This thesis investigates the phenomenon of statelessness through the political philosophy of Hannah Arendt, exploring her vision of existence and freedom in relation to the condition of stateless persons. Starting from the historical, political and legal roots of statelessness, it examines how the loss of citizenship and the consequent deprivation of rights represent one of the central issues of the twentieth and twenty-first centuries. The reflection focuses in particular on the theoretical contribution of Arendt, who, having experienced the condition of statelessness first-hand, elaborated a profound critique of the crisis of human rights and the dysfunction of nation-states. In the first chapter, the origins and definitions of statelessness are explored, with a focus on the devastating impact of world wars in determining a new legal and existential vulnerability for millions of individuals. The Arendtian concept of the "right to have rights" is also analyzed as a fundamental basis for the protection of human dignity beyond state affiliations. The second chapter focuses on the figure of Hannah Arendt, highlighting her personal experience as a refugee and stateless person, and how this condition influenced her reflection on the status of the individual in modern politics. Her idea of ​​the "spoliation of humanity" becomes a key concept to understand the tragedy of statelessness not only as a legal issue, but as an existential exclusion from the political world. The third chapter explores the relevance of Arendt's thought, reflecting on her critiques of the nation-state and the perspectives offered by her cosmopolitanism for a possible solution to the refugee and stateless crisis. The contribution of her philosophy to the understanding of human rights and European integration policies is also discussed, suggesting the importance of a renewed commitment to global rights in a context of increasing geopolitical fragmentation. In summary, this thesis proposes to reinterpret the phenomenon of statelessness in the light of Arendt's philosophy, offering an innovative perspective to address the political and moral challenges of our time. The Arendtian approach not only illuminates the contradictions of modern nation-states, but also offers a way to think about freedom and human rights beyond national borders, calling for a global commitment to recognizing the dignity and rights of every individual.

Questa tesi indaga il fenomeno dell’apolidia attraverso la filosofia politica di Hannah Arendt, esplorando la sua visione dell’esistenza e della libertà in relazione alla condizione degli apolidi. Partendo dalle radici storiche, politiche e giuridiche dell’apolidia, si esamina come la perdita della cittadinanza e la conseguente privazione di diritti rappresentino una delle problematiche centrali del XX e XXI secolo. La riflessione si concentra in particolare sul contributo teorico di Arendt, che, avendo vissuto in prima persona la condizione di apolide, ha elaborato una critica profonda alla crisi dei diritti umani e alla disfunzione degli Stati-nazione. Nel primo capitolo, si esplorano le origini e le definizioni dell’apolidia, con un focus sull’impatto devastante delle guerre mondiali nel determinare una nuova vulnerabilità giuridica ed esistenziale per milioni di individui. Si analizza anche il concetto arendtiano del "diritto ad avere diritti" come una base fondamentale per la tutela della dignità umana al di là delle appartenenze statali. Il secondo capitolo si concentra sulla figura di Hannah Arendt, mettendo in luce la sua esperienza personale di rifugiata e apolide, e come questa condizione abbia influenzato la sua riflessione sullo statuto dell’individuo nella politica moderna. La sua idea della "spoliazione di umanità" diventa un concetto cardine per comprendere la tragedia dell’apolidia non solo come una questione giuridica, ma come un’esclusione esistenziale dal mondo politico. Il terzo capitolo esplora l’attualità del pensiero di Arendt, riflettendo sulle sue critiche allo Stato-nazione e sulle prospettive offerte dal suo cosmopolitismo per una possibile soluzione alla crisi dei rifugiati e degli apolidi. Si discute anche il contributo della sua filosofia nella comprensione dei diritti umani e delle politiche di integrazione europea, suggerendo l’importanza di un rinnovato impegno per i diritti globali in un contesto di crescente frammentazione geopolitica. In sintesi, questa tesi propone di reinterpretare il fenomeno dell’apolidia alla luce della filosofia di Arendt, offrendo una prospettiva innovativa per affrontare le sfide politiche e morali del nostro tempo. L’approccio arendtiano non solo illumina le contraddizioni degli Stati-nazione moderni, ma offre anche una via per pensare la libertà e i diritti umani oltre i confini nazionali, sollecitando un impegno globale per il riconoscimento della dignità e dei diritti di ogni individuo.

