Questa tesi nasce dall’esigenza di interrogarsi sul significato e sul valore della neurodivergenza nella società contemporanea, in un’epoca in cui la differenza viene ancora troppo spesso interpretata come deficit e ridotta a una dimensione esclusivamente clinica. Il titolo “Dalla diagnosi alla partecipazione: ripensare l’identità neurodivergente nella società contemporanea” racchiude l’idea di un percorso che parte dall’atto diagnostico – carico di implicazioni normative e sociali – e approda alla possibilità di una piena partecipazione. Non si tratta dunque solo di analizzare le difficoltà legate ai disturbi del neurosviluppo, ma di mettere in discussione le categorie attraverso cui definiamo la diversità e di aprire nuove prospettive per la costruzione di un’identità sociale più inclusiva. Questa ricerca prende avvio dalla volontà di comprendere il senso e il valore della neurodivergenza nella società contemporanea. Viviamo in un contesto in cui la differenza viene ancora troppo spesso letta attraverso la lente della diagnostica clinica, ridotta a deficit e confinata in categorie patologiche. Eppure, la neurodivergenza non può essere compresa appieno se non si tiene conto delle dimensioni sociali, culturali e simboliche che concorrono a definirla. Parlare di neurodiversità significa infatti confrontarsi con la tensione tra classificazione medica e possibilità di riconoscimento sociale, tra stigmatizzazione e valorizzazione, tra esclusione e partecipazione. L’obiettivo della tesi è quello di andare oltre la visione ristretta che lega i disturbi del neurosviluppo unicamente alla sfera clinica, proponendo invece un approccio che restituisca complessità e dignità all’esperienza neurodivergente. Ciò implica interrogarsi non solo sulle definizioni e sui modelli teorici, ma anche sulle pratiche educative sulle dinamiche relazionali e sulle narrazioni che contribuiscono a costruire l’immaginario collettivo. La neurodivergenza, infatti, non esiste nel vuoto: prende forma nell’incontro con un contesto sociale che piò favorirne la marginalizzazione oppure valorizzarne il contributo. In questa prospettiva, particolare attenzione è rivolta al linguaggio e alle rappresentazioni mediatiche, che svolgono un ruolo cruciale nel definire ciò che la società percepisce come normale o deviante. Analizzare le parole e le immagini attraverso cui la neurodiversità viene raccontata significa riconoscerne la portata performativa e il potere di influenzare percezioni, aspettative e politiche. In definitiva, il lavoro mira a ripensare l’identità neurodivergente come realtà plurale e situata, che non si esaurisce nella diagnosi ma si costruisce nel dialogo cosante tra individuo e società. Riconoscere questo intreccio permette di orientare la riflessione verso modelli più inclusivi in grado di favorire la partecipazione e di superare la logica del deficit, aprendo spazi per una cittadinanza realmente equa e condivisa.
Dalla diagnosi alla partecipazione: riflettere sull’identità neurodivergente nella società contemporanea
DE ZANETTI, LUCREZIA
2024/2025
Abstract
Questa tesi nasce dall’esigenza di interrogarsi sul significato e sul valore della neurodivergenza nella società contemporanea, in un’epoca in cui la differenza viene ancora troppo spesso interpretata come deficit e ridotta a una dimensione esclusivamente clinica. Il titolo “Dalla diagnosi alla partecipazione: ripensare l’identità neurodivergente nella società contemporanea” racchiude l’idea di un percorso che parte dall’atto diagnostico – carico di implicazioni normative e sociali – e approda alla possibilità di una piena partecipazione. Non si tratta dunque solo di analizzare le difficoltà legate ai disturbi del neurosviluppo, ma di mettere in discussione le categorie attraverso cui definiamo la diversità e di aprire nuove prospettive per la costruzione di un’identità sociale più inclusiva. Questa ricerca prende avvio dalla volontà di comprendere il senso e il valore della neurodivergenza nella società contemporanea. Viviamo in un contesto in cui la differenza viene ancora troppo spesso letta attraverso la lente della diagnostica clinica, ridotta a deficit e confinata in categorie patologiche. Eppure, la neurodivergenza non può essere compresa appieno se non si tiene conto delle dimensioni sociali, culturali e simboliche che concorrono a definirla. Parlare di neurodiversità significa infatti confrontarsi con la tensione tra classificazione medica e possibilità di riconoscimento sociale, tra stigmatizzazione e valorizzazione, tra esclusione e partecipazione. L’obiettivo della tesi è quello di andare oltre la visione ristretta che lega i disturbi del neurosviluppo unicamente alla sfera clinica, proponendo invece un approccio che restituisca complessità e dignità all’esperienza neurodivergente. Ciò implica interrogarsi non solo sulle definizioni e sui modelli teorici, ma anche sulle pratiche educative sulle dinamiche relazionali e sulle narrazioni che contribuiscono a costruire l’immaginario collettivo. La neurodivergenza, infatti, non esiste nel vuoto: prende forma nell’incontro con un contesto sociale che piò favorirne la marginalizzazione oppure valorizzarne il contributo. In questa prospettiva, particolare attenzione è rivolta al linguaggio e alle rappresentazioni mediatiche, che svolgono un ruolo cruciale nel definire ciò che la società percepisce come normale o deviante. Analizzare le parole e le immagini attraverso cui la neurodiversità viene raccontata significa riconoscerne la portata performativa e il potere di influenzare percezioni, aspettative e politiche. In definitiva, il lavoro mira a ripensare l’identità neurodivergente come realtà plurale e situata, che non si esaurisce nella diagnosi ma si costruisce nel dialogo cosante tra individuo e società. Riconoscere questo intreccio permette di orientare la riflessione verso modelli più inclusivi in grado di favorire la partecipazione e di superare la logica del deficit, aprendo spazi per una cittadinanza realmente equa e condivisa.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/96090