L’elaborato intende individuare le reciproche influenze tra il gergo della camorra e la lingua italiana, analizzando sia i fattori storici e culturali che, nel corso dei secoli, hanno permesso l’ingresso di alcuni vocaboli specifici del codice criminale nel lessico comune, sia le modalità intraprese dalla malavita napoletana nell’adottare e adattare gli strumenti della comunicazione per i propri fini. Il quesito principale della tesi si concentra sul comprendere se la criminalità organizzata, sfruttando anche la fiction, abbia talmente fascino sull’immaginario collettivo da incentivare un’emulazione anche nel modo di comunicare, oppure esista, invece, una correlazione tra l’ambiente malavitoso e quello cittadino, una zona grigia dove il linguaggio si contamina e si evolve in maniera bidirezionale. Nello specifico, la prima parte della tesi offre una visione d’insieme sulle varie fonti che hanno setacciato, negli anni, documenti d’archivio, carte processuali, testimonianze dirette e opere letterarie, nel chiaro intento di risalire a una valida etimologia del termine camorra, necessaria per inquadrare il fenomeno sia da un punto di vista linguistico che cronologico. Inoltre, si fa cenno ai primi vocaboli introdotti nella lingua tramite il gergo camorrista: guappo e scugnizzo, termini emblematici della parlata napoletana; eppure, di provenienza estera o extraregionale, parole un tempo circoscritte al solo ambiente criminale e oggi appartenenti all'intera popolazione, rese celebri anche dall’arte e dalla musica. A chiusura di questo primo capitolo, un paragrafo è dedicato a fornire alcuni cenni di storia della camorra, dei processi evolutivi che l’hanno caratterizzata e di alcuni personaggi che hanno contribuito alla sua espansione, affinché si possa avere un’idea precisa del contesto in cui muove l’analisi proposta. Nella seconda sezione, invece, centrale è la figura di Raffaele Cutolo, boss della Nuova Camorra Organizzata, abile e astuto nello sfruttare parole e gesti per diffondere e legittimare la cultura camorrista; attraverso un’analisi della simbologia e della comunicazione utilizzate da Cutolo, si può vedere come egli sia stato capace di acquisire prestigio e popolarità nel panorama criminale e tra la collettività, affermando, di nuovo, il culto del capo e il mito del “camorrista gentiluomo” venuto meno a inizio ‘900. Inoltre, inciso importante è quello relativo alla trasformazione della camorra dopo la fine dell’epoca cutoliana, con la comparsa del Sistema, termine che identifica la struttura orizzontale dell’attuale criminalità organizzata campana, divisa in numerosi clan autonomi e indipendenti. L’ultimo capitolo, infine, risponde alla domanda posta inizialmente, prendendo in considerazione, in questa parte di ricerca, le opere di finzione che trattano il tema camorra nelle sue diverse angolazioni e sfumature. Partendo dal racconto degli stessi boss improvvisati scrittori, passando dalla musica neomelodica, fino a serie televisive cult come Gomorra e Mare Fuori, si nota la caratteristica della camorra di riuscire a sfruttare tutti i mezzi a disposizione, persino i social network, per rendersi accattivante ed imporre il proprio linguaggio; la ricerca costante della luce dei riflettori e il divenire un prodotto creativo di successo hanno permesso alla camorra, infatti, di immettere nella lingua standard elementi lessicali ed espressioni altrimenti circoscritte al solo gergo criminale. Allo stesso modo, la spinta dell’italiano e la notorietà assunta da alcuni personaggi e dalle loro battute, in particolare della serialità televisiva, hanno agito sul codice della delinquenza instaurando una correlazione linguistica tra la finzione e la realtà.

Emulazione e correlazione. Analisi del gergo camorristico tra finzione e realtà

QUAGLIA, PASQUALE
2023/2024

Abstract

L’elaborato intende individuare le reciproche influenze tra il gergo della camorra e la lingua italiana, analizzando sia i fattori storici e culturali che, nel corso dei secoli, hanno permesso l’ingresso di alcuni vocaboli specifici del codice criminale nel lessico comune, sia le modalità intraprese dalla malavita napoletana nell’adottare e adattare gli strumenti della comunicazione per i propri fini. Il quesito principale della tesi si concentra sul comprendere se la criminalità organizzata, sfruttando anche la fiction, abbia talmente fascino sull’immaginario collettivo da incentivare un’emulazione anche nel modo di comunicare, oppure esista, invece, una correlazione tra l’ambiente malavitoso e quello cittadino, una zona grigia dove il linguaggio si contamina e si evolve in maniera bidirezionale. Nello specifico, la prima parte della tesi offre una visione d’insieme sulle varie fonti che hanno setacciato, negli anni, documenti d’archivio, carte processuali, testimonianze dirette e opere letterarie, nel chiaro intento di risalire a una valida etimologia del termine camorra, necessaria per inquadrare il fenomeno sia da un punto di vista linguistico che cronologico. Inoltre, si fa cenno ai primi vocaboli introdotti nella lingua tramite il gergo camorrista: guappo e scugnizzo, termini emblematici della parlata napoletana; eppure, di provenienza estera o extraregionale, parole un tempo circoscritte al solo ambiente criminale e oggi appartenenti all'intera popolazione, rese celebri anche dall’arte e dalla musica. A chiusura di questo primo capitolo, un paragrafo è dedicato a fornire alcuni cenni di storia della camorra, dei processi evolutivi che l’hanno caratterizzata e di alcuni personaggi che hanno contribuito alla sua espansione, affinché si possa avere un’idea precisa del contesto in cui muove l’analisi proposta. Nella seconda sezione, invece, centrale è la figura di Raffaele Cutolo, boss della Nuova Camorra Organizzata, abile e astuto nello sfruttare parole e gesti per diffondere e legittimare la cultura camorrista; attraverso un’analisi della simbologia e della comunicazione utilizzate da Cutolo, si può vedere come egli sia stato capace di acquisire prestigio e popolarità nel panorama criminale e tra la collettività, affermando, di nuovo, il culto del capo e il mito del “camorrista gentiluomo” venuto meno a inizio ‘900. Inoltre, inciso importante è quello relativo alla trasformazione della camorra dopo la fine dell’epoca cutoliana, con la comparsa del Sistema, termine che identifica la struttura orizzontale dell’attuale criminalità organizzata campana, divisa in numerosi clan autonomi e indipendenti. L’ultimo capitolo, infine, risponde alla domanda posta inizialmente, prendendo in considerazione, in questa parte di ricerca, le opere di finzione che trattano il tema camorra nelle sue diverse angolazioni e sfumature. Partendo dal racconto degli stessi boss improvvisati scrittori, passando dalla musica neomelodica, fino a serie televisive cult come Gomorra e Mare Fuori, si nota la caratteristica della camorra di riuscire a sfruttare tutti i mezzi a disposizione, persino i social network, per rendersi accattivante ed imporre il proprio linguaggio; la ricerca costante della luce dei riflettori e il divenire un prodotto creativo di successo hanno permesso alla camorra, infatti, di immettere nella lingua standard elementi lessicali ed espressioni altrimenti circoscritte al solo gergo criminale. Allo stesso modo, la spinta dell’italiano e la notorietà assunta da alcuni personaggi e dalle loro battute, in particolare della serialità televisiva, hanno agito sul codice della delinquenza instaurando una correlazione linguistica tra la finzione e la realtà.
2023
Emulation and correlation. Analysis of camorristic slang between fiction and reality
Camorra
Gergo
Linguaggio
Fiction
Cutolo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/63510