Introduzione. L’adolescenza si configura come un periodo ad alto rischio per l’insorgenza della depressione. Uno dei principali fattori di rischio è la familiarità per il disturbo: sembra, infatti, che tale rischio sia associato a una complessa interazione di variabili biologiche, psicologiche e sociali. Uno dei più importanti meccanismi di vulnerabilità associati alla familiarità per depressione è rappresentato da una ridotta elaborazione degli stimoli emotigeni. È emerso, inoltre, che lo stress genitoriale si configura come un fattore in grado di esacerbare le disfunzioni riscontrate a carico del processo di elaborazione emozionale. Quindi, l’obiettivo principale dello studio era quello di indagare le diverse fasi del processo di elaborazione emozionale, in particolare l’allocazione dell’attenzione verso lo stimolo affettivo atteso (Cue-P300), l’anticipazione emozionale (SPN) e l’elaborazione emozionale (LPP) come potenziali correlati di vulnerabilità alla depressione in un campione di preadolescenti con e senza familiarità per depressione. Un secondo obiettivo era quello di indagare se lo stress genitoriale potesse influenzare la relazione tra la familiarità per depressione e l’elaborazione emozionale nei preadolescenti. Metodo. Il campione era costituito da 36 preadolescenti (25 F), suddivisi in due gruppi sulla base della presenza di familiarità per depressione. Ai genitori è stato somministrato il Parenting Stress Index-Short Form per valutare la presenza di stress genitoriale materno e paterno. I partecipanti sono stati sottoposti al compito affettivo S1-S2, nel quale un’immagine emozionale (piacevole, neutra, spiacevole) (S2) era anticipata da un cue (S1) che ne segnalava la valenza. Durante il compito è stato registrato l’elettroencefalogramma (EEG) per la riduzione e l’analisi degli ERP d’interesse (Cue-P300, SPN e LPP). Risultati. Nella fase di attenzione motivata iniziale (tra 300 e 1000 ms dopo S2, LPP1) entrambi i gruppi hanno mostrato una maggiore ampiezza dell’LPP1 in risposta alle immagini spiacevoli e piacevoli rispetto a quelle neutre, mentre, il solo gruppo con familiarità per depressione ha mostrato una maggiore ampiezza dell’LPP1 in risposta alle immagini spiacevoli rispetto a quelle piacevoli. Nella fase di attenzione motivata sostenuta (tra i 1000 e i 2000 ms dopo S2, LPP2), il gruppo di controllo non ha mostrato differenze significative tra le condizioni emozionali, mentre il gruppo con familiarità per depressione ha mostrato una maggiore ampiezza dell’LPP2 per le immagini spiacevoli rispetto a quelle piacevoli e neutre e per quelle piacevoli rispetto alle neutre. Inoltre, l’ampiezza dell’LPP2 in risposta alle immagini spiacevoli è risultata maggiore nel gruppo con familiarità per depressione rispetto al gruppo di controllo. In entrambe le fasi dell’elaborazione emozionale, lo stress materno si è rivelato un moderatore dell’effetto osservato nel solo gruppo con familiarità per depressione. Per quanto riguarda i processi anticipatori (SPN e Cue-P300) non è emerso alcun effetto significativo. Discussione. I risultati mostrano che la familiarità per depressione nei preadolescenti è caratterizzata da una maggiore elaborazione degli stimoli spiacevoli, piuttosto che da una generale insensibilità verso gli stimoli emozionali. Inoltre, i risultati evidenziano il ruolo dello stress materno come un fattore ambientale in grado di esacerbare la relazione tra familiarità per depressione e specifiche disfunzioni riscontrate nell’elaborazione emozionale nei preadolescenti. L’inclusione degli ERP nella valutazione del rischio di depressione può contribuire a identificare precocemente le specifiche disfunzioni a carico dei processi di elaborazione emozionale nei preadolescenti a rischio.
