La giustizia riparativa rappresenta il modello di riferimento alla base di diverse pratiche sia interne che esterne ai sistemi di giustizia penale e, soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni Settanta del Novecento, un importante argomento di discussione e di ricerca in ambito accademico. Il modello della giustizia riparativa nasce in contrapposizione ai tradizionali modelli di giustizia retributivi e rieducativi e come risposta alla crisi di legittimità vissuta da tali concezioni della giustizia penale. Nella presente tesi verrà esposto e analizzato il pensiero di Howard Zehr, considerato il “padre” della restorative justice e autore della sua prima sistematizzazione concettuale. Alla base del suo pensiero vi sono il ruolo centrale che egli riserva ai diritti e ai bisogni vittima e alla riparazione del danno subito, oltre che l’enfasi posta sulla responsabilizzazione del reo e sulla sua presa di consapevolezza. Sono posti in luce anche gli obiettivi comuni alle diverse pratiche di giustizia riparativa, in particolare la reintegrazione sociale di vittima e autore del reato, l'identificazione di misure riparative orientate al futuro e la ricucitura dei legami sociali danneggiati dall'offesa. Pratiche che possono rientrare nel modello della giustizia riparativa risalgono all’antichità e sono individuabili nelle usanze di popoli indigeni come inuit, aborigeni e nativi americani. In alcuni paesi la giustizia riparativa è una pratica riconosciuta come alternativa all’azione penale messa in atto dallo Stato e pratiche riparative sono state utilizzate nell’ambito più ampio della giustizia di transizione politica e sociale dopo guerre civili, genocidi o esperienze di segregazione razziale. In Italia e negli altri paesi europei la giustizia riparativa è emersa, in tempi più recenti, sotto forma di una grande varietà di pratiche informali all’interno e all’esterno dei sistemi giudiziari. Si è sviluppata grazie a spinte provenienti dal basso (società civile, singoli magistrati, avvocati, assistenti sociali,...) e spesso in assenza di un quadro normativo ben definito. Tramite la ricerca bibliografica e l’analisi del modello della giustizia riparativa e dei tradizionali modelli retributivo e rieducativo, tipici dei sistemi di giustizia penale attuali, l’obiettivo della tesi è quello di esporre gli ostacoli all’affermazione della giustizia riparativa nel sistema penitenziario italiano, alla luce delle esperienze maturate a partire dagli anni Novanta del Novecento, specialmente nell'ambito della giustizia minorile, e alla luce della recente riforma Cartabia. Fondamentali a questo scopo risultano essere i testi di Grazia Mannozzi, Claudia Mazzucato, Luciano Eusebi, Diletta Stendardi e Marta Cartabia. La tesi vuole innanzitutto illustrare le resistenze culturali all’affermarsi della giustizia riparativa. Tra queste, possiamo citare il tradizionale modello retributivo di giustizia, la sua concezione delle finalità dell’istituto della pena e del carcere, oltre che il ruolo preponderante che assume il reo all’interno di tale modello, a discapito di un’autentica riparazione a favore della vittima. Sono inoltre presi in considerazione gli ostacoli di tipo amministrativo che limitano l’istituzionalizzazione e l’accessibilità della giustizia riparativa in Italia. Nonostante le numerose esperienze positive e la recente disciplina legislativa della giustizia riparativa, sono ancora molti i passi da fare in questa direzione per assicurare che essa rappresenti un’autentica alternativa alla giustizia retributiva e al carcere.

Giustizia riparativa e carcere: fondamenti teorici, pratiche e tentativi di riforma nel sistema penitenziario italiano

AIT BENALI, ZAHRA
2024/2025

Abstract

La giustizia riparativa rappresenta il modello di riferimento alla base di diverse pratiche sia interne che esterne ai sistemi di giustizia penale e, soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni Settanta del Novecento, un importante argomento di discussione e di ricerca in ambito accademico. Il modello della giustizia riparativa nasce in contrapposizione ai tradizionali modelli di giustizia retributivi e rieducativi e come risposta alla crisi di legittimità vissuta da tali concezioni della giustizia penale. Nella presente tesi verrà esposto e analizzato il pensiero di Howard Zehr, considerato il “padre” della restorative justice e autore della sua prima sistematizzazione concettuale. Alla base del suo pensiero vi sono il ruolo centrale che egli riserva ai diritti e ai bisogni vittima e alla riparazione del danno subito, oltre che l’enfasi posta sulla responsabilizzazione del reo e sulla sua presa di consapevolezza. Sono posti in luce anche gli obiettivi comuni alle diverse pratiche di giustizia riparativa, in particolare la reintegrazione sociale di vittima e autore del reato, l'identificazione di misure riparative orientate al futuro e la ricucitura dei legami sociali danneggiati dall'offesa. Pratiche che possono rientrare nel modello della giustizia riparativa risalgono all’antichità e sono individuabili nelle usanze di popoli indigeni come inuit, aborigeni e nativi americani. In alcuni paesi la giustizia riparativa è una pratica riconosciuta come alternativa all’azione penale messa in atto dallo Stato e pratiche riparative sono state utilizzate nell’ambito più ampio della giustizia di transizione politica e sociale dopo guerre civili, genocidi o esperienze di segregazione razziale. In Italia e negli altri paesi europei la giustizia riparativa è emersa, in tempi più recenti, sotto forma di una grande varietà di pratiche informali all’interno e all’esterno dei sistemi giudiziari. Si è sviluppata grazie a spinte provenienti dal basso (società civile, singoli magistrati, avvocati, assistenti sociali,...) e spesso in assenza di un quadro normativo ben definito. Tramite la ricerca bibliografica e l’analisi del modello della giustizia riparativa e dei tradizionali modelli retributivo e rieducativo, tipici dei sistemi di giustizia penale attuali, l’obiettivo della tesi è quello di esporre gli ostacoli all’affermazione della giustizia riparativa nel sistema penitenziario italiano, alla luce delle esperienze maturate a partire dagli anni Novanta del Novecento, specialmente nell'ambito della giustizia minorile, e alla luce della recente riforma Cartabia. Fondamentali a questo scopo risultano essere i testi di Grazia Mannozzi, Claudia Mazzucato, Luciano Eusebi, Diletta Stendardi e Marta Cartabia. La tesi vuole innanzitutto illustrare le resistenze culturali all’affermarsi della giustizia riparativa. Tra queste, possiamo citare il tradizionale modello retributivo di giustizia, la sua concezione delle finalità dell’istituto della pena e del carcere, oltre che il ruolo preponderante che assume il reo all’interno di tale modello, a discapito di un’autentica riparazione a favore della vittima. Sono inoltre presi in considerazione gli ostacoli di tipo amministrativo che limitano l’istituzionalizzazione e l’accessibilità della giustizia riparativa in Italia. Nonostante le numerose esperienze positive e la recente disciplina legislativa della giustizia riparativa, sono ancora molti i passi da fare in questa direzione per assicurare che essa rappresenti un’autentica alternativa alla giustizia retributiva e al carcere.
2024
Restorative Justice and Incarceration: Theoretical Foundations, Practices and Reform Efforts within the Italian Penal System
giustizia riparativa
carcere
mediazione penale
pena
giustizia minorile
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