Introduzione: L'arresto cardiaco improvviso in ambiente montano è un'emergenza sanitaria critica, aggravata da fattori ambientali avversi come l’altitudine, l'ipotermia e l'isolamento geografico che ritardano i soccorsi e rendono difficile un intervento precoce compromettendo così la prognosi. La percentuale di sopravvivenza in caso di ACI è strettamente correlata alla tempestività e alla qualità della rianimazione cardiopolmonare e all'uso precoce del defibrillatore. Per questo motivo, la formazione dei frequentatori della montagna, la disponibilità di strumenti salvavita come i defibrillatori automatici esterni e la conoscenza delle procedure di Basic Life Support and Defibrillation sono fondamentali per migliorare gli esiti clinici. Obiettivo: L’obiettivo dello studio è valutare le conoscenze, le competenze pratiche e la consapevolezza normativa dei frequentatori della montagna in tema di soccorso in caso di arresto cardiaco, con particolare riferimento all’uso del defibrillatore semiautomatico. La legge 116/2021 consente anche ai cittadini non formati di utilizzare un DAE, riconoscendo l’importanza della defibrillazione precoce come intervento salvavita. Lo studio intende quindi comprendere non solo la preparazione tecnica degli escursionisti, ma anche la loro familiarità con i diritti e i doveri legali legati al soccorso. Metodologia: L’indagine è stata condotta attraverso un questionario strutturato, distribuito tra luglio e settembre in quattro rifugi delle Piccole Dolomiti, un'area ad alto rischio per le emergenze sanitarie a causa della sua orografia complessa e dell'elevata frequentazione. I partecipanti includono escursionisti e personale dei rifugi. Risultati: Il quadro generale che emerge dall'analisi indica un livello di competenza disomogeneo nel campione esaminato. Si riscontrano competenze solide per quanto riguarda le procedure di base, come il corretto posizionamento del paziente e l'individuazione del punto per il massaggio cardiaco. Tuttavia, si osserva un calo significativo nelle conoscenze più complesse, che risultano essere solo parziali: la comprensione della catena della sopravvivenza, le modalità di utilizzo del DAE e il comportamento da adottare in caso di shock. Le lacune più critiche si manifestano negli aspetti procedurali e sequenziali fondamentali per l'efficacia dell'intervento, quali il rapporto compressioni/ventilazioni e la sequenza di defibrillazione. In sintesi, sebbene il campione dimostri di avere nozioni di base sufficienti, emergono carenze significative nelle competenze pratiche e sequenziali più rilevanti. Questo deficit, unito a una scarsa conoscenza del quadro normativo di riferimento, può rappresentare un ulteriore disincentivo all'intervento, dissuadendo i soggetti dal prendere l'iniziativa anche in circostanze in cui sarebbe legalmente consentito e potenzialmente decisivo. Conclusioni: Ilcampionemostraunaconoscenzadiffusamaincompletadellemanovredisoccorso. Gli errori più frequenti riguardano le azioni più delicate: la corretta sequenza delle manovre e la qualità della RCP. In contesto montano, dove i tempi di arrivo dei soccorsi sono più lunghi, colmare queste lacune può fare la differenza tra vita e morte. La formazione strutturata e ripetuta emerge come fattore chiave cioè permette di consolidare competenze pratiche, trasmettere conoscenze normative e aumentare la sicurezza personale nell’intervento.

Indagine prospettica sulla conoscenza delle manovre di Basic Life Support and Defibrillation (BLSD) tra i frequentatori in alta quota nelle Piccole Dolomiti

BRICCIO, NICOLE
2024/2025

Abstract

Introduzione: L'arresto cardiaco improvviso in ambiente montano è un'emergenza sanitaria critica, aggravata da fattori ambientali avversi come l’altitudine, l'ipotermia e l'isolamento geografico che ritardano i soccorsi e rendono difficile un intervento precoce compromettendo così la prognosi. La percentuale di sopravvivenza in caso di ACI è strettamente correlata alla tempestività e alla qualità della rianimazione cardiopolmonare e all'uso precoce del defibrillatore. Per questo motivo, la formazione dei frequentatori della montagna, la disponibilità di strumenti salvavita come i defibrillatori automatici esterni e la conoscenza delle procedure di Basic Life Support and Defibrillation sono fondamentali per migliorare gli esiti clinici. Obiettivo: L’obiettivo dello studio è valutare le conoscenze, le competenze pratiche e la consapevolezza normativa dei frequentatori della montagna in tema di soccorso in caso di arresto cardiaco, con particolare riferimento all’uso del defibrillatore semiautomatico. La legge 116/2021 consente anche ai cittadini non formati di utilizzare un DAE, riconoscendo l’importanza della defibrillazione precoce come intervento salvavita. Lo studio intende quindi comprendere non solo la preparazione tecnica degli escursionisti, ma anche la loro familiarità con i diritti e i doveri legali legati al soccorso. Metodologia: L’indagine è stata condotta attraverso un questionario strutturato, distribuito tra luglio e settembre in quattro rifugi delle Piccole Dolomiti, un'area ad alto rischio per le emergenze sanitarie a causa della sua orografia complessa e dell'elevata frequentazione. I partecipanti includono escursionisti e personale dei rifugi. Risultati: Il quadro generale che emerge dall'analisi indica un livello di competenza disomogeneo nel campione esaminato. Si riscontrano competenze solide per quanto riguarda le procedure di base, come il corretto posizionamento del paziente e l'individuazione del punto per il massaggio cardiaco. Tuttavia, si osserva un calo significativo nelle conoscenze più complesse, che risultano essere solo parziali: la comprensione della catena della sopravvivenza, le modalità di utilizzo del DAE e il comportamento da adottare in caso di shock. Le lacune più critiche si manifestano negli aspetti procedurali e sequenziali fondamentali per l'efficacia dell'intervento, quali il rapporto compressioni/ventilazioni e la sequenza di defibrillazione. In sintesi, sebbene il campione dimostri di avere nozioni di base sufficienti, emergono carenze significative nelle competenze pratiche e sequenziali più rilevanti. Questo deficit, unito a una scarsa conoscenza del quadro normativo di riferimento, può rappresentare un ulteriore disincentivo all'intervento, dissuadendo i soggetti dal prendere l'iniziativa anche in circostanze in cui sarebbe legalmente consentito e potenzialmente decisivo. Conclusioni: Ilcampionemostraunaconoscenzadiffusamaincompletadellemanovredisoccorso. Gli errori più frequenti riguardano le azioni più delicate: la corretta sequenza delle manovre e la qualità della RCP. In contesto montano, dove i tempi di arrivo dei soccorsi sono più lunghi, colmare queste lacune può fare la differenza tra vita e morte. La formazione strutturata e ripetuta emerge come fattore chiave cioè permette di consolidare competenze pratiche, trasmettere conoscenze normative e aumentare la sicurezza personale nell’intervento.
2024
Prospective survey on the knowledge of Basic Life Support and Defibrillation (BLSD) maneuvers among high-altitude visitors in the Piccole Dolomiti
Indagine prospettica
BLSD
Piccole Dolomiti
Alta quota
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/97285