Il regionalismo italiano è un tema centrale nella storia politica e giuridica del nostro Paese. Nato come risposta alle esigenze di unificare un territorio frammentato, si è evoluto nel tempo culminando nella recente riflessione sull’autonomia differenziata. Il presente elaborato si propone di analizzare l'evoluzione del regionalismo italiano, a partire dalla nascita delle Regioni nella Costituzione. Essa ha previsto due tipologie di Regioni (quelle a Statuto ordinario e quelle a Statuto speciale), attribuendo loro specifiche funzioni legislative, amministrative e finanziarie. Tuttavia, solo con la riforma del Titolo V della Costituzione, avvenuta nel 2001, si è assistito a un significativo ampliamento delle prerogative regionali, introducendo all’articolo 116, terzo comma, il principio dell’autonomia differenziata. L’autonomia differenziata consente alle Regioni a statuto ordinario di ottenere forme e condizioni particolari di autonomia nelle materie di competenza concorrente e, in alcuni casi, di competenza esclusiva dello Stato. Tale principio si fonda sul riconoscimento delle diversità economiche, sociali e culturali dei singoli territori, mirando a garantire un’amministrazione più efficiente e vicina alle esigenze locali. L’analisi si è concentrata sui principi costituzionali che hanno orientato e condizionato questo percorso; in particolare sono stati approfonditi i principi di unità e indivisibilità della Repubblica, autonomia, decentramento, leale collaborazione e sussidiarietà. È stato esaminato il quadro costituzionale dell’autonomia regionale nelle sue diverse articolazioni: autonomia statutaria, autonomia legislativa (art. 117 Cost.), autonomia amministrativa (art. 118 Cost.) e autonomia finanziaria (art. 119 Cost.). Una volta conclusa questa rassegna introduttiva, è stato analizzato l’istituto dell’autonomia differenziata, la cui base giuridica si trova nell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Alla luce di questo articolo sono state avanzate delle richieste da parte di alcune Regioni, in particolare Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, che hanno manifestato la volontà di ampliare le proprie competenze in settori strategici. Uno degli aspetti più rilevanti del dibattito sull’autonomia differenziata è la questione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP), che rappresentano uno strumento per garantire l’uguaglianza dei diritti su tutto il territorio nazionale. Questo percorso ha trovato un importante punto di svolta con l’approvazione della legge 26 giugno 2024, n. 86, che ha introdotto un quadro normativo specifico per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario. La legge è stata sottoposta a un vaglio di legittimità costituzionale, culminato nella sentenza n. 192 del 2024 della Corte costituzionale. Quest’ultima ha dichiarato costituzionalmente illegittime alcune disposizioni della legge. La Corte si è pronunciata anche sulla richiesta di referendum abrogativo relativo alla legge Calderoli, dichiarandolo inammissibile. Tale decisione ha suscitato un ampio dibattito tra giuristi, istituzioni e opinione pubblica. L’analisi effettuata con questa tesi consentirà di comprendere le implicazioni giuridiche e politiche dell’autonomia differenziata e il suo impatto sull’assetto istituzionale della Repubblica.
L'autonomia differenziata delle Regioni: criticità e prospettive
BIZ, AURORA
2024/2025
Abstract
Il regionalismo italiano è un tema centrale nella storia politica e giuridica del nostro Paese. Nato come risposta alle esigenze di unificare un territorio frammentato, si è evoluto nel tempo culminando nella recente riflessione sull’autonomia differenziata. Il presente elaborato si propone di analizzare l'evoluzione del regionalismo italiano, a partire dalla nascita delle Regioni nella Costituzione. Essa ha previsto due tipologie di Regioni (quelle a Statuto ordinario e quelle a Statuto speciale), attribuendo loro specifiche funzioni legislative, amministrative e finanziarie. Tuttavia, solo con la riforma del Titolo V della Costituzione, avvenuta nel 2001, si è assistito a un significativo ampliamento delle prerogative regionali, introducendo all’articolo 116, terzo comma, il principio dell’autonomia differenziata. L’autonomia differenziata consente alle Regioni a statuto ordinario di ottenere forme e condizioni particolari di autonomia nelle materie di competenza concorrente e, in alcuni casi, di competenza esclusiva dello Stato. Tale principio si fonda sul riconoscimento delle diversità economiche, sociali e culturali dei singoli territori, mirando a garantire un’amministrazione più efficiente e vicina alle esigenze locali. L’analisi si è concentrata sui principi costituzionali che hanno orientato e condizionato questo percorso; in particolare sono stati approfonditi i principi di unità e indivisibilità della Repubblica, autonomia, decentramento, leale collaborazione e sussidiarietà. È stato esaminato il quadro costituzionale dell’autonomia regionale nelle sue diverse articolazioni: autonomia statutaria, autonomia legislativa (art. 117 Cost.), autonomia amministrativa (art. 118 Cost.) e autonomia finanziaria (art. 119 Cost.). Una volta conclusa questa rassegna introduttiva, è stato analizzato l’istituto dell’autonomia differenziata, la cui base giuridica si trova nell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione. Alla luce di questo articolo sono state avanzate delle richieste da parte di alcune Regioni, in particolare Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, che hanno manifestato la volontà di ampliare le proprie competenze in settori strategici. Uno degli aspetti più rilevanti del dibattito sull’autonomia differenziata è la questione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP), che rappresentano uno strumento per garantire l’uguaglianza dei diritti su tutto il territorio nazionale. Questo percorso ha trovato un importante punto di svolta con l’approvazione della legge 26 giugno 2024, n. 86, che ha introdotto un quadro normativo specifico per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario. La legge è stata sottoposta a un vaglio di legittimità costituzionale, culminato nella sentenza n. 192 del 2024 della Corte costituzionale. Quest’ultima ha dichiarato costituzionalmente illegittime alcune disposizioni della legge. La Corte si è pronunciata anche sulla richiesta di referendum abrogativo relativo alla legge Calderoli, dichiarandolo inammissibile. Tale decisione ha suscitato un ampio dibattito tra giuristi, istituzioni e opinione pubblica. L’analisi effettuata con questa tesi consentirà di comprendere le implicazioni giuridiche e politiche dell’autonomia differenziata e il suo impatto sull’assetto istituzionale della Repubblica.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/88582