Prevedere il momento in cui si verificheranno eventi imminenti è fondamentale per interagire con il mondo e per orientare con successo l’attenzione. Quando gli eventi definiscono una struttura ritmica o quando esperienze pregresse rendono noto un intervallo anche se preso in isolamento, è possibile formare delle previsioni temporali in modo tale da permettere al nostro cervello di prepararsi in modo più rapido ed efficiente. Un aspetto meno compreso della malattia di Parkinson, ma comunque rilevante e invalidante, si riferisce alle alterazioni dell’elaborazione temporale, le quali sono associate alla compromissione del controllo motorio e cognitivo della bradicinesia. Sebbene la letteratura evidenzi deficit più marcati nei compiti di tempo esplicito, il ruolo del tempo implicito nella malattia di Parkinson rimane ancora poco chiaro. Studiare i processi temporali impliciti può contribuire a comprendere meglio quali sistemi temporali risultino preservati o compromessi, chiarendo il contributo dei diversi circuiti neurali coinvolti e le possibili implicazioni funzionali e riabilitative. In aggiunta, la letteratura esistente non dispone di un compito unificato in grado di misurare i più comuni effetti di preparazione temporale all’interno di un’unica sessione sperimentale. Per questo motivo, nel presente studio è stata utilizzata una versione modificata del Temporal Preparation Task (TEP-Task) (Capizzi et al., 2026), sviluppato per valutare questi effetti in una singola sessione di test che includa i vantaggi comportamentali associati a foreperiod più lunghi rispetto a quelli più brevi (effetto di foreperiod), a foreperiod precedenti brevi rispetto a precedenti lunghi (effetti sequenziali), a cue predittivi validi rispetto a neutri (effetti di orientamento temporale) e a sequenze regolari rispetto a sequenze irregolari (effetti ritmici). In riferimento alla prestazione del gruppo dei Parkinson, la prima ipotesi sperimentale si concentra sulla variabile del foreperiod. Nello specifico si prevede una performance preservata ed equivalente ai controlli nel compito a foreperiod variabile (Jurkowski et al., 2005; Mioni et al., 2018), con una conseguente riduzione dei tempi di reazione all’aumentare dell’intervallo interstimolo. La seconda ipotesi sperimentale riguarda i compiti di orientamento temporale. Facendo particolare riferimento ad uno studio di Zokeai e colleghi del 2020 (Zokaei et al., 2020), si può ipotizzare che non si delineino differenze significative tra il campione di Parkinson e quello di anziani sani e che ci sia un effetto di facilitazione nelle prove valide, in cui il partecipante, esplicitamente informato, può prepararsi in modo più efficace alla comparsa dello stimolo. La terza e ultima ipotesi sperimentale si concentra sui compiti di natura ritmica. I gangli della base sembrano essere implicati nella componente ritmica del tempo, sia a livello esplicito nella percezione di giudizi ritmici, sia a livello implicito nelle predizioni temporali (Praamstra & Pope, 2007; Kotz et al., 2015). È quindi possibile ipotizzare che i pazienti con Parkinson mostrino un beneficio ridotto per i cue ritmici di natura sincrona (Breska & Ivry, 2018). I risultati confermano solo in parte le tre ipotesi. L’effetto di foreperiod, in accordo con la letteratura, è risultato significativo non solo nel gruppo dei giovani e degli anziani, ma anche nel gruppo dei Parkinson. Successivamente si è osservato un comportamento analogo per l’effetto di orientamento temporale indotto dal ritmo, che contrariamente alle ipotesi formulate, ha raggiunto la significatività statistica anche nel gruppo dei pazienti. Infine, per quanto riguarda il compito di orientamento temporale, non è stata raggiunta la piena significatività statistica nel gruppo dei Parkinson, mentre tale significatività è stata riscontrata nel gruppo dei giovani.

