Questo studio si propone di misurare l’efficienza e la simmetria dell’elaborazione visuo-spaziale in condizioni di multitasking in due popolazioni cliniche: pazienti con cerebrolesione unilaterale acquisita e pazienti con malattia di Parkinson. L’attenzione spaziale rappresenta infatti un ambito critico in entrambe le condizioni, in cui possono emergere asimmetrie nello spazio esplorato. Un elemento particolarmente innovativo risiede nell’estensione dell’indagine alla popolazione parkinsoniana: sebbene la malattia sia tradizionalmente studiata soprattutto per i suoi sintomi motori, sempre più evidenze suggeriscono la presenza di alterazioni sottili delle funzioni attentive e visuo-spaziali (Davidsdottir et al., 2008; Shine et al., 2013; Mazzucchi, 2020). Approfondire questi aspetti consente non solo di ampliare la comprensione dei deficit cognitivi associati al Parkinson, ma anche di confrontarli con quelli già documentati nei pazienti post-ictus. I test neuropsicologici tradizionali carta e matita spesso non riescono a rilevare bias spaziali nelle forme più lievi di ridotta attenzione visuo-spaziale (Bonato et al., 2015; Villarreal et al., 2021). Per questo motivo, il presente studio utilizzerà un doppio compito spaziale computerizzato, progettato per aumentare il carico attentivo e ridurre le strategie compensative. In letteratura, tali compiti si sono dimostrati molto più sensibili nella rilevazione di deficit visuo-spaziali sottili rispetto ai tradizionali test carta e matita (Bonato et al., 2013). Il campione è composto da pazienti con danno cerebrovascolare unilaterale, ricoverati presso l’Unità Operativa Complessa “Recupero e Riabilitazione Funzionale” di Lonigo, e da pazienti con diagnosi di malattia di Parkinson, frequentanti del centro “Parkinson Café” di Arzignano. Come gruppo di controllo sono stati coinvolti pazienti con patologie ortopediche ricoverati nella stessa unità di Lonigo. I risultati indicano che entrambi i gruppi clinici mantengono prestazioni elevate nelle condizioni di compito singolo, mentre l’aumento del carico cognitivo nei doppi compiti riduce l’accuratezza, evidenziando bias spaziali di diversa gravità. Nei pazienti con cerebrolesione vascolare, le difficoltà sono più marcate nello spazio controlaterale e nelle presentazioni bilaterali, mentre nei pazienti con Parkinson le alterazioni risultano più lievi, emergendo principalmente nelle condizioni di doppio compito uditivo e con target di dimensione ridotta. La correlazione tra punteggi globali ai test tradizionali (BIT) e performance al doppio compito è risultata significativa nei pazienti vascolari, a conferma della validità del paradigma nel rilevare asimmetrie sottili. L’analisi di due casi singoli ha permesso di approfondire i dati di gruppo: verrà presentato e discusso nel dettaglio il caso di un paziente colpito da ictus che ha mostrato un deficit selettivo nello spazio controlesionale, non rilevato dai test carta e matita, così come quello di un paziente affetto da malattia di Parkinson che ha mostrato particolare sensibilità all'incremento del carico cognitivo. I risultati di questo studio evidenziano, quindi, come l’impiego di paradigmi a doppio compito rappresenti uno strumento sensibile per individuare sottili compromissioni che non emergono nei tradizionali test carta e matita, ma che possono creare difficoltà in contesti complessi e dinamici della vita reale. Tali difficoltà, anche nei pazienti cosiddetti ad “alto funzionamento”, possono ostacolare il ritorno alle abituali attività personali, sociali e professionali. L’utilizzo di questi approcci valutativi si rivela quindi utile non solo per una valutazione più accurata, ma successivamente anche per orientare a percorsi di recupero più aderenti alle esigenze del paziente.