Elaborazione emozionale, familiarità per depressione e stress genitoriale: uno studio ERP
PITTALÀ, MARTINA
2024/2025
Abstract
Introduzione. L’adolescenza si configura come un periodo ad alto rischio per l’insorgenza della depressione. Uno dei principali fattori di rischio è la familiarità per il disturbo: sembra, infatti, che tale rischio sia associato a una complessa interazione di variabili biologiche, psicologiche e sociali. Uno dei più importanti meccanismi di vulnerabilità associati alla familiarità per depressione è rappresentato da una ridotta elaborazione degli stimoli emotigeni. È emerso, inoltre, che lo stress genitoriale si configura come un fattore in grado di esacerbare le disfunzioni riscontrate a carico del processo di elaborazione emozionale. Quindi, l’obiettivo principale dello studio era quello di indagare le diverse fasi del processo di elaborazione emozionale, in particolare l’allocazione dell’attenzione verso lo stimolo affettivo atteso (Cue-P300), l’anticipazione emozionale (SPN) e l’elaborazione emozionale (LPP) come potenziali correlati di vulnerabilità alla depressione in un campione di preadolescenti con e senza familiarità per depressione. Un secondo obiettivo era quello di indagare se lo stress genitoriale potesse influenzare la relazione tra la familiarità per depressione e l’elaborazione emozionale nei preadolescenti. Metodo. Il campione era costituito da 36 preadolescenti (25 F), suddivisi in due gruppi sulla base della presenza di familiarità per depressione. Ai genitori è stato somministrato il Parenting Stress Index-Short Form per valutare la presenza di stress genitoriale materno e paterno. I partecipanti sono stati sottoposti al compito affettivo S1-S2, nel quale un’immagine emozionale (piacevole, neutra, spiacevole) (S2) era anticipata da un cue (S1) che ne segnalava la valenza. Durante il compito è stato registrato l’elettroencefalogramma (EEG) per la riduzione e l’analisi degli ERP d’interesse (Cue-P300, SPN e LPP). Risultati. Nella fase di attenzione motivata iniziale (tra 300 e 1000 ms dopo S2, LPP1) entrambi i gruppi hanno mostrato una maggiore ampiezza dell’LPP1 in risposta alle immagini spiacevoli e piacevoli rispetto a quelle neutre, mentre, il solo gruppo con familiarità per depressione ha mostrato una maggiore ampiezza dell’LPP1 in risposta alle immagini spiacevoli rispetto a quelle piacevoli. Nella fase di attenzione motivata sostenuta (tra i 1000 e i 2000 ms dopo S2, LPP2), il gruppo di controllo non ha mostrato differenze significative tra le condizioni emozionali, mentre il gruppo con familiarità per depressione ha mostrato una maggiore ampiezza dell’LPP2 per le immagini spiacevoli rispetto a quelle piacevoli e neutre e per quelle piacevoli rispetto alle neutre. Inoltre, l’ampiezza dell’LPP2 in risposta alle immagini spiacevoli è risultata maggiore nel gruppo con familiarità per depressione rispetto al gruppo di controllo. In entrambe le fasi dell’elaborazione emozionale, lo stress materno si è rivelato un moderatore dell’effetto osservato nel solo gruppo con familiarità per depressione. Per quanto riguarda i processi anticipatori (SPN e Cue-P300) non è emerso alcun effetto significativo. Discussione. I risultati mostrano che la familiarità per depressione nei preadolescenti è caratterizzata da una maggiore elaborazione degli stimoli spiacevoli, piuttosto che da una generale insensibilità verso gli stimoli emozionali. Inoltre, i risultati evidenziano il ruolo dello stress materno come un fattore ambientale in grado di esacerbare la relazione tra familiarità per depressione e specifiche disfunzioni riscontrate nell’elaborazione emozionale nei preadolescenti. L’inclusione degli ERP nella valutazione del rischio di depressione può contribuire a identificare precocemente le specifiche disfunzioni a carico dei processi di elaborazione emozionale nei preadolescenti a rischio.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/88094