Castoriadis is a protean philosopher: not only his reflection pervade the most disparate fields of knowledge from biology to psychology, from particle physics to economics, from anthropology to topology, master on terms and language, but also his life seems not satisfied of the body shell in which he found herself residing, from her twenty years as an OECD analyst to the rest of his life as a psychoanalyst, from his early youth as a partisan against the dictatorship of Metaxas and the Nazi occupation in Greece as director of the sociological research at the Ercoles de France, through the situation of far-left refugee commentator and under a pseudonym for fear of repatriation. This exasperated eclecticism often confuses its interpreters and forcing them to admit their own interpretative impotence, but if one tries to orient oneself in the "labyrinth" of its "significations", one might notice a certain almost Hegelian coherence pervaded by a Socratic mission, full of a Marxian activism. I will try to outline the role of the philosopher according to Castoriadis in this intertwining, at the same time connected and fragmented. A work to execute the various suggestions found among articles, interviews and conferences; to involve in his most complete work The Imaginary Institution of Society and his real intellectual history. In this way we will look into the successive questions: what is the role of the philosopher in society? Does my philosophy help perpetuate the existing order or its revolution? What is there in my need of philosophy that's not a psychic delirium and therefore a reiteration of an established social need? We will conclude with the figure of the philosopher as the one who self-determines in his requesting / implying / creating the transhistorical community in which it fits, but we will also underline his limit about inevitably refer to democracy as an indisputable political regime.

Castoriadis è un filosofo proteiforme: non solo la sua riflessione pervade i campi del sapere più disparati dalla biologia alla psicologia, dalla fisica delle particelle all'economia, dall'antropologia alla topologia, padroneggiandone termini e linguaggio, ma anche la sua vita sembra non accontentarsi dell'involucro corporeo in cui si è trovato a risiedere: dai suoi vent'anni da analista dell'ocse al resto della sua vita come psicoanalista, dalla prima giovinezza da partigiano contro la dittatura di Metaxas e all'occupazione nazista in Grecia a direttore della ricerca sociologica all'Ercoles de France passando per la situazione di opinionista d'estrema sinistra profugo e sotto pseudonimo per la paura del rimpatrio. Questo esasperato eclettismo spesso disorienta i suoi interpreti fino a costringerli ad ammettere la propria impotenza interpretativa, ma se si prova ad orientarsi nel "labirinto" delle sue "significazioni", si potrebbe notare una certa coerenza quasi hegeliana pervasa da una missione socratica intrisa di un attivismo marxiano. È in questo intreccio connesso e allo stesso tempo frammentato, che cercherò di delineare il ruolo del filosofo secondo Castoriadis. Un lavoro di accostamento fra le diverse suggestioni trovate tra articoli, interviste e conferenze che segue il filo del discorso tracciato dalla sua opera più completa L'istituzione immaginaria della società, sulla falsa riga della sua reale storia intellettuale. Accompagneremo così il lettore nell'approfondire le questioni aperte dalle seguenti domande in successione: qual è il ruolo del filosofo nella società? La filosofia che sto facendo contribuisce all'ordine sociale esistente o alla sua rivoluzione? Cosa c'è nella mia esigenza di porre la filosofia come tale, che fa sì che il mio fare filosofia non sia mero delirio psichico e quindi mera reiterazione di un bisogno sociale istituito? Concluderemo così delineando la figura del filosofo come colui che si autodetermina nel suo richiedere/implicare/creare la comunità transtorica nella quale si inserisce, ma ne sottolineeremo anche i limiti nel suo doversi riferire inevitabilmente alla democrazia come regime politico indiscutibile.

Il ruolo del filosofo nel pensiero di Cornelius Castoriadis

MEDELIN, FRANCESCO
2021/2022

Abstract

Castoriadis is a protean philosopher: not only his reflection pervade the most disparate fields of knowledge from biology to psychology, from particle physics to economics, from anthropology to topology, master on terms and language, but also his life seems not satisfied of the body shell in which he found herself residing, from her twenty years as an OECD analyst to the rest of his life as a psychoanalyst, from his early youth as a partisan against the dictatorship of Metaxas and the Nazi occupation in Greece as director of the sociological research at the Ercoles de France, through the situation of far-left refugee commentator and under a pseudonym for fear of repatriation. This exasperated eclecticism often confuses its interpreters and forcing them to admit their own interpretative impotence, but if one tries to orient oneself in the "labyrinth" of its "significations", one might notice a certain almost Hegelian coherence pervaded by a Socratic mission, full of a Marxian activism. I will try to outline the role of the philosopher according to Castoriadis in this intertwining, at the same time connected and fragmented. A work to execute the various suggestions found among articles, interviews and conferences; to involve in his most complete work The Imaginary Institution of Society and his real intellectual history. In this way we will look into the successive questions: what is the role of the philosopher in society? Does my philosophy help perpetuate the existing order or its revolution? What is there in my need of philosophy that's not a psychic delirium and therefore a reiteration of an established social need? We will conclude with the figure of the philosopher as the one who self-determines in his requesting / implying / creating the transhistorical community in which it fits, but we will also underline his limit about inevitably refer to democracy as an indisputable political regime.
2021
The Philosopher’s Involvement in the Thought of Cornelius Castoriadis
Castoriadis è un filosofo proteiforme: non solo la sua riflessione pervade i campi del sapere più disparati dalla biologia alla psicologia, dalla fisica delle particelle all'economia, dall'antropologia alla topologia, padroneggiandone termini e linguaggio, ma anche la sua vita sembra non accontentarsi dell'involucro corporeo in cui si è trovato a risiedere: dai suoi vent'anni da analista dell'ocse al resto della sua vita come psicoanalista, dalla prima giovinezza da partigiano contro la dittatura di Metaxas e all'occupazione nazista in Grecia a direttore della ricerca sociologica all'Ercoles de France passando per la situazione di opinionista d'estrema sinistra profugo e sotto pseudonimo per la paura del rimpatrio. Questo esasperato eclettismo spesso disorienta i suoi interpreti fino a costringerli ad ammettere la propria impotenza interpretativa, ma se si prova ad orientarsi nel "labirinto" delle sue "significazioni", si potrebbe notare una certa coerenza quasi hegeliana pervasa da una missione socratica intrisa di un attivismo marxiano. È in questo intreccio connesso e allo stesso tempo frammentato, che cercherò di delineare il ruolo del filosofo secondo Castoriadis. Un lavoro di accostamento fra le diverse suggestioni trovate tra articoli, interviste e conferenze che segue il filo del discorso tracciato dalla sua opera più completa L'istituzione immaginaria della società, sulla falsa riga della sua reale storia intellettuale. Accompagneremo così il lettore nell'approfondire le questioni aperte dalle seguenti domande in successione: qual è il ruolo del filosofo nella società? La filosofia che sto facendo contribuisce all'ordine sociale esistente o alla sua rivoluzione? Cosa c'è nella mia esigenza di porre la filosofia come tale, che fa sì che il mio fare filosofia non sia mero delirio psichico e quindi mera reiterazione di un bisogno sociale istituito? Concluderemo così delineando la figura del filosofo come colui che si autodetermina nel suo richiedere/implicare/creare la comunità transtorica nella quale si inserisce, ma ne sottolineeremo anche i limiti nel suo doversi riferire inevitabilmente alla democrazia come regime politico indiscutibile.
filosofia
linguaggio
storia
società
psiche
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/11744