L’obiettivo della tesi è quello di esplorare le posizioni espresse sulla materia della politica del figlio unico da attori internazionali, quali le Nazioni Unite, singoli Stati e gruppi di società civile, e come e se la loro critica abbia influito sulla resistenza della politica. Deng Xiaoping ha introdotto la politica del figlio unico nel 1979 considerandola un’alta priorità del suo governo. Dopo pochi anni dall’introduzione, il governo decise di rilassare le regole per determinate regioni e minoranze etniche e di permettere a queste famiglie di avere fino a due bambini. L’obiettivo di contenere la crescita della popolazione venne raggiunto nei primi anni 2000. Tuttavia si dovette aspettare fino al 2016 per la decisione del governo di rimuovere la politica del figlio unico e introdurre la politica universale dei due figli. Infine nel 2021 il Partito comunista ha deciso di cambiare nuovamente la politica consentendo tre figli a famiglia. La Cina ha difeso la politica come una misura necessaria per controllare la crescita della popolazione e lo sviluppo economico. Le autorità cinesi hanno affermato di aver attuato la politica nell'interesse della promozione del benessere generale della società. Hanno sottolineato la necessità di bilanciare i diritti individuali con il bene collettivo, sostenendo che le misure di controllo della popolazione erano essenziali per lo sviluppo e la stabilità nazionale. In risposta alle critiche, la Cina ha attuato riforme graduali alla politica del figlio unico, consentendo ad esempio eccezioni per alcuni gruppi, comprese le minoranze etniche e le famiglie rurali. Le autorità hanno evidenziato queste riforme come prova della loro volontà di affrontare le critiche e adeguare le politiche in base alle circostanze. La politica del figlio unico è stata oggetto di critiche da parte di diversi attori internazionali. In relazione ai diritti umani, la Cina è stata accusata di utilizzare misure coercitive come aborti fozati e sterilizzazioni. Amnesty International ha denunciato le misure coercitive di aborti e sterilizzationi adottate dalle autorità cinesi nei confronti di famiglie con già un figlio. Nel report mondiale del 2013, Human Rights Watch rende noto che i diritti riproduttivi delle donne rimangono ancora gravemente limitati. Mentre la pressione degli attori internazionali ha evidenziato i problemi etici e di diritti umani associati alla politica del figlio unico, le motivazioni principali che hanno spinto il governo cinese al rilassamento e in seguito all’eliminazione della politica sono state dettate da fattori interni, quali la demografia e l’economia della nazione. Il governo si è infatti reso conto che il mantenimento della politica avrebbe significato mettere a rischio la stabilità e la crescita dello Stato. Lo studio vuole analizzare in che misure e in quali forme sia stata in contrasto e abbia violato i diritti umani. In particolare l’attenzione è posta sui diritti riproduttivi e gli altri diritti della donna. La Cina ha firmato e ratificato la Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, ma non il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici. Inoltre ha firmato e ratificato la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW). La politica può essere considerata come una violazione dei diritti umani a causa della sua natura coercitiva: l’uso forzato di aborti e sterilizzazioni sono trattamanti incompatibili con il rispetto dei diritti umani.

La risposta della Cina alle critiche internazionali rivolte alla politica del figlio unico

PULINO, PAOLA
2023/2024

Abstract

L’obiettivo della tesi è quello di esplorare le posizioni espresse sulla materia della politica del figlio unico da attori internazionali, quali le Nazioni Unite, singoli Stati e gruppi di società civile, e come e se la loro critica abbia influito sulla resistenza della politica. Deng Xiaoping ha introdotto la politica del figlio unico nel 1979 considerandola un’alta priorità del suo governo. Dopo pochi anni dall’introduzione, il governo decise di rilassare le regole per determinate regioni e minoranze etniche e di permettere a queste famiglie di avere fino a due bambini. L’obiettivo di contenere la crescita della popolazione venne raggiunto nei primi anni 2000. Tuttavia si dovette aspettare fino al 2016 per la decisione del governo di rimuovere la politica del figlio unico e introdurre la politica universale dei due figli. Infine nel 2021 il Partito comunista ha deciso di cambiare nuovamente la politica consentendo tre figli a famiglia. La Cina ha difeso la politica come una misura necessaria per controllare la crescita della popolazione e lo sviluppo economico. Le autorità cinesi hanno affermato di aver attuato la politica nell'interesse della promozione del benessere generale della società. Hanno sottolineato la necessità di bilanciare i diritti individuali con il bene collettivo, sostenendo che le misure di controllo della popolazione erano essenziali per lo sviluppo e la stabilità nazionale. In risposta alle critiche, la Cina ha attuato riforme graduali alla politica del figlio unico, consentendo ad esempio eccezioni per alcuni gruppi, comprese le minoranze etniche e le famiglie rurali. Le autorità hanno evidenziato queste riforme come prova della loro volontà di affrontare le critiche e adeguare le politiche in base alle circostanze. La politica del figlio unico è stata oggetto di critiche da parte di diversi attori internazionali. In relazione ai diritti umani, la Cina è stata accusata di utilizzare misure coercitive come aborti fozati e sterilizzazioni. Amnesty International ha denunciato le misure coercitive di aborti e sterilizzationi adottate dalle autorità cinesi nei confronti di famiglie con già un figlio. Nel report mondiale del 2013, Human Rights Watch rende noto che i diritti riproduttivi delle donne rimangono ancora gravemente limitati. Mentre la pressione degli attori internazionali ha evidenziato i problemi etici e di diritti umani associati alla politica del figlio unico, le motivazioni principali che hanno spinto il governo cinese al rilassamento e in seguito all’eliminazione della politica sono state dettate da fattori interni, quali la demografia e l’economia della nazione. Il governo si è infatti reso conto che il mantenimento della politica avrebbe significato mettere a rischio la stabilità e la crescita dello Stato. Lo studio vuole analizzare in che misure e in quali forme sia stata in contrasto e abbia violato i diritti umani. In particolare l’attenzione è posta sui diritti riproduttivi e gli altri diritti della donna. La Cina ha firmato e ratificato la Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, ma non il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici. Inoltre ha firmato e ratificato la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW). La politica può essere considerata come una violazione dei diritti umani a causa della sua natura coercitiva: l’uso forzato di aborti e sterilizzazioni sono trattamanti incompatibili con il rispetto dei diritti umani.
2023
China’s response to the international criticism of the one-child policy
figlio unico
Cina
diritti umani
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/77371