Nella presente tesi verrà approfondito l’ambito dell’allenamento contro resistenza ai fini dello sviluppo di forza massima dinamica. Nello specifico, verrà intavolato un confronto fra le metodiche di allenamento a cedimento e non a cedimento, con lo scopo di determinare eventuali vantaggi e svantaggi di ciascuna delle due. Dopo aver introdotto alcuni aspetti dell’allenamento della forza, fra cui i fattori fisiologici che la determinano, è necessario fornire una definizione di cedimento e perciò capire cosa significhi allenarsi seguendo tale approccio. Una volta presentate queste premesse, è stato possibile avviare una prima analisi della letteratura scientifica, con lo scopo di verificare quale delle due metodiche produca i maggiori incrementi di forza. Quest’indagine ha consentito di raggiungere una prima conclusione, secondo cui, quando si tengono in considerazione puramente gli aumenti di forza sul breve e medio periodo, allenarsi a cedimento non comporta alcun vantaggio significativo, pur essendo associato ad un grado di effort e di “sofferenza” superiori. È, tuttavia, essenziale includere nel confronto un'indagine sulla fatica prodotta dall’allenamento a cedimento e da quello in buffer, dal momento che il suo accumulo è un fenomeno inseparabile da ogni tipologia e metodica di allenamento. Dopo aver definito il termine “fatica” e dopo aver individuato gli aspetti che presentano maggiore rilevanza per lo scopo di questo progetto, come la distinzione fra fatica neuromuscolare e biochimica e centrale e periferica, un approfondimento della letteratura scientifica, ha portato alla luce dei risultati piuttosto chiari: l’allenamento a cedimento sembra essere associato ad un accumulo di fatica centrale e periferica significativamente maggiore , accumulo che tende a protrarsi per periodi più prolungati rispetto a quello osservato a seguito dell’allenamento non a cedimento. In conclusione, è possibile e doveroso affermare che, se l’obiettivo è ottimizzare lo sviluppo di forza massima dinamica, allenarsi a cedimento sembra essere deleterio per la prestazione rispetto all’allenarsi in buffer, visti l’assenza di vantaggi in termini di aumento di forza e il significativamente maggiore accumulo di fatica che accompagna la prima metodica.
Lo sviluppo della forza: confronto tra allenamento a cedimento e non a cedimento in relazione alla performance e alla gestione della fatica
DE ANNA, FRANCESCO
2024/2025
Abstract
Nella presente tesi verrà approfondito l’ambito dell’allenamento contro resistenza ai fini dello sviluppo di forza massima dinamica. Nello specifico, verrà intavolato un confronto fra le metodiche di allenamento a cedimento e non a cedimento, con lo scopo di determinare eventuali vantaggi e svantaggi di ciascuna delle due. Dopo aver introdotto alcuni aspetti dell’allenamento della forza, fra cui i fattori fisiologici che la determinano, è necessario fornire una definizione di cedimento e perciò capire cosa significhi allenarsi seguendo tale approccio. Una volta presentate queste premesse, è stato possibile avviare una prima analisi della letteratura scientifica, con lo scopo di verificare quale delle due metodiche produca i maggiori incrementi di forza. Quest’indagine ha consentito di raggiungere una prima conclusione, secondo cui, quando si tengono in considerazione puramente gli aumenti di forza sul breve e medio periodo, allenarsi a cedimento non comporta alcun vantaggio significativo, pur essendo associato ad un grado di effort e di “sofferenza” superiori. È, tuttavia, essenziale includere nel confronto un'indagine sulla fatica prodotta dall’allenamento a cedimento e da quello in buffer, dal momento che il suo accumulo è un fenomeno inseparabile da ogni tipologia e metodica di allenamento. Dopo aver definito il termine “fatica” e dopo aver individuato gli aspetti che presentano maggiore rilevanza per lo scopo di questo progetto, come la distinzione fra fatica neuromuscolare e biochimica e centrale e periferica, un approfondimento della letteratura scientifica, ha portato alla luce dei risultati piuttosto chiari: l’allenamento a cedimento sembra essere associato ad un accumulo di fatica centrale e periferica significativamente maggiore , accumulo che tende a protrarsi per periodi più prolungati rispetto a quello osservato a seguito dell’allenamento non a cedimento. In conclusione, è possibile e doveroso affermare che, se l’obiettivo è ottimizzare lo sviluppo di forza massima dinamica, allenarsi a cedimento sembra essere deleterio per la prestazione rispetto all’allenarsi in buffer, visti l’assenza di vantaggi in termini di aumento di forza e il significativamente maggiore accumulo di fatica che accompagna la prima metodica.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/92635