il presente elaborato parte dall’esigenza di dover mettere in discussione ciò che viene dato per scontato, ciò che si impara acriticamente, e dall’importanza di considerare il periodo storico e il contesto socio culturale in cui vengono prodotte determinate forme di conoscenza e i presupposti che ci permettono di operare e agire in determinati modi. Dopo aver descritto la cornice teorica del costruzionismo sociale e riflettuto sull’approccio dominante in psicologia sotto questo punto di vista, si ripercorre, attraverso il pensiero e le analisi di Foucault, come è stata costruita la “follia”, per poter cogliere le radici sociali e culturali che hanno permesso lo sviluppo della “malattia mentale” per come la conosciamo noi oggi. Si descrive poi l’ulteriore passaggio che è stato fatto con Basaglia, che, mettendo in discussione le modalità di gestione della “follia” adottate fino a quegli anni, permette un cambiamento delle stesse. Si procede infine a evidenziare come, nonostante questi cambiamenti, ci sia ancora strada da fare rispetto all’approccio positivista e medico ancora usato in psicologia e come la tendenza alla medicalizzazione e le sue implicazioni necessitino di una riflessione critica.
La costruzione sociale della follia: Foucault, Basaglia e l'esigenza di una riflessione critica sul sapere psicologico
VECCHIATO, ALICE
2024/2025
Abstract
il presente elaborato parte dall’esigenza di dover mettere in discussione ciò che viene dato per scontato, ciò che si impara acriticamente, e dall’importanza di considerare il periodo storico e il contesto socio culturale in cui vengono prodotte determinate forme di conoscenza e i presupposti che ci permettono di operare e agire in determinati modi. Dopo aver descritto la cornice teorica del costruzionismo sociale e riflettuto sull’approccio dominante in psicologia sotto questo punto di vista, si ripercorre, attraverso il pensiero e le analisi di Foucault, come è stata costruita la “follia”, per poter cogliere le radici sociali e culturali che hanno permesso lo sviluppo della “malattia mentale” per come la conosciamo noi oggi. Si descrive poi l’ulteriore passaggio che è stato fatto con Basaglia, che, mettendo in discussione le modalità di gestione della “follia” adottate fino a quegli anni, permette un cambiamento delle stesse. Si procede infine a evidenziare come, nonostante questi cambiamenti, ci sia ancora strada da fare rispetto all’approccio positivista e medico ancora usato in psicologia e come la tendenza alla medicalizzazione e le sue implicazioni necessitino di una riflessione critica.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/91070