Il presente lavoro di tesi analizza l’impatto dell’allenamento della forza nei ciclisti agonisti, valutandone i benefici sulla prestazione. Per preservare l’ottimale rapporto peso/potenza dell'atleta, la letteratura scientifica si è concentrata sui protocolli di forza massima mirati a stimolare adattamenti neurali senza indurre ipertrofia. Gli studi iniziali mostrano che l’integrazione di sovraccarichi elevati per almeno 12 settimane determinano incrementi prestativi significativi rispetto ai soli protocolli di resistenza. Nello specifico, si evidenziano aumenti nella potenza alla soglia del lattato (4 mmol/L), nella potenza di picco al test Wingate, nella potenza massima assoluta e media su prove di 40 minuti (Rønnestad et al., 2015). Il confronto tra le diverse metodologie di somministrazione evidenzia invece risultati contrastanti: mentre il lavoro specifico su strada basato solo su indicazioni di durata degli sprint e utilizzo di rapporti fissi non ha mostrato miglioramenti in alcun valore prestazionale, la forza specifica eseguita in modalità isocinetica a cadenze controllate ha indotto adattamenti del tutto paragonabili alla palestra, eccetto che per le cadenze distanti da quelle di allenamento. Infine, la contestualizzazione in scenari di gara reali conferma la persistenza degli adattamenti neuromuscolari anche dopo 185 minuti di pedalata sub-massimale. Nell'ultima ora di esercizio, i soggetti sottoposti all’allenamento di forza massima mostrano una riduzione del consumo d'ossigeno, della frequenza cardiaca, del lattato ed RPE, oltre a un incremento della potenza media nel test all-out di 5 minuti (Rønnestad et al., 2011). In conclusione, l'allenamento della forza massima si attesta come un pilastro fondamentale per ritardare la fatica e ottimizzare la prestazione.

L’allenamento della forza nel ciclismo su strada per il miglioramento della performance: metodiche a confronto

VALLOTTO, EDOARDO
2025/2026

Abstract

Il presente lavoro di tesi analizza l’impatto dell’allenamento della forza nei ciclisti agonisti, valutandone i benefici sulla prestazione. Per preservare l’ottimale rapporto peso/potenza dell'atleta, la letteratura scientifica si è concentrata sui protocolli di forza massima mirati a stimolare adattamenti neurali senza indurre ipertrofia. Gli studi iniziali mostrano che l’integrazione di sovraccarichi elevati per almeno 12 settimane determinano incrementi prestativi significativi rispetto ai soli protocolli di resistenza. Nello specifico, si evidenziano aumenti nella potenza alla soglia del lattato (4 mmol/L), nella potenza di picco al test Wingate, nella potenza massima assoluta e media su prove di 40 minuti (Rønnestad et al., 2015). Il confronto tra le diverse metodologie di somministrazione evidenzia invece risultati contrastanti: mentre il lavoro specifico su strada basato solo su indicazioni di durata degli sprint e utilizzo di rapporti fissi non ha mostrato miglioramenti in alcun valore prestazionale, la forza specifica eseguita in modalità isocinetica a cadenze controllate ha indotto adattamenti del tutto paragonabili alla palestra, eccetto che per le cadenze distanti da quelle di allenamento. Infine, la contestualizzazione in scenari di gara reali conferma la persistenza degli adattamenti neuromuscolari anche dopo 185 minuti di pedalata sub-massimale. Nell'ultima ora di esercizio, i soggetti sottoposti all’allenamento di forza massima mostrano una riduzione del consumo d'ossigeno, della frequenza cardiaca, del lattato ed RPE, oltre a un incremento della potenza media nel test all-out di 5 minuti (Rønnestad et al., 2011). In conclusione, l'allenamento della forza massima si attesta come un pilastro fondamentale per ritardare la fatica e ottimizzare la prestazione.
2025
Strength training for performance enhancement in road cycling: a comparison of training methods
Ciclismo
Allenamento
Forza
Performance
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/115488