Da secoli nell’immaginario collettivo la giovinezza è associata a bellezza, forza, vitalità e dinamismo. Con l’inizio della modernità tale immagine, manipolata nella sua declinazione maschile più virilmente e aggressivamente intesa, è stata sovente oggetto di strumentalizzazione politico-culturale a scopo sovversivo. Ancora nella prima metà del Novecento, in particolare all’altezza delle avanguardie di inizio secolo, e successivamente durante il fascismo, questo “mito positivo” giovanilistico viene rilanciato e sfruttato come “concetto operativo”. Tra le voci che si alzano contro la retorica dominante in questi anni, si stagliano quelle di Federigo Tozzi e Alberto Moravia, esordienti rispettivamente negli anni Dieci e negli anni Venti-Trenta, che con le loro opere demistificano questo falso mito propagandistico offrendo l’immagine di una giovinezza segnata dalla fragilità, dal disorientamento e dall’impotenza vitale. Partendo da una contestualizzazione storico-sociale, il presente lavoro si propone di indagare il lato oscuro ma anche più autentico della giovinezza attraverso l’analisi dell’opera dei due autori. L’indagine si focalizzerà in particolare sulla narrativa breve, genere che, con il tramonto del Bildungsroman nel Novecento, appare come il più consono a registrare i traumi della modernità e l’impossibilità giovanile di un approdo sereno a una maturità stabile e consapevole.
L’insostenibile giovinezza. L’identità giovanile nella narrativa breve di Federigo Tozzi e Alberto Moravia
TASSO, ALESSANDRA
2025/2026
Abstract
Da secoli nell’immaginario collettivo la giovinezza è associata a bellezza, forza, vitalità e dinamismo. Con l’inizio della modernità tale immagine, manipolata nella sua declinazione maschile più virilmente e aggressivamente intesa, è stata sovente oggetto di strumentalizzazione politico-culturale a scopo sovversivo. Ancora nella prima metà del Novecento, in particolare all’altezza delle avanguardie di inizio secolo, e successivamente durante il fascismo, questo “mito positivo” giovanilistico viene rilanciato e sfruttato come “concetto operativo”. Tra le voci che si alzano contro la retorica dominante in questi anni, si stagliano quelle di Federigo Tozzi e Alberto Moravia, esordienti rispettivamente negli anni Dieci e negli anni Venti-Trenta, che con le loro opere demistificano questo falso mito propagandistico offrendo l’immagine di una giovinezza segnata dalla fragilità, dal disorientamento e dall’impotenza vitale. Partendo da una contestualizzazione storico-sociale, il presente lavoro si propone di indagare il lato oscuro ma anche più autentico della giovinezza attraverso l’analisi dell’opera dei due autori. L’indagine si focalizzerà in particolare sulla narrativa breve, genere che, con il tramonto del Bildungsroman nel Novecento, appare come il più consono a registrare i traumi della modernità e l’impossibilità giovanile di un approdo sereno a una maturità stabile e consapevole.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/117385