Background: La violenza sessuale è riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come una violazione sostanziale dei diritti umani e come un problema di salute pubblica di portata globale, in quanto provoca impatti sulla salute fisica, mentale e sociale delle vittime. In Italia, il Ministero della Salute sottolinea l’importanza di un modello di gestione integrato, fondato su protocolli operativi omogenei, strumenti di screening affidabili e formazione mirata per gli operatori sanitari; tuttavia, persistono difficoltà organizzative che ostacolano l’attivazione tempestiva e adeguata delle misure di supporto. Il presente studio intende indagare il ruolo dell’infermiere nel primo contatto con le vittime di violenza sessuale all’interno del contesto ospedaliero, con particolare focus sui reparti maggiormente coinvolti: pronto soccorso, ginecologia/ostetricia, psichiatria e medicina legale. L’analisi tratterà le pratiche cliniche, i protocolli organizzativi e gli approcci multidisciplinari, con l’obiettivo di identificare strategie efficaci per ottimizzare l’assistenza, la tutela e la qualità dei percorsi di presa in carico. Materiali e metodi: L’elaborato si basa su una revisione della letteratura scientifica, comprendente studi pubblicati nel decennio 2015-2025. Sono state consultate banche dati internazionali quali Scopus e PubMed; a supporto, è stato utilizzato anche Google Scholar come motore di ricerca accademico per integrare ulteriori fonti. La ricerca ha preso in esame dati e documenti rilevanti sia su scala internazionale sia nazionale, consultando il portale ISTAT, i rapporti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il Codice Deontologico delle Professioni Infermieristiche, i contributi del Ministero della Salute e i riferimenti normativi contenuti nel Codice penale. Risultati: Dalla rassegna emerge un quadro articolato, risulta necessaria l’implementazione di protocolli standardizzati e di strumenti di screening validati, ritenuti essenziali per una rilevazione precoce e accurata dei casi di violenza. Inoltre, la formazione mirata del personale sanitario resta cruciale: potenziare le competenze tecniche e relazionali degli operatori può facilitare una risposta più efficace e sensibile alle esigenze delle vittime. I dati evidenziano la validità di approcci orientati al paziente e sensibili al trauma, i quali riducono la ri-traumatizzazione e accrescono la soddisfazione delle persone assistite. All’interno di questi percorsi, infermieri e SANEs statunitensi (Sexual Assault Nurse Examiners) hanno un ruolo chiave nell’organizzazione dell’assistenza e nella gestione forense, evidenziando la necessità di implementare figure specializzate e integrate anche nel contesto sanitario nazionale. Nonostante i progressi, persistono criticità strutturali, una delle principali è rappresentata dalla carenza di percorsi integrati tra sanità, servizi sociali e sistema giudiziario. Discussione e conclusioni: L’analisi indica che il successo dell’accoglienza delle vittime dipende da un approccio olistico, capace di integrare competenze mediche, psicologiche e legali all’interno di percorsi interprofessionali e coordinati. Le evidenze sottolineano l’urgenza di potenziare la formazione del personale sanitario e implementare protocolli standardizzati, permeati da un approccio trauma-informed. In tale contesto, l’adozione di politiche sanitarie, basate su dati epidemiologici e amministrativi, risulta essenziale per strutturare percorsi di cura integrati, centrati sul paziente e sensibili al trauma. Tali strategie rappresentano una leva cruciale per elevare la qualità dell’assistenza, assicurando una presa in carico efficace, rispettosa e sicura.
L'accoglienza infermieristica delle persone vittime di violenza sessuale nei contesti ospedalieri: una revisione della letteratura sulle procedure operative nei reparti coinvolti.
BOFFO, MARTA
2024/2025
Abstract
Background: La violenza sessuale è riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come una violazione sostanziale dei diritti umani e come un problema di salute pubblica di portata globale, in quanto provoca impatti sulla salute fisica, mentale e sociale delle vittime. In Italia, il Ministero della Salute sottolinea l’importanza di un modello di gestione integrato, fondato su protocolli operativi omogenei, strumenti di screening affidabili e formazione mirata per gli operatori sanitari; tuttavia, persistono difficoltà organizzative che ostacolano l’attivazione tempestiva e adeguata delle misure di supporto. Il presente studio intende indagare il ruolo dell’infermiere nel primo contatto con le vittime di violenza sessuale all’interno del contesto ospedaliero, con particolare focus sui reparti maggiormente coinvolti: pronto soccorso, ginecologia/ostetricia, psichiatria e medicina legale. L’analisi tratterà le pratiche cliniche, i protocolli organizzativi e gli approcci multidisciplinari, con l’obiettivo di identificare strategie efficaci per ottimizzare l’assistenza, la tutela e la qualità dei percorsi di presa in carico. Materiali e metodi: L’elaborato si basa su una revisione della letteratura scientifica, comprendente studi pubblicati nel decennio 2015-2025. Sono state consultate banche dati internazionali quali Scopus e PubMed; a supporto, è stato utilizzato anche Google Scholar come motore di ricerca accademico per integrare ulteriori fonti. La ricerca ha preso in esame dati e documenti rilevanti sia su scala internazionale sia nazionale, consultando il portale ISTAT, i rapporti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il Codice Deontologico delle Professioni Infermieristiche, i contributi del Ministero della Salute e i riferimenti normativi contenuti nel Codice penale. Risultati: Dalla rassegna emerge un quadro articolato, risulta necessaria l’implementazione di protocolli standardizzati e di strumenti di screening validati, ritenuti essenziali per una rilevazione precoce e accurata dei casi di violenza. Inoltre, la formazione mirata del personale sanitario resta cruciale: potenziare le competenze tecniche e relazionali degli operatori può facilitare una risposta più efficace e sensibile alle esigenze delle vittime. I dati evidenziano la validità di approcci orientati al paziente e sensibili al trauma, i quali riducono la ri-traumatizzazione e accrescono la soddisfazione delle persone assistite. All’interno di questi percorsi, infermieri e SANEs statunitensi (Sexual Assault Nurse Examiners) hanno un ruolo chiave nell’organizzazione dell’assistenza e nella gestione forense, evidenziando la necessità di implementare figure specializzate e integrate anche nel contesto sanitario nazionale. Nonostante i progressi, persistono criticità strutturali, una delle principali è rappresentata dalla carenza di percorsi integrati tra sanità, servizi sociali e sistema giudiziario. Discussione e conclusioni: L’analisi indica che il successo dell’accoglienza delle vittime dipende da un approccio olistico, capace di integrare competenze mediche, psicologiche e legali all’interno di percorsi interprofessionali e coordinati. Le evidenze sottolineano l’urgenza di potenziare la formazione del personale sanitario e implementare protocolli standardizzati, permeati da un approccio trauma-informed. In tale contesto, l’adozione di politiche sanitarie, basate su dati epidemiologici e amministrativi, risulta essenziale per strutturare percorsi di cura integrati, centrati sul paziente e sensibili al trauma. Tali strategie rappresentano una leva cruciale per elevare la qualità dell’assistenza, assicurando una presa in carico efficace, rispettosa e sicura.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/97272