Il presente lavoro di tesi propone di analizzare l’evoluzione e l’applicazione della tecnica del DNA dragnet, anche nota in ambito investigativo come screening di massa di popolazione; metodologia consistente nel campionamento genetico di un vasto gruppo di individui, selezionati su base prevalentemente geografica, al fine di identificare l’autore di un reato laddove il profilo genetico repertato sulla scena del crimine non trovi diretto riscontro all’interno delle banche dati preesistenti. L’inizio della trattazione viene dedicata all’analisi dei presupposti scientifici della genetica forense a partire dalla descrizione della molecola di DNA; verranno successivamente trattati i concetti di DNA nucleare e mitocondriale, le metodiche di estrazione e amplificazione genica tramite la Polymerase Chain Reaction (PCR), le tecniche elettroforetiche di tipizzazione e la centralità della catena di custodia quale presupposto imprescindibile per garantire l'affidabilità scientifica e la genuinità della prova biologica. Il percorso scientifico si traduce successivamente nell’esame del quadro normativo nazionale ed europeo di riferimento; a partire dalla ratifica del Trattato di Prüm verrà proposta un’accurata valutazione del contesto regolamentare sovranazionale che anticipa la l.n. 85/2009, disciplina che ha comportato l’istituzione nell’ordinamento italiano della Banca dati nazionale del DNA e del Laboratorio centrale, con attenzione posta anche sul regolamento di attuazione con il D.P.R. 87/2016. Sede in cui sarà proposta anche una trattazione approfondita in merito alle insidiose questioni giuridiche in tema di bilanciamento tra le ragioni di giustizia e le esigenze di riservatezza con riguardo alla tracciabilità dei campioni, alla loro cancellazione e successiva distruzione; argomento trattato facendo riferimento a quanto affermato dal Garante per la protezione dei dati personali. Successivamente sarà presentata un’approfondita e specifica analisi in merito all’utilizzo della tecnica del DNA dragnet; ambito nel quale verranno trattate le questioni giuridiche inerenti al consenso al prelievo poste in relazione al diritto all’autodeterminazione, sarà presentato un confronto tra l’attuale normazione del prelievo coattivo e la natura giuridica del prelievo "atipico" di campioni biologici, con importanti cenni in merito alla distinzione tra le tecniche di DNA dragnet e di familial searching che di frequente nel corso delle indagini in ambito genetico si intersecano le une con le altre. La riflessione teorica troverà riscontro empirico in un'analisi comparata di due casi di cronaca giudiziaria attribuibili all’ordinamento italiano e statunitense, rispettivamente il caso di Yara Gambirasio e del serial killer di Baton Rouge. Il primo caso permette di concentrarsi sull’utilizzo della tecnica investigativa del DNA dragnet, anche nella prospettiva di mettere in evidenza i limiti derivanti dall’attuale assenza di una normazione specifica sul punto all’interno dell’ordinamento italiano. Il caso di matrice statunitense consente di evidenziare come l’utilizzo della tecnica del DNA dragnet possa notevolmente incidere sulla vita personale dei soggetti ivi coinvolti, indagini nelle quali si può presentare il rischio di avvertire il semplice rifiuto di sottoporsi alla ricerca avviata come sinonimo di presunta colpevolezza.In conclusione, saranno proposte alcune riflessioni in ordine a due fenomeni sociali strettamente connessi a quanto precedentemente trattato; ovvero: la “stigmatizzazione genetica” derivante dall’analisi di massa condotta e il rischio della c.d. “surveillance society” ossia un modello di società controllata che potrebbe usare in modo estremizzato le tecniche di DNA approfondite nel raggiungimento dei suoi scopi in ambito di politica criminale
I profili medico-giuridici della tecnica del DNA dragnet nell’esperienza comparata italiana e statunitense
MICHELON, MARTA
2025/2026
Abstract
Il presente lavoro di tesi propone di analizzare l’evoluzione e l’applicazione della tecnica del DNA dragnet, anche nota in ambito investigativo come screening di massa di popolazione; metodologia consistente nel campionamento genetico di un vasto gruppo di individui, selezionati su base prevalentemente geografica, al fine di identificare l’autore di un reato laddove il profilo genetico repertato sulla scena del crimine non trovi diretto riscontro all’interno delle banche dati preesistenti. L’inizio della trattazione viene dedicata all’analisi dei presupposti scientifici della genetica forense a partire dalla descrizione della molecola di DNA; verranno successivamente trattati i concetti di DNA nucleare e mitocondriale, le metodiche di estrazione e amplificazione genica tramite la Polymerase Chain Reaction (PCR), le tecniche elettroforetiche di tipizzazione e la centralità della catena di custodia quale presupposto imprescindibile per garantire l'affidabilità scientifica e la genuinità della prova biologica. Il percorso scientifico si traduce successivamente nell’esame del quadro normativo nazionale ed europeo di riferimento; a partire dalla ratifica del Trattato di Prüm verrà proposta un’accurata valutazione del contesto regolamentare sovranazionale che anticipa la l.n. 85/2009, disciplina che ha comportato l’istituzione nell’ordinamento italiano della Banca dati nazionale del DNA e del Laboratorio centrale, con attenzione posta anche sul regolamento di attuazione con il D.P.R. 87/2016. Sede in cui sarà proposta anche una trattazione approfondita in merito alle insidiose questioni giuridiche in tema di bilanciamento tra le ragioni di giustizia e le esigenze di riservatezza con riguardo alla tracciabilità dei campioni, alla loro cancellazione e successiva distruzione; argomento trattato facendo riferimento a quanto affermato dal Garante per la protezione dei dati personali. Successivamente sarà presentata un’approfondita e specifica analisi in merito all’utilizzo della tecnica del DNA dragnet; ambito nel quale verranno trattate le questioni giuridiche inerenti al consenso al prelievo poste in relazione al diritto all’autodeterminazione, sarà presentato un confronto tra l’attuale normazione del prelievo coattivo e la natura giuridica del prelievo "atipico" di campioni biologici, con importanti cenni in merito alla distinzione tra le tecniche di DNA dragnet e di familial searching che di frequente nel corso delle indagini in ambito genetico si intersecano le une con le altre. La riflessione teorica troverà riscontro empirico in un'analisi comparata di due casi di cronaca giudiziaria attribuibili all’ordinamento italiano e statunitense, rispettivamente il caso di Yara Gambirasio e del serial killer di Baton Rouge. Il primo caso permette di concentrarsi sull’utilizzo della tecnica investigativa del DNA dragnet, anche nella prospettiva di mettere in evidenza i limiti derivanti dall’attuale assenza di una normazione specifica sul punto all’interno dell’ordinamento italiano. Il caso di matrice statunitense consente di evidenziare come l’utilizzo della tecnica del DNA dragnet possa notevolmente incidere sulla vita personale dei soggetti ivi coinvolti, indagini nelle quali si può presentare il rischio di avvertire il semplice rifiuto di sottoporsi alla ricerca avviata come sinonimo di presunta colpevolezza.In conclusione, saranno proposte alcune riflessioni in ordine a due fenomeni sociali strettamente connessi a quanto precedentemente trattato; ovvero: la “stigmatizzazione genetica” derivante dall’analisi di massa condotta e il rischio della c.d. “surveillance society” ossia un modello di società controllata che potrebbe usare in modo estremizzato le tecniche di DNA approfondite nel raggiungimento dei suoi scopi in ambito di politica criminale| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/116454