INTRODUZIONE Il morbo di Alzheimer rappresenta una delle principali sfide per la sanità mondiale. Questa patologia si caratterizza per un progressivo deterioramento delle funzioni cognitive, accompagnato da disturbi del comportamento e da un impatto significativo sulla qualità della vita, non solo dei pazienti ma anche dei caregiver. In assenza di terapie risolutive, cresce l’interesse verso approcci non farmacologici, tra cui la musicoterapia, che mostra effetti promettenti sul piano cognitivo, emotivo e relazionale. OBIETTIVO Lo scopo del presente lavoro di tesi è analizzare l’impatto della musicoterapia sulle funzioni cognitive, sulla dimensione emotivo-relazionale e sui disturbi del comportamento nei pazienti affetti da Alzheimer, oltre a esplorarne le ricadute pratiche nella professione infermieristica. METODI È stata condotta una revisione della letteratura consultando i database PubMed, Scopus, CINAHL e PsycINFO. Sono stati inclusi articoli pubblicati tra il 2015 e il 2025, in lingua inglese e in lingua italiana. RISULTATI Sono stati selezionati 23 articoli: 6 revisioni sistematiche, 1 revisione narrativa, 1 revisione critica, 1 studio di impostazione teorico metodologico, 1 studio metodologico, 2 studi longitudinali, 3 studi qualitativi/esplorativi, 1 commento narrativo, 1 studio di tipo educativo e 7 trial clinici randomizzati. Nelle persone che hanno beneficiato di un programma strutturato di musicoterapia, la letteratura ha evidenziato miglioramenti nelle funzioni cognitive (memoria episodica e autobiografica, linguaggio, orientamento), una riduzione dei sintomi neuropsichiatrici (ansia, agitazione, depressione) e benefici sul benessere emotivo e relazionale. Dal punto di vista infermieristico, emerge l’importanza di usare musica personalizzata nei piani di assistenza: questo può ridurre l’uso di psicofarmaci, aumentare il coinvolgimento del paziente, favorire la comunicazione con i caregiver e diminuire il carico assistenziale. CONCLUSIONI La musicoterapia si conferma un approccio non farmacologico promettente e di supporto nella gestione dell’Alzheimer. Oltre agli effetti su funzioni cognitive e disturbi del comportamento, porta benefici anche sul piano assistenziale, permettendo una cura più centrata sulla persona e un sostegno concreto alla professione infermieristica.
Gli effetti della musicoterapia nella malattia di Alzheimer: una revisione della letteratura
BISIGNANO, GAETANO
2024/2025
Abstract
INTRODUZIONE Il morbo di Alzheimer rappresenta una delle principali sfide per la sanità mondiale. Questa patologia si caratterizza per un progressivo deterioramento delle funzioni cognitive, accompagnato da disturbi del comportamento e da un impatto significativo sulla qualità della vita, non solo dei pazienti ma anche dei caregiver. In assenza di terapie risolutive, cresce l’interesse verso approcci non farmacologici, tra cui la musicoterapia, che mostra effetti promettenti sul piano cognitivo, emotivo e relazionale. OBIETTIVO Lo scopo del presente lavoro di tesi è analizzare l’impatto della musicoterapia sulle funzioni cognitive, sulla dimensione emotivo-relazionale e sui disturbi del comportamento nei pazienti affetti da Alzheimer, oltre a esplorarne le ricadute pratiche nella professione infermieristica. METODI È stata condotta una revisione della letteratura consultando i database PubMed, Scopus, CINAHL e PsycINFO. Sono stati inclusi articoli pubblicati tra il 2015 e il 2025, in lingua inglese e in lingua italiana. RISULTATI Sono stati selezionati 23 articoli: 6 revisioni sistematiche, 1 revisione narrativa, 1 revisione critica, 1 studio di impostazione teorico metodologico, 1 studio metodologico, 2 studi longitudinali, 3 studi qualitativi/esplorativi, 1 commento narrativo, 1 studio di tipo educativo e 7 trial clinici randomizzati. Nelle persone che hanno beneficiato di un programma strutturato di musicoterapia, la letteratura ha evidenziato miglioramenti nelle funzioni cognitive (memoria episodica e autobiografica, linguaggio, orientamento), una riduzione dei sintomi neuropsichiatrici (ansia, agitazione, depressione) e benefici sul benessere emotivo e relazionale. Dal punto di vista infermieristico, emerge l’importanza di usare musica personalizzata nei piani di assistenza: questo può ridurre l’uso di psicofarmaci, aumentare il coinvolgimento del paziente, favorire la comunicazione con i caregiver e diminuire il carico assistenziale. CONCLUSIONI La musicoterapia si conferma un approccio non farmacologico promettente e di supporto nella gestione dell’Alzheimer. Oltre agli effetti su funzioni cognitive e disturbi del comportamento, porta benefici anche sul piano assistenziale, permettendo una cura più centrata sulla persona e un sostegno concreto alla professione infermieristica.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/97271