Le persone transgender e non binarie (TNB) si trovano ad affrontare numerose sfide nel campo della salute. La transnormatività privilegia il modello medico binario di transizione e può controllare l'accesso alle cure, il riconoscimento legale e l'accettazione sociale delle persone trans, marginalizzando coloro che non si conformano a tale modello (Johnson, 2013). L'imposizione di una dicotomia trans binario/non binario divide arbitrariamente le persone in base alla conformità alle presentazioni di genere, non riconosce la fluidità e la complessità delle identità trans e si basa su giudizi normativi su chi sia "abbastanza trans". L'accesso all’assistenza sanitaria per le persone TNB è spesso limitato da ulteriori barriere quali la discriminazione, la mancanza di formazione del personale sanitario, politiche inadeguate (Anzani et al., 2019; FRA, EU LGBT Survey, 2014), le micro-aggressioni (Morris et al., In Press; Galupo et al., 2019), come l'uso di pronomi errati e moduli inadeguati, che causano disagio e frustrazione. In Italia, il percorso di affermazione di genere (GAP) è influenzato da un contesto sociale transfobico e cisnormativo, con stereotipi di genere che influenzano negativamente le esperienze delle persone transgender (Sodano, 2021; Lorusso & Albanesi, 2021). Il GAP istituzionale richiede una diagnosi e un'autorizzazione legale, trascurando le identità non binarie e i percorsi non medicalizzati (Voli, 2018). Dunque, la diagnosi di "disforia di genere" può avere un effetto a doppio taglio, fungendo da gatekeeper per l'accesso a cure mediche, supporto sociale e riconoscimento legale (Johnson 2015, 2016). Quale sia l’approccio migliore per il trattamento della disforia di genere è tutt’ora oggetto di dibattito, con pareri discordanti tra coloro che sostengono l'affermazione di genere e coloro che ne evidenziano la bassa qualità degli studi a supporto (D’Angelo, 2025). Le revisioni sistematiche europee, inoltre, limitano l'accesso all'affermazione di genere a causa dell'incertezza sui benefici e i rischi a lungo termine, mentre gli studi sui bloccanti della pubertà e gli interventi chirurgici sollevano preoccupazioni sugli effetti a lungo termine (D’Angelo, 2025). La medicalizzazione dell'esperienza transgender, iniziata con il DSM-III (American Psychiatric Association, 1980), continua a essere dibattuta anche dopo il passaggio al DSM-5 (American Psychiatric Association, 2013) e alla "disforia di genere" (Johnson, 2019). Sulla base di queste informazioni, attraverso un approccio qualitativo, la presente ricerca mira a fornire una comprensione olistica su come il sapere e le pratiche psicologiche influenzino il benessere delle persone transgender e non binarie, identificando sia le sfide che i fattori di resilienza e validazione.
L'incongruenza di genere e il sapere psicologico: uno studio sulle esperienze delle persone transgender
DELRIO, DANIELA
2024/2025
Abstract
Le persone transgender e non binarie (TNB) si trovano ad affrontare numerose sfide nel campo della salute. La transnormatività privilegia il modello medico binario di transizione e può controllare l'accesso alle cure, il riconoscimento legale e l'accettazione sociale delle persone trans, marginalizzando coloro che non si conformano a tale modello (Johnson, 2013). L'imposizione di una dicotomia trans binario/non binario divide arbitrariamente le persone in base alla conformità alle presentazioni di genere, non riconosce la fluidità e la complessità delle identità trans e si basa su giudizi normativi su chi sia "abbastanza trans". L'accesso all’assistenza sanitaria per le persone TNB è spesso limitato da ulteriori barriere quali la discriminazione, la mancanza di formazione del personale sanitario, politiche inadeguate (Anzani et al., 2019; FRA, EU LGBT Survey, 2014), le micro-aggressioni (Morris et al., In Press; Galupo et al., 2019), come l'uso di pronomi errati e moduli inadeguati, che causano disagio e frustrazione. In Italia, il percorso di affermazione di genere (GAP) è influenzato da un contesto sociale transfobico e cisnormativo, con stereotipi di genere che influenzano negativamente le esperienze delle persone transgender (Sodano, 2021; Lorusso & Albanesi, 2021). Il GAP istituzionale richiede una diagnosi e un'autorizzazione legale, trascurando le identità non binarie e i percorsi non medicalizzati (Voli, 2018). Dunque, la diagnosi di "disforia di genere" può avere un effetto a doppio taglio, fungendo da gatekeeper per l'accesso a cure mediche, supporto sociale e riconoscimento legale (Johnson 2015, 2016). Quale sia l’approccio migliore per il trattamento della disforia di genere è tutt’ora oggetto di dibattito, con pareri discordanti tra coloro che sostengono l'affermazione di genere e coloro che ne evidenziano la bassa qualità degli studi a supporto (D’Angelo, 2025). Le revisioni sistematiche europee, inoltre, limitano l'accesso all'affermazione di genere a causa dell'incertezza sui benefici e i rischi a lungo termine, mentre gli studi sui bloccanti della pubertà e gli interventi chirurgici sollevano preoccupazioni sugli effetti a lungo termine (D’Angelo, 2025). La medicalizzazione dell'esperienza transgender, iniziata con il DSM-III (American Psychiatric Association, 1980), continua a essere dibattuta anche dopo il passaggio al DSM-5 (American Psychiatric Association, 2013) e alla "disforia di genere" (Johnson, 2019). Sulla base di queste informazioni, attraverso un approccio qualitativo, la presente ricerca mira a fornire una comprensione olistica su come il sapere e le pratiche psicologiche influenzino il benessere delle persone transgender e non binarie, identificando sia le sfide che i fattori di resilienza e validazione.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/96131