La rivoluzione digitale ha condotto a radicali trasformazioni per quanto riguarda la ricerca e l’accesso alle informazioni. Accanto alle potenzialità della Rete di condurre ad un miglioramento delle condizioni di esercizio della libertà di espressione, si è sviluppato un sistema oligopolistico di controllo dei contenuti online. A questo proposito, le piattaforme digitali hanno assunto notevoli poteri nella gestione e nella sorveglianza delle informazioni tramite la raccolta e l’indicizzazione dei dati personali degli utenti. Si sono dimostrati particolarmente rilevanti i sistemi di raccomandazione utilizzati dai gatekeepers che, giovandosi di algoritmi e intelligenza artificiale, hanno potuto mettere in atto una serie di condotte come il filtraggio e la personalizzazione dei contenuti. Inoltre, l’autoregolamentazione iniziale delle piattaforme ha permesso loro di adoperare misure relative alla rimozione e alla moderazione delle informazioni online, le quali possono essere considerate in base ad una prospettiva positiva, in quanto l’eliminazione di taluni contenuti permette di evitare la diffusione di messaggi d’odio e fake news, ma anche secondo un’accezione negativa, ossia come un meccanismo di censura. Quest'ultimo, inoltre, non viene attuato dal potere pubblico com’è avvenuto in passato, bensì dalle piattaforme stesse che per loro natura sono da considerarsi poteri privati. Alla luce di queste considerazioni, l’elaborato si propone di analizzare le misure messe in atto dagli Stati, con particolare riferimento all’Italia, all’Unione Europea e agli Stati Uniti, per ridefinire le tradizionali categorie del costituzionalismo e il campo della libertà di espressione, in modo tale da regolamentare l’attività delle piattaforme digitali.
Libertà di espressione e content moderation nelle piattaforme digitali
PEDRON, AURORA
2025/2026
Abstract
La rivoluzione digitale ha condotto a radicali trasformazioni per quanto riguarda la ricerca e l’accesso alle informazioni. Accanto alle potenzialità della Rete di condurre ad un miglioramento delle condizioni di esercizio della libertà di espressione, si è sviluppato un sistema oligopolistico di controllo dei contenuti online. A questo proposito, le piattaforme digitali hanno assunto notevoli poteri nella gestione e nella sorveglianza delle informazioni tramite la raccolta e l’indicizzazione dei dati personali degli utenti. Si sono dimostrati particolarmente rilevanti i sistemi di raccomandazione utilizzati dai gatekeepers che, giovandosi di algoritmi e intelligenza artificiale, hanno potuto mettere in atto una serie di condotte come il filtraggio e la personalizzazione dei contenuti. Inoltre, l’autoregolamentazione iniziale delle piattaforme ha permesso loro di adoperare misure relative alla rimozione e alla moderazione delle informazioni online, le quali possono essere considerate in base ad una prospettiva positiva, in quanto l’eliminazione di taluni contenuti permette di evitare la diffusione di messaggi d’odio e fake news, ma anche secondo un’accezione negativa, ossia come un meccanismo di censura. Quest'ultimo, inoltre, non viene attuato dal potere pubblico com’è avvenuto in passato, bensì dalle piattaforme stesse che per loro natura sono da considerarsi poteri privati. Alla luce di queste considerazioni, l’elaborato si propone di analizzare le misure messe in atto dagli Stati, con particolare riferimento all’Italia, all’Unione Europea e agli Stati Uniti, per ridefinire le tradizionali categorie del costituzionalismo e il campo della libertà di espressione, in modo tale da regolamentare l’attività delle piattaforme digitali.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/117983