La percezione del tempo implicito nei pazienti con malattia di Parkinson

BARTOLOMEI, SILVIA
2025/2026

Abstract

Prevedere il momento in cui si verificheranno eventi imminenti è fondamentale per interagire con il mondo e per orientare con successo l’attenzione. Quando gli eventi definiscono una struttura ritmica o quando esperienze pregresse rendono noto un intervallo anche se preso in isolamento, è possibile formare delle previsioni temporali in modo tale da permettere al nostro cervello di prepararsi in modo più rapido ed efficiente. Un aspetto meno compreso della malattia di Parkinson, ma comunque rilevante e invalidante, si riferisce alle alterazioni dell’elaborazione temporale, le quali sono associate alla compromissione del controllo motorio e cognitivo della bradicinesia. Sebbene la letteratura evidenzi deficit più marcati nei compiti di tempo esplicito, il ruolo del tempo implicito nella malattia di Parkinson rimane ancora poco chiaro. Studiare i processi temporali impliciti può contribuire a comprendere meglio quali sistemi temporali risultino preservati o compromessi, chiarendo il contributo dei diversi circuiti neurali coinvolti e le possibili implicazioni funzionali e riabilitative. In aggiunta, la letteratura esistente non dispone di un compito unificato in grado di misurare i più comuni effetti di preparazione temporale all’interno di un’unica sessione sperimentale. Per questo motivo, nel presente studio è stata utilizzata una versione modificata del Temporal Preparation Task (TEP-Task) (Capizzi et al., 2026), sviluppato per valutare questi effetti in una singola sessione di test che includa i vantaggi comportamentali associati a foreperiod più lunghi rispetto a quelli più brevi (effetto di foreperiod), a foreperiod precedenti brevi rispetto a precedenti lunghi (effetti sequenziali), a cue predittivi validi rispetto a neutri (effetti di orientamento temporale) e a sequenze regolari rispetto a sequenze irregolari (effetti ritmici). In riferimento alla prestazione del gruppo dei Parkinson, la prima ipotesi sperimentale si concentra sulla variabile del foreperiod. Nello specifico si prevede una performance preservata ed equivalente ai controlli nel compito a foreperiod variabile (Jurkowski et al., 2005; Mioni et al., 2018), con una conseguente riduzione dei tempi di reazione all’aumentare dell’intervallo interstimolo. La seconda ipotesi sperimentale riguarda i compiti di orientamento temporale. Facendo particolare riferimento ad uno studio di Zokeai e colleghi del 2020 (Zokaei et al., 2020), si può ipotizzare che non si delineino differenze significative tra il campione di Parkinson e quello di anziani sani e che ci sia un effetto di facilitazione nelle prove valide, in cui il partecipante, esplicitamente informato, può prepararsi in modo più efficace alla comparsa dello stimolo. La terza e ultima ipotesi sperimentale si concentra sui compiti di natura ritmica. I gangli della base sembrano essere implicati nella componente ritmica del tempo, sia a livello esplicito nella percezione di giudizi ritmici, sia a livello implicito nelle predizioni temporali (Praamstra & Pope, 2007; Kotz et al., 2015). È quindi possibile ipotizzare che i pazienti con Parkinson mostrino un beneficio ridotto per i cue ritmici di natura sincrona (Breska & Ivry, 2018). I risultati confermano solo in parte le tre ipotesi. L’effetto di foreperiod, in accordo con la letteratura, è risultato significativo non solo nel gruppo dei giovani e degli anziani, ma anche nel gruppo dei Parkinson. Successivamente si è osservato un comportamento analogo per l’effetto di orientamento temporale indotto dal ritmo, che contrariamente alle ipotesi formulate, ha raggiunto la significatività statistica anche nel gruppo dei pazienti. Infine, per quanto riguarda il compito di orientamento temporale, non è stata raggiunta la piena significatività statistica nel gruppo dei Parkinson, mentre tale significatività è stata riscontrata nel gruppo dei giovani.
2025
Implicit time perception in patients with Parkinson’s disease
Parkinson
Time perception
Implicit
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/118812