra cui TNF-α, IL-1β, IL-6 e IL-8. Quando le dimensioni delle particelle superano la capacità fagocitica del macrofago, la fagocitosi frustrata converte una risposta immunitaria autolimitante in un processo cronico progressivo. La predominanza del fenotipo macrofagico pro-infiammatorio M1 rispetto al fenotipo rigenerativo M2 altera l’asse RANK-RANKL-OPG, determinando iperattivazione degli osteoclasti e progressiva perdita ossea periprotesica. Meccanismi patogenetici aggiuntivi comprendono il trafficking sistemico dei macrofagi guidato dall’asse chemochinico CCR2-CCL2 e la ferroptosi degli osteociti innescata dal contatto diretto con le particelle di usura, entrambi in grado di amplificare il processo osteolitico. Le strategie ingegneristiche sviluppate per contrastare questi fenomeni includono l’ottimizzazione dei metodi di sterilizzazione — dall’irradiazione gamma in aria verso processi in atmosfera inerte con confezionamento in alluminio impermeabile ai gas — e l’introduzione del polietilene altamente reticolato (HXLPE), che riduce significativamente il volume di usura. Le formulazioni di seconda generazione stabilizzate con α-tocoferolo (vitamina E) combinano una protezione antiossidante attiva e continuativa con proprietà tribologiche comparabili o superiori agli HXLPE non additivati, riducendo al contempo il potenziale infiammatorio delle particelle prodotte. La reticolazione chimica con perossido di dicumile rappresenta un ulteriore avanzamento, offrendo un’alternativa alle sorgenti di radiazioni ionizzanti la cui disponibilità industriale è in progressivo calo. Sul piano farmacologico, il targeting dell’asse RANKL/OPG, il blocco dell’asse CCR2-CCL2 e gli inibitori della ferroptosi rappresentano direzioni precliniche promettenti, in attesa di validazione clinica. I materiali nanocompositi e i componenti in polietilene a rilascio di farmaco delineano le prospettive future di un approccio integrato alla longevità dell’impianto. Nel complesso, la durabilità dell’artroprotesi dipende da un equilibrio complesso tra fattori tribologici, immunologici e ingegneristici. La ricerca attuale si orienta verso soluzioni integrate capaci di ridurre simultaneamente la generazione di detriti e di modulare la risposta biologica dell’ospite, con l’obiettivo di sviluppare impianti ortopedici immunocompatibili adeguati ad una popolazione di pazienti sempre più giovane e attiva.
2025
Biological effects of wear debris released from UHMWPE prosthetic components
UHMWPE
protesi d'anca
protesi di ginocchio
osteolisi
vitamina E
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Sciurba_Silvia.pdf

accesso aperto

Dimensione 780.26 kB
Formato Adobe PDF
780.26 kB Adobe PDF Visualizza/Apri

The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/115063