Background: Il dolore pediatrico costituisce un’esperienza complessa, determinata da fattori biologici, psicologici e sociali. Nonostante sia ormai dimostrato che i bambini siano in grado di provarlo fin dalle prime fasi di vita, non viene ancora totalmente riconosciuto e considerato. La valutazione del dolore in età pediatrica è complessa e rappresenta una delle principali sfide per i professionisti sanitari. Questa difficoltà è maggiore se il bambino presenta disabilità comunicative, per il quale la capacità di riferire il proprio dolore è limitata o assente. Una valutazione inadeguata può determinare una sottostima della sofferenza e una gestione inefficace del dolore, con conseguenze negative sul benessere globale del bambino. Obiettivo: L’obbiettivo di questa revisione narrativa è identificare gli strumenti di misurazione del dolore e i questionari disponibili in letteratura per la valutazione del dolore nella popolazione pediatrica con disabilità comunicative, al fine di evidenziare i più affidabili e applicabili nella pratica infermieristica Materiali e Metodi: È stata condotta una revisione narrativa della letteratura disponibile con approccio sistematico seguendo la metodologia Preferred Reporting Items for Systematic reviews and Meta-Analyses (PRISMA). La ricerca è stata effettuata nei database principali come Pubmed, Cumulative Index to Nursing and Allied Health Literature (CINAHL) e Scopus, utilizzando stringhe di ricerca, formulate con parole chiavi, individuate attraverso il metodo PIO (popolazione, intervento, outcome). Sono stati selezionati studi attraverso l’applicazione di criteri di inclusione ed esclusione, includendone alla fine 21. Risultati: Dalla revisione sono emerse diverse scale di valutazione del dolore specifiche per la popolazione pediatrica con problematiche comunicative, tra cui la revised-Face, Legs, Activity, Cry, Consolability (r-FLACC), la Non-Communicating Children’s Pain Checklist (NCCPC) nelle sue due versioni, la Non-Communicating Children’s Pain Checklist-revised (NCCPC-R) e la Non-Communicating Children’s Pain Checklist-Postoperative (NCCPC PV) e il Paediatric Pain Profile (PPP). Ogni scala ha trovato impiego per la valutazione del dolore per i bambini con disabilità comunicative, presentando delle specifiche peculiarità. Tuttavia, ogni scala presentava anche dei limiti legati soprattutto ai tempi di somministrazione, al contesto clinico e alla variabilità soggettiva del valutatore. Conclusioni: Si è evidenziato che la valutazione del dolore per i bambini con disabilità comunicative rappresenta una sfida per i professionisti sanitari. Non esiste uno strumento valido per tutte le situazioni cliniche, ma la scelta della scala più appropriata deve essere individualizzata in base al tipo di dolore, al grado di compromissione comunicativa e al contesto di cura. La r-FLACC risulta più adatta per il dolore acuto, la NCCPC e le sue versioni per il dolore cronico, mentre la PPP si dimostra utile in contesti che richiedono un’osservazione prolungata. Si sottolinea la necessità di ulteriori studi che approfondiscano l’applicabilità di questi strumenti in popolazioni eterogenee e contesti assistenziali differenti, al fine di garantire una valutazione più accurata e un’assistenza infermieristica più efficace e centrata sul bambino.
Valutazione del dolore nei bambini con disabilità comunicative: revisione narrativa delle scale disponibili in letteratura
CERATO, GIULIA
2024/2025
Abstract
Background: Il dolore pediatrico costituisce un’esperienza complessa, determinata da fattori biologici, psicologici e sociali. Nonostante sia ormai dimostrato che i bambini siano in grado di provarlo fin dalle prime fasi di vita, non viene ancora totalmente riconosciuto e considerato. La valutazione del dolore in età pediatrica è complessa e rappresenta una delle principali sfide per i professionisti sanitari. Questa difficoltà è maggiore se il bambino presenta disabilità comunicative, per il quale la capacità di riferire il proprio dolore è limitata o assente. Una valutazione inadeguata può determinare una sottostima della sofferenza e una gestione inefficace del dolore, con conseguenze negative sul benessere globale del bambino. Obiettivo: L’obbiettivo di questa revisione narrativa è identificare gli strumenti di misurazione del dolore e i questionari disponibili in letteratura per la valutazione del dolore nella popolazione pediatrica con disabilità comunicative, al fine di evidenziare i più affidabili e applicabili nella pratica infermieristica Materiali e Metodi: È stata condotta una revisione narrativa della letteratura disponibile con approccio sistematico seguendo la metodologia Preferred Reporting Items for Systematic reviews and Meta-Analyses (PRISMA). La ricerca è stata effettuata nei database principali come Pubmed, Cumulative Index to Nursing and Allied Health Literature (CINAHL) e Scopus, utilizzando stringhe di ricerca, formulate con parole chiavi, individuate attraverso il metodo PIO (popolazione, intervento, outcome). Sono stati selezionati studi attraverso l’applicazione di criteri di inclusione ed esclusione, includendone alla fine 21. Risultati: Dalla revisione sono emerse diverse scale di valutazione del dolore specifiche per la popolazione pediatrica con problematiche comunicative, tra cui la revised-Face, Legs, Activity, Cry, Consolability (r-FLACC), la Non-Communicating Children’s Pain Checklist (NCCPC) nelle sue due versioni, la Non-Communicating Children’s Pain Checklist-revised (NCCPC-R) e la Non-Communicating Children’s Pain Checklist-Postoperative (NCCPC PV) e il Paediatric Pain Profile (PPP). Ogni scala ha trovato impiego per la valutazione del dolore per i bambini con disabilità comunicative, presentando delle specifiche peculiarità. Tuttavia, ogni scala presentava anche dei limiti legati soprattutto ai tempi di somministrazione, al contesto clinico e alla variabilità soggettiva del valutatore. Conclusioni: Si è evidenziato che la valutazione del dolore per i bambini con disabilità comunicative rappresenta una sfida per i professionisti sanitari. Non esiste uno strumento valido per tutte le situazioni cliniche, ma la scelta della scala più appropriata deve essere individualizzata in base al tipo di dolore, al grado di compromissione comunicativa e al contesto di cura. La r-FLACC risulta più adatta per il dolore acuto, la NCCPC e le sue versioni per il dolore cronico, mentre la PPP si dimostra utile in contesti che richiedono un’osservazione prolungata. Si sottolinea la necessità di ulteriori studi che approfondiscano l’applicabilità di questi strumenti in popolazioni eterogenee e contesti assistenziali differenti, al fine di garantire una valutazione più accurata e un’assistenza infermieristica più efficace e centrata sul bambino.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Cerato_Giulia.pdf
Accesso riservato
Dimensione
1.1 MB
Formato
Adobe PDF
|
1.1 MB | Adobe PDF |
The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License
https://hdl.handle.net/20.500.12608/97310