La presente tesi esamina se e a quali condizioni i programmi del Fondo Monetario Internazionale possano essere considerati efficaci. Dopo aver ricostruito l'evoluzione delle funzioni, della condizionalità e della governance del FMI, il lavoro chiarisce i principali problemi metodologici della valutazione empirica: la selezione dei Paesi che ricorrono al Fondo, l'assenza di un controfattuale osservabile, la definizione del trattamento e la scelta di indicatori e orizzonti temporali. Sono quindi discussi i principali strumenti impiegati in letteratura per costruire il controfattuale, dal confronto prima-dopo e dal matching alle variabili strumentali, alle differenze nelle differenze, agli event study e al controllo sintetico. L'analisi applica questa prospettiva a quattro casi di studio: Corea del Sud, Argentina, Grecia e Islanda sono stati scelti per confrontare crisi di liquidità e di solvibilità, diversi regimi di cambio, differenti strategie di ristrutturazione e modalità alternative di ripartizione delle perdite. Il confronto mostra che non esiste una risposta univoca alla domanda iniziale, ma i programmi risultano più efficaci quando il problema è prevalentemente di liquidità, il finanziamento è adeguato, i creditori sono coinvolti e gli obiettivi possono essere corretti quando le previsioni si rivelano errate. Producono invece risultati più controversi quando sostengono regimi di cambio non credibili, rinviano la ristrutturazione di debiti insostenibili o concentrano l'aggiustamento fiscale durante una recessione più profonda del previsto. La conclusione è che l'efficacia debba essere valutata in modo multidimensionale e dinamico, distinguendo la stabilizzazione immediata dalla ripresa duratura e considerando, insieme agli esiti macroeconomici, gli effetti occupazionali, sociali e distributivi.
I programmi del FMI funzionano? Una ricerca tra metodi ed evidenza empirica.
VERLATO, RICCARDO
2025/2026
Abstract
La presente tesi esamina se e a quali condizioni i programmi del Fondo Monetario Internazionale possano essere considerati efficaci. Dopo aver ricostruito l'evoluzione delle funzioni, della condizionalità e della governance del FMI, il lavoro chiarisce i principali problemi metodologici della valutazione empirica: la selezione dei Paesi che ricorrono al Fondo, l'assenza di un controfattuale osservabile, la definizione del trattamento e la scelta di indicatori e orizzonti temporali. Sono quindi discussi i principali strumenti impiegati in letteratura per costruire il controfattuale, dal confronto prima-dopo e dal matching alle variabili strumentali, alle differenze nelle differenze, agli event study e al controllo sintetico. L'analisi applica questa prospettiva a quattro casi di studio: Corea del Sud, Argentina, Grecia e Islanda sono stati scelti per confrontare crisi di liquidità e di solvibilità, diversi regimi di cambio, differenti strategie di ristrutturazione e modalità alternative di ripartizione delle perdite. Il confronto mostra che non esiste una risposta univoca alla domanda iniziale, ma i programmi risultano più efficaci quando il problema è prevalentemente di liquidità, il finanziamento è adeguato, i creditori sono coinvolti e gli obiettivi possono essere corretti quando le previsioni si rivelano errate. Producono invece risultati più controversi quando sostengono regimi di cambio non credibili, rinviano la ristrutturazione di debiti insostenibili o concentrano l'aggiustamento fiscale durante una recessione più profonda del previsto. La conclusione è che l'efficacia debba essere valutata in modo multidimensionale e dinamico, distinguendo la stabilizzazione immediata dalla ripresa duratura e considerando, insieme agli esiti macroeconomici, gli effetti occupazionali, sociali e distributivi.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/115641