Doppio Compito Computerizzato e asimmetrie spaziali: confronto tra cerebrolesione vascolare e malattia di Parkinson
SERRAIOTTO, EMMA
2024/2025
Abstract
Questo studio si propone di misurare l’efficienza e la simmetria dell’elaborazione visuo-spaziale in condizioni di multitasking in due popolazioni cliniche: pazienti con cerebrolesione unilaterale acquisita e pazienti con malattia di Parkinson. L’attenzione spaziale rappresenta infatti un ambito critico in entrambe le condizioni, in cui possono emergere asimmetrie nello spazio esplorato. Un elemento particolarmente innovativo risiede nell’estensione dell’indagine alla popolazione parkinsoniana: sebbene la malattia sia tradizionalmente studiata soprattutto per i suoi sintomi motori, sempre più evidenze suggeriscono la presenza di alterazioni sottili delle funzioni attentive e visuo-spaziali (Davidsdottir et al., 2008; Shine et al., 2013; Mazzucchi, 2020). Approfondire questi aspetti consente non solo di ampliare la comprensione dei deficit cognitivi associati al Parkinson, ma anche di confrontarli con quelli già documentati nei pazienti post-ictus. I test neuropsicologici tradizionali carta e matita spesso non riescono a rilevare bias spaziali nelle forme più lievi di ridotta attenzione visuo-spaziale (Bonato et al., 2015; Villarreal et al., 2021). Per questo motivo, il presente studio utilizzerà un doppio compito spaziale computerizzato, progettato per aumentare il carico attentivo e ridurre le strategie compensative. In letteratura, tali compiti si sono dimostrati molto più sensibili nella rilevazione di deficit visuo-spaziali sottili rispetto ai tradizionali test carta e matita (Bonato et al., 2013). Il campione è composto da pazienti con danno cerebrovascolare unilaterale, ricoverati presso l’Unità Operativa Complessa “Recupero e Riabilitazione Funzionale” di Lonigo, e da pazienti con diagnosi di malattia di Parkinson, frequentanti del centro “Parkinson Café” di Arzignano. Come gruppo di controllo sono stati coinvolti pazienti con patologie ortopediche ricoverati nella stessa unità di Lonigo. I risultati indicano che entrambi i gruppi clinici mantengono prestazioni elevate nelle condizioni di compito singolo, mentre l’aumento del carico cognitivo nei doppi compiti riduce l’accuratezza, evidenziando bias spaziali di diversa gravità. Nei pazienti con cerebrolesione vascolare, le difficoltà sono più marcate nello spazio controlaterale e nelle presentazioni bilaterali, mentre nei pazienti con Parkinson le alterazioni risultano più lievi, emergendo principalmente nelle condizioni di doppio compito uditivo e con target di dimensione ridotta. La correlazione tra punteggi globali ai test tradizionali (BIT) e performance al doppio compito è risultata significativa nei pazienti vascolari, a conferma della validità del paradigma nel rilevare asimmetrie sottili. L’analisi di due casi singoli ha permesso di approfondire i dati di gruppo: verrà presentato e discusso nel dettaglio il caso di un paziente colpito da ictus che ha mostrato un deficit selettivo nello spazio controlesionale, non rilevato dai test carta e matita, così come quello di un paziente affetto da malattia di Parkinson che ha mostrato particolare sensibilità all'incremento del carico cognitivo. I risultati di questo studio evidenziano, quindi, come l’impiego di paradigmi a doppio compito rappresenti uno strumento sensibile per individuare sottili compromissioni che non emergono nei tradizionali test carta e matita, ma che possono creare difficoltà in contesti complessi e dinamici della vita reale. Tali difficoltà, anche nei pazienti cosiddetti ad “alto funzionamento”, possono ostacolare il ritorno alle abituali attività personali, sociali e professionali. L’utilizzo di questi approcci valutativi si rivela quindi utile non solo per una valutazione più accurata, ma successivamente anche per orientare a percorsi di recupero più aderenti alle esigenze del paziente.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/96348