Esistenza e libertà nella filosofia di Hannah Arendt

VALENTINO, ANITA
2024/2025

Abstract

This thesis investigates the phenomenon of statelessness through the political philosophy of Hannah Arendt, exploring her vision of existence and freedom in relation to the condition of stateless persons. Starting from the historical, political and legal roots of statelessness, it examines how the loss of citizenship and the consequent deprivation of rights represent one of the central issues of the twentieth and twenty-first centuries. The reflection focuses in particular on the theoretical contribution of Arendt, who, having experienced the condition of statelessness first-hand, elaborated a profound critique of the crisis of human rights and the dysfunction of nation-states. In the first chapter, the origins and definitions of statelessness are explored, with a focus on the devastating impact of world wars in determining a new legal and existential vulnerability for millions of individuals. The Arendtian concept of the "right to have rights" is also analyzed as a fundamental basis for the protection of human dignity beyond state affiliations. The second chapter focuses on the figure of Hannah Arendt, highlighting her personal experience as a refugee and stateless person, and how this condition influenced her reflection on the status of the individual in modern politics. Her idea of ​​the "spoliation of humanity" becomes a key concept to understand the tragedy of statelessness not only as a legal issue, but as an existential exclusion from the political world. The third chapter explores the relevance of Arendt's thought, reflecting on her critiques of the nation-state and the perspectives offered by her cosmopolitanism for a possible solution to the refugee and stateless crisis. The contribution of her philosophy to the understanding of human rights and European integration policies is also discussed, suggesting the importance of a renewed commitment to global rights in a context of increasing geopolitical fragmentation. In summary, this thesis proposes to reinterpret the phenomenon of statelessness in the light of Arendt's philosophy, offering an innovative perspective to address the political and moral challenges of our time. The Arendtian approach not only illuminates the contradictions of modern nation-states, but also offers a way to think about freedom and human rights beyond national borders, calling for a global commitment to recognizing the dignity and rights of every individual.
2024
Existence and freedom in the philosophy of Hannah Arendt
Questa tesi indaga il fenomeno dell’apolidia attraverso la filosofia politica di Hannah Arendt, esplorando la sua visione dell’esistenza e della libertà in relazione alla condizione degli apolidi. Partendo dalle radici storiche, politiche e giuridiche dell’apolidia, si esamina come la perdita della cittadinanza e la conseguente privazione di diritti rappresentino una delle problematiche centrali del XX e XXI secolo. La riflessione si concentra in particolare sul contributo teorico di Arendt, che, avendo vissuto in prima persona la condizione di apolide, ha elaborato una critica profonda alla crisi dei diritti umani e alla disfunzione degli Stati-nazione. Nel primo capitolo, si esplorano le origini e le definizioni dell’apolidia, con un focus sull’impatto devastante delle guerre mondiali nel determinare una nuova vulnerabilità giuridica ed esistenziale per milioni di individui. Si analizza anche il concetto arendtiano del "diritto ad avere diritti" come una base fondamentale per la tutela della dignità umana al di là delle appartenenze statali. Il secondo capitolo si concentra sulla figura di Hannah Arendt, mettendo in luce la sua esperienza personale di rifugiata e apolide, e come questa condizione abbia influenzato la sua riflessione sullo statuto dell’individuo nella politica moderna. La sua idea della "spoliazione di umanità" diventa un concetto cardine per comprendere la tragedia dell’apolidia non solo come una questione giuridica, ma come un’esclusione esistenziale dal mondo politico. Il terzo capitolo esplora l’attualità del pensiero di Arendt, riflettendo sulle sue critiche allo Stato-nazione e sulle prospettive offerte dal suo cosmopolitismo per una possibile soluzione alla crisi dei rifugiati e degli apolidi. Si discute anche il contributo della sua filosofia nella comprensione dei diritti umani e delle politiche di integrazione europea, suggerendo l’importanza di un rinnovato impegno per i diritti globali in un contesto di crescente frammentazione geopolitica. In sintesi, questa tesi propone di reinterpretare il fenomeno dell’apolidia alla luce della filosofia di Arendt, offrendo una prospettiva innovativa per affrontare le sfide politiche e morali del nostro tempo. L’approccio arendtiano non solo illumina le contraddizioni degli Stati-nazione moderni, ma offre anche una via per pensare la libertà e i diritti umani oltre i confini nazionali, sollecitando un impegno globale per il riconoscimento della dignità e dei diritti di ogni individuo.
Hannah Arendt
diritti umani
apolide
apolidia
cosmopolitismo
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/87504