Pur essendo oggi l’ambiente di apprendimento oggetto di dibattito e vivo interesse in ambito educativo, non trova ancora piena realizzazione delle proprie potenzialità, come dimostra l’arretratezza di gran parte degli edifici scolastici italiani rispetto ai bisogni di apprendimento dei bambini in costante evoluzione. Un aspetto pedagogicamente riconosciuto per la propria rilevanza educativa, quello dello spazio, ma spesso tradotto in strutture che sembrano parlarne solo marginalmente. Quale la chiave di volta del gap esistente tra teoria e pratica? L’elaborato di natura compilativa, tramite consultazione della letteratura riguardante l’ampio tema, si propone di indagare prima teoricamente il tipo di correlazione esistente tra spazio e apprendimento, e di individuare poi ciò che è dietro la mancata corrispondenza tra quanto pedagogicamente sostenuto e quanto concretamente realizzato in merito. L’argomento è prima sviscerato tramite un’esplorazione terminologica e geografica del concetto di spazio; segue un excursus storico rispetto alla considerazione e alla rilevanza pedagogica che lo stesso ha acquisito positivamente nel tempo, sino a oggi. Ribadita la prima domanda di ricerca, si portano alla luce i risultati di alcune sperimentazioni consultate, dando prova della positiva correlazione esistente tra spazio e apprendimento in termini di raggiungimenti scolastici e benessere e di come questa però coinvolga una più complessa concatenazione di fattori, definenti il concetto di ambiente, di cui lo spazio è certamente parte ma non isolatamente. Appurata poi l'inadeguatezza del patrimonio edilizio scolastico italiano di cui sopra, l'indagine condotta rispetto alle possibili cause in merito lascia emergere un aspetto che più tra tutti sembra spiegare l'esistenza dell'evidente falla nel passaggio da teoria a pratica: il mancato dialogo tra pedagogia e architettura, un qualcosa di antecedente alla pratica educativa, necessario a quest’ultima ma spesso assente. L’elaborato spiega e dà prova, cioè, di come lo spazio sia sì parte integrante dell’esperienza educativa, ma anche di come necessaria alla realizzazione di tutto ciò sia la co – progettazione degli spazi stessi tra più attori, di ambito educativo e non. A poter fare la differenza è la dimensione partecipativa che, secondo quanto emerso, dimostra come l’educazione sia, e debba necessariamente essere, una questione d’interesse comunitario, capace di valicare i confini di poche mura e dialogare con le voci di un intero territorio.
Ambienti di apprendimento tra pedagogia e architettura. Un vademecum per una geografia degli spazi e della partecipazione
SPINA, MARTA
2023/2024
Abstract
Pur essendo oggi l’ambiente di apprendimento oggetto di dibattito e vivo interesse in ambito educativo, non trova ancora piena realizzazione delle proprie potenzialità, come dimostra l’arretratezza di gran parte degli edifici scolastici italiani rispetto ai bisogni di apprendimento dei bambini in costante evoluzione. Un aspetto pedagogicamente riconosciuto per la propria rilevanza educativa, quello dello spazio, ma spesso tradotto in strutture che sembrano parlarne solo marginalmente. Quale la chiave di volta del gap esistente tra teoria e pratica? L’elaborato di natura compilativa, tramite consultazione della letteratura riguardante l’ampio tema, si propone di indagare prima teoricamente il tipo di correlazione esistente tra spazio e apprendimento, e di individuare poi ciò che è dietro la mancata corrispondenza tra quanto pedagogicamente sostenuto e quanto concretamente realizzato in merito. L’argomento è prima sviscerato tramite un’esplorazione terminologica e geografica del concetto di spazio; segue un excursus storico rispetto alla considerazione e alla rilevanza pedagogica che lo stesso ha acquisito positivamente nel tempo, sino a oggi. Ribadita la prima domanda di ricerca, si portano alla luce i risultati di alcune sperimentazioni consultate, dando prova della positiva correlazione esistente tra spazio e apprendimento in termini di raggiungimenti scolastici e benessere e di come questa però coinvolga una più complessa concatenazione di fattori, definenti il concetto di ambiente, di cui lo spazio è certamente parte ma non isolatamente. Appurata poi l'inadeguatezza del patrimonio edilizio scolastico italiano di cui sopra, l'indagine condotta rispetto alle possibili cause in merito lascia emergere un aspetto che più tra tutti sembra spiegare l'esistenza dell'evidente falla nel passaggio da teoria a pratica: il mancato dialogo tra pedagogia e architettura, un qualcosa di antecedente alla pratica educativa, necessario a quest’ultima ma spesso assente. L’elaborato spiega e dà prova, cioè, di come lo spazio sia sì parte integrante dell’esperienza educativa, ma anche di come necessaria alla realizzazione di tutto ciò sia la co – progettazione degli spazi stessi tra più attori, di ambito educativo e non. A poter fare la differenza è la dimensione partecipativa che, secondo quanto emerso, dimostra come l’educazione sia, e debba necessariamente essere, una questione d’interesse comunitario, capace di valicare i confini di poche mura e dialogare con le voci di un intero territorio.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/78207