The present work aims to explore the potential use of eye tracking as a technique for detecting specific autobiographical memories in forensic contexts. The purpose is to assess whether distinct oculomotor patterns, such as fixations and saccades, can reliably discriminate between familiar (recognized) and novel (unrecognized) scenes. To this end, an experimental study was conducted in which participants viewed a series of environmental images, some depicting places they had visited or seen in photographs, and others entirely new to them. Eye movement data were analyzed to identify implicit physiological markers of recognition in the absence of declarative responses. Preliminary results suggest that eye tracking may represent a promising tool for memory detection, capable of providing evidence of autobiographical memories without relying on the subject’s willingness or awareness. The practical implications of this approach are particularly relevant in the field of forensic psychology, where the need for objective and non-invasive tools for memory assessment is of crucial importance.

Il seguente lavoro è volto a esplorare la possibilità di impiego dell’eye tracking come tecnica per la rilevazione di determinati ricordi autobiografici nel contesto forense. L’obiettivo è valutare se specifici pattern oculomotori, come fissazioni e saccadi, possano discriminare in modo affidabile tra scene familiari (riconosciute) e scene nuove (non riconosciute) da parte del soggetto. A tale scopo è stato condotto uno studio sperimentale in cui i partecipanti visualizzavano una serie di immagini ambientali, alcune di luoghi visitati o visti in foto, altre mai viste. I dati oculometrici sono stati analizzati per individuare marcatori fisiologici impliciti di riconoscimento, in assenza di risposte dichiarative. I risultati preliminari suggeriscono che l’eye tracking può rappresentare un promettente strumento di memory detection, in grado di fornire indizi sull’esistenza di ricordi autobiografici senza fare affidamento sulla volontà o sulla consapevolezza del soggetto. Le implicazioni applicative di questo approccio riguardano in particolare l’ambito della psicologia forense, dove la necessità di strumenti oggettivi e non invasivi per la valutazione della memoria è di cruciale rilevanza.

Movimenti oculari e riconoscimento di scene: l'uso dell'eye tracking per rilevare ricordi autobiografici.

PETRIN, FILIPPO
2024/2025

Abstract

The present work aims to explore the potential use of eye tracking as a technique for detecting specific autobiographical memories in forensic contexts. The purpose is to assess whether distinct oculomotor patterns, such as fixations and saccades, can reliably discriminate between familiar (recognized) and novel (unrecognized) scenes. To this end, an experimental study was conducted in which participants viewed a series of environmental images, some depicting places they had visited or seen in photographs, and others entirely new to them. Eye movement data were analyzed to identify implicit physiological markers of recognition in the absence of declarative responses. Preliminary results suggest that eye tracking may represent a promising tool for memory detection, capable of providing evidence of autobiographical memories without relying on the subject’s willingness or awareness. The practical implications of this approach are particularly relevant in the field of forensic psychology, where the need for objective and non-invasive tools for memory assessment is of crucial importance.
2024
Eye movements and scene recognition: using eye tracking to detect autobiographical memories.
Il seguente lavoro è volto a esplorare la possibilità di impiego dell’eye tracking come tecnica per la rilevazione di determinati ricordi autobiografici nel contesto forense. L’obiettivo è valutare se specifici pattern oculomotori, come fissazioni e saccadi, possano discriminare in modo affidabile tra scene familiari (riconosciute) e scene nuove (non riconosciute) da parte del soggetto. A tale scopo è stato condotto uno studio sperimentale in cui i partecipanti visualizzavano una serie di immagini ambientali, alcune di luoghi visitati o visti in foto, altre mai viste. I dati oculometrici sono stati analizzati per individuare marcatori fisiologici impliciti di riconoscimento, in assenza di risposte dichiarative. I risultati preliminari suggeriscono che l’eye tracking può rappresentare un promettente strumento di memory detection, in grado di fornire indizi sull’esistenza di ricordi autobiografici senza fare affidamento sulla volontà o sulla consapevolezza del soggetto. Le implicazioni applicative di questo approccio riguardano in particolare l’ambito della psicologia forense, dove la necessità di strumenti oggettivi e non invasivi per la valutazione della memoria è di cruciale rilevanza.
Movimenti oculari
Eye tracking
Riconoscimento
Psicologia forense
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/96195