Introduzione: Nel fine vita, i pazienti oncologici affrontano cambiamenti profondi, come il declino fisico, la riduzione delle reti sociali e la consapevolezza della morte, che possono generare forme di solitudine sociale, emotiva ed esistenziale. Studi evidenziano che, una volta compresa la prognosi, alcuni pazienti tendono all’isolamento o a limitare le interazioni solo a pochi momenti significativi. La solitudine è spesso legata all’assenza di visitatori e può essere influenzata dalla qualità delle relazioni familiari e dalla condivisione della prognosi. Si tratta di un vissuto soggettivo e doloroso, che aggrava il rischio di provare disperazione, ansia e sensazioni di vulnerabilità. Obiettivo: Questa ricerca mira ad indagare le caratteristiche e la diffusione della percezione di solitudine tra i pazienti oncologici terminali assisiti a domicilio o in hospice. Materiali e Metodi: È stato somministrato dal personale infermieristico un questionario a una popolazione di pazienti oncologici in fase terminale, seguiti da AVAPO e presso un hospice di una struttura privata. Lo studio, di tipo osservazionale, ha raccolto dati quantitativi sulla solitudine percepita e su possibili determinanti di salute correlati. Risultati: Dall’analisi dei dati è emersa una differenza significativa tra i due contesti: i pazienti in hospice hanno riportato livelli di solitudine percepita superiori rispetto a quelli assistiti a domicilio. Tra le variabili indagate non sono emerse altre relazioni significative. Tuttavia, la frequenza delle visite familiari si è rivelata un possibile fattore di mitigazione della solitudine, pur senza raggiungere la significatività statistica. Discussione: I risultati suggeriscono che il contesto assistenziale incida sulla percezione della solitudine, con l’ambiente domestico che favorisce una minore sensazione di isolamento. La presenza costante dei familiari, in particolare, sembra avere un impatto positivo, soprattutto nei contesti come l’hospice. Conclusione: Il luogo di cura e la qualità delle relazioni sociali e familiari emergono come elementi centrali nella percezione della solitudine nei pazienti terminali. Nonostante il numero limitato di contesti coinvolti rappresenti un limite, lo studio offre spunti di riflessione sull’importanza di promuovere modelli assistenziali che preservino la dimensione relazionale del paziente, valorizzando l’ambiente domiciliare come luogo privilegiato nelle fasi finali della vita.
LA SOLITUDINE NEL PAZIENTE ONCOLOGICO TERMINALE RILEVATA NEGLI HOSPICE E A DOMICILIO: uno studio osservazionale trasversale
DE GREGORI, MARIAELENA
2024/2025
Abstract
Introduzione: Nel fine vita, i pazienti oncologici affrontano cambiamenti profondi, come il declino fisico, la riduzione delle reti sociali e la consapevolezza della morte, che possono generare forme di solitudine sociale, emotiva ed esistenziale. Studi evidenziano che, una volta compresa la prognosi, alcuni pazienti tendono all’isolamento o a limitare le interazioni solo a pochi momenti significativi. La solitudine è spesso legata all’assenza di visitatori e può essere influenzata dalla qualità delle relazioni familiari e dalla condivisione della prognosi. Si tratta di un vissuto soggettivo e doloroso, che aggrava il rischio di provare disperazione, ansia e sensazioni di vulnerabilità. Obiettivo: Questa ricerca mira ad indagare le caratteristiche e la diffusione della percezione di solitudine tra i pazienti oncologici terminali assisiti a domicilio o in hospice. Materiali e Metodi: È stato somministrato dal personale infermieristico un questionario a una popolazione di pazienti oncologici in fase terminale, seguiti da AVAPO e presso un hospice di una struttura privata. Lo studio, di tipo osservazionale, ha raccolto dati quantitativi sulla solitudine percepita e su possibili determinanti di salute correlati. Risultati: Dall’analisi dei dati è emersa una differenza significativa tra i due contesti: i pazienti in hospice hanno riportato livelli di solitudine percepita superiori rispetto a quelli assistiti a domicilio. Tra le variabili indagate non sono emerse altre relazioni significative. Tuttavia, la frequenza delle visite familiari si è rivelata un possibile fattore di mitigazione della solitudine, pur senza raggiungere la significatività statistica. Discussione: I risultati suggeriscono che il contesto assistenziale incida sulla percezione della solitudine, con l’ambiente domestico che favorisce una minore sensazione di isolamento. La presenza costante dei familiari, in particolare, sembra avere un impatto positivo, soprattutto nei contesti come l’hospice. Conclusione: Il luogo di cura e la qualità delle relazioni sociali e familiari emergono come elementi centrali nella percezione della solitudine nei pazienti terminali. Nonostante il numero limitato di contesti coinvolti rappresenti un limite, lo studio offre spunti di riflessione sull’importanza di promuovere modelli assistenziali che preservino la dimensione relazionale del paziente, valorizzando l’ambiente domiciliare come luogo privilegiato nelle fasi finali della vita.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/97326