L’acqua è una delle risorse rinnovabili più abbondanti presenti sulla terra, ricoprendo oltre il 70% della sua superficie. Tuttavia, una porzione significativa di essa risulta inutilizzabile a causa della sua salinità, mentre un’altra parte non viene pienamente sfruttata. Proprio per tale motivo si ricorre all’impiego di grandi bacini idrici destinati alla raccolta e all’ottimizzazione delle risorse idriche. L’utilizzo di quest’ultimi può infatti contribuire a risolvere ulteriori problematiche come la crescente necessità di energia rinnovabile, la distribuzione spazio-temporale irregolare delle piogge, da cui possono derivare periodi di lunga siccità, ma anche catastrofi naturali come allagamenti ed inondazioni. Il presente lavoro di tesi ha lo scopo di analizzare e comprendere la funzionalità dei grandi bacini idrici, con l’obiettivo di individuare le principali criticità gestionali e sottolineare le potenzialità delle dighe attualmente funzionanti, al fine di utilizzarle come modello. Nel secondo capitolo viene esaminata la diga di Ridracoli, situata a Bagno di Romagna (provincia di Forlì-Cesena), come esempio positivo di bacino idrico a uso multiplo. Essa viene infatti utilizzata per approvvigionamento idropotabile, produzione idroelettrica e controllo delle piene. Successivamente, nel terzo capitolo, viene analizzata la diga di Pieve di Cadore, con particolare attenzione alle criticità che ne caratterizzano l’utilizzo. Quest’ultima, infatti, è stata progettata per uso essenzialmente votato alla produzione di energia idroelettrica, e mal si presta a politiche di gestione indirizzate a uso multiplo. Infatti, i tentativi di utilizzo per laminazione delle piene comportano continui svuotamenti dell’invaso, con risultati incerti dal punto di vista della riduzione delle massime portate di piena e, d’altra parte, effetti negativi sulla la stabilità dei versanti circostanti e con ricadute negative dal punto di vista paesaggistico e turistico.
Analisi e ottimizzazione della gestione multiuso dei grandi bacini idrici
LUCIDI, PIETRO
2024/2025
Abstract
L’acqua è una delle risorse rinnovabili più abbondanti presenti sulla terra, ricoprendo oltre il 70% della sua superficie. Tuttavia, una porzione significativa di essa risulta inutilizzabile a causa della sua salinità, mentre un’altra parte non viene pienamente sfruttata. Proprio per tale motivo si ricorre all’impiego di grandi bacini idrici destinati alla raccolta e all’ottimizzazione delle risorse idriche. L’utilizzo di quest’ultimi può infatti contribuire a risolvere ulteriori problematiche come la crescente necessità di energia rinnovabile, la distribuzione spazio-temporale irregolare delle piogge, da cui possono derivare periodi di lunga siccità, ma anche catastrofi naturali come allagamenti ed inondazioni. Il presente lavoro di tesi ha lo scopo di analizzare e comprendere la funzionalità dei grandi bacini idrici, con l’obiettivo di individuare le principali criticità gestionali e sottolineare le potenzialità delle dighe attualmente funzionanti, al fine di utilizzarle come modello. Nel secondo capitolo viene esaminata la diga di Ridracoli, situata a Bagno di Romagna (provincia di Forlì-Cesena), come esempio positivo di bacino idrico a uso multiplo. Essa viene infatti utilizzata per approvvigionamento idropotabile, produzione idroelettrica e controllo delle piene. Successivamente, nel terzo capitolo, viene analizzata la diga di Pieve di Cadore, con particolare attenzione alle criticità che ne caratterizzano l’utilizzo. Quest’ultima, infatti, è stata progettata per uso essenzialmente votato alla produzione di energia idroelettrica, e mal si presta a politiche di gestione indirizzate a uso multiplo. Infatti, i tentativi di utilizzo per laminazione delle piene comportano continui svuotamenti dell’invaso, con risultati incerti dal punto di vista della riduzione delle massime portate di piena e, d’altra parte, effetti negativi sulla la stabilità dei versanti circostanti e con ricadute negative dal punto di vista paesaggistico e turistico.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/92294