Il carcinoma della mammella rappresenta la neoplasia più frequente nella popolazione femminile e comporta un impatto che va ben oltre la dimensione clinica, investendo identità, immagine corporea e qualità della vita. Negli ultimi anni la dermopigmentazione del complesso areola-capezzolo (NAC) si è affermata come fase conclusiva del percorso ricostruttivo, capace di restituire continuità estetica e psicologica a donne sottoposte a mastectomia. La presente revisione della letteratura ha come obiettivo principale la valutazione degli outcome clinici e psicologici della dermopigmentazione oncologica: gli studi analizzati mostrano benefici significativi in termini di autostima, percezione di sé, qualità della vita relazionale e sessuale, oltre a un miglioramento globale del benessere psico-fisico. Parallelamente, emerge con chiarezza come in Italia permangano criticità normative e organizzative: nonostante l’inserimento della procedura nei Livelli Essenziali di Assistenza (2017), la sua applicazione è disomogenea sul territorio e i costi non sono sempre interamente coperti, con conseguenti disuguaglianze di accesso. L’obiettivo secondario di questo lavoro è quindi quello di analizzare tali lacune, discutendo il potenziale contributo dell’infermiere dermopigmentista all’interno delle breast unit. La figura infermieristica, inserita in un’équipe multidisciplinare, può garantire sicurezza, continuità assistenziale, equità e sostegno psicosociale, offrendo nuove prospettive di sviluppo per la pratica clinica. In conclusione, la dermopigmentazione oncologica non si configura come atto meramente estetico, ma come intervento assistenziale ad alto impatto, che richiede una riflessione organizzativa e professionale volta a riconoscerne appieno il valore all’interno dei percorsi oncologici integrati.
La dermopigmentazione dell’areola mammaria, in pazienti con pregressa diagnosi di carcinoma della mammella: outcome assistenziali e prospettive infermieristiche. Una revisione della letteratura.
CAVALIERE, ELENA
2024/2025
Abstract
Il carcinoma della mammella rappresenta la neoplasia più frequente nella popolazione femminile e comporta un impatto che va ben oltre la dimensione clinica, investendo identità, immagine corporea e qualità della vita. Negli ultimi anni la dermopigmentazione del complesso areola-capezzolo (NAC) si è affermata come fase conclusiva del percorso ricostruttivo, capace di restituire continuità estetica e psicologica a donne sottoposte a mastectomia. La presente revisione della letteratura ha come obiettivo principale la valutazione degli outcome clinici e psicologici della dermopigmentazione oncologica: gli studi analizzati mostrano benefici significativi in termini di autostima, percezione di sé, qualità della vita relazionale e sessuale, oltre a un miglioramento globale del benessere psico-fisico. Parallelamente, emerge con chiarezza come in Italia permangano criticità normative e organizzative: nonostante l’inserimento della procedura nei Livelli Essenziali di Assistenza (2017), la sua applicazione è disomogenea sul territorio e i costi non sono sempre interamente coperti, con conseguenti disuguaglianze di accesso. L’obiettivo secondario di questo lavoro è quindi quello di analizzare tali lacune, discutendo il potenziale contributo dell’infermiere dermopigmentista all’interno delle breast unit. La figura infermieristica, inserita in un’équipe multidisciplinare, può garantire sicurezza, continuità assistenziale, equità e sostegno psicosociale, offrendo nuove prospettive di sviluppo per la pratica clinica. In conclusione, la dermopigmentazione oncologica non si configura come atto meramente estetico, ma come intervento assistenziale ad alto impatto, che richiede una riflessione organizzativa e professionale volta a riconoscerne appieno il valore all’interno dei percorsi oncologici integrati.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/97007