L’esperienza delle seconde generazioni italo-albanesi si configura in uno spazio di sospensione tra l’essere “italiani di fatto”, per effetto dei processi di socializzazione a cui si è stati esposti, e “stranieri di diritto”, a causa dell’ancoraggio alla normativa dello ius sanguinis. Questa non è una discrepanza solo giuridica, ma innesca meccanismi di negoziazione identitaria caratterizzati da un costante oscillare tra il desiderio di appartenenza e la persistenza di barriere simboliche e materiali. Questa tesi si propone di indagare il ruolo della “prossimità somatica” della comunità albanese nel facilitare i processi di mimesi sociale volti a evitare lo stigma, e di comprendere se il passing venga percepito come una scelta pragmatica o più come una forma di “mutilazione” culturale, ossia una strategia necessaria per ottenere riconoscimento e accettazione. La scelta di focalizzarsi su questo specifico gruppo etnico deriva dalla possibilità di adottare una prospettiva temporale di medio-lungo periodo, a distanza di quasi quattro decenni dall’inizio dei flussi migratori dall’Albania verso l’Italia. Tale orizzonte temporale offre un terreno di analisi fertile rispetto ad altre ondate migratorie più recenti: la comunità italo-albanese, infatti, vanta una storia di insediamento consolidata, consentendo di superare le dinamiche transitorie di primo impatto per osservare, invece, dinamiche di consolidamento strutturate. Questa distanza storica trasforma il caso albanese in un laboratorio ideale per valutare la tenuta nel tempo dei processi di assimilazione e per analizzare come la transizione all’età adulta della seconda generazione rifletta, al contempo, le promesse e le contraddizioni dell’inclusione all'italiana.

Italiani di fatto: La negoziazione identitaria delle seconde generazioni italo-albanesi

ELEZI, MATILDE
2025/2026

Abstract

L’esperienza delle seconde generazioni italo-albanesi si configura in uno spazio di sospensione tra l’essere “italiani di fatto”, per effetto dei processi di socializzazione a cui si è stati esposti, e “stranieri di diritto”, a causa dell’ancoraggio alla normativa dello ius sanguinis. Questa non è una discrepanza solo giuridica, ma innesca meccanismi di negoziazione identitaria caratterizzati da un costante oscillare tra il desiderio di appartenenza e la persistenza di barriere simboliche e materiali. Questa tesi si propone di indagare il ruolo della “prossimità somatica” della comunità albanese nel facilitare i processi di mimesi sociale volti a evitare lo stigma, e di comprendere se il passing venga percepito come una scelta pragmatica o più come una forma di “mutilazione” culturale, ossia una strategia necessaria per ottenere riconoscimento e accettazione. La scelta di focalizzarsi su questo specifico gruppo etnico deriva dalla possibilità di adottare una prospettiva temporale di medio-lungo periodo, a distanza di quasi quattro decenni dall’inizio dei flussi migratori dall’Albania verso l’Italia. Tale orizzonte temporale offre un terreno di analisi fertile rispetto ad altre ondate migratorie più recenti: la comunità italo-albanese, infatti, vanta una storia di insediamento consolidata, consentendo di superare le dinamiche transitorie di primo impatto per osservare, invece, dinamiche di consolidamento strutturate. Questa distanza storica trasforma il caso albanese in un laboratorio ideale per valutare la tenuta nel tempo dei processi di assimilazione e per analizzare come la transizione all’età adulta della seconda generazione rifletta, al contempo, le promesse e le contraddizioni dell’inclusione all'italiana.
2025
Italians in practice: The identity negotiation of second-generation italo-albanians
Seconde generazioni
Albania
Integrazione
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